Un’utile invenzione

man-reading-old-bookChi ha questo maledetto vizio di leggere sa bene come il tempo a disposizione non sia mai abbastanza. Il desiderio di avvicinarsi a testi sconosciuti, di cui magari si è avuto notizia per puro caso, magari carpendo qualche brandello di conversazione in un bar o durante una cena di lavoro, sembra attanagliare ogni lettore. Chi, vedendo la biblioteca sterminata nella quale si aggirava Umberto Eco, come in un labirinto, non ha desiderato di possedere tutto quel patrimonio intellettuale e di conoscenza di cui il semiologo bolognese era carico?

Si tratta, a ben vedere, di un desiderio fine a se stesso. Infatti personalmente, se avessi a disposizione centinaia di migliaia di libri, superata un’iniziale gioia infantile o brama di possesso, in concreto non saprei che farmene di tutti quei volumi e finirei per leggerne solo una minima parte, limitandomi a spolverare gli altri, senza avere neppure la possibilità di sfogliarli.

Ho oggi poco meno di cinquant’anni e, pur immaginando di non avere d’ora in poi nient’altro da fare che leggere e ipotizzando una biblioteca che potremmo definire normale, volendo indicarne, con l’uso di questo aggettivo, una contenente volumi di mole e complessità variabili, potrei arrivare, credo, a leggere mediamente e nella più rosea delle previsioni, non più di un libro ogni due giorni. Secondo uno studio condotto dalle Nazioni Unite nel 2014, l’aspettativa di vita di un uomo della mia età supera di poco gli ottanta anni. Fatti due conti, nelle condizioni date, non riuscirei a leggere per intero da questo momento in avanti più di cinquemila libri. E gli altri? E tutte le centinaia di migliaia di opere meritevoli che sicuramente esistono e che attendono solo di venir lette? Chi non ha sognato almeno una volta di poter dire, come Stéphane Mallarmé, «La carne è triste, ahimè! e ho letto tutti i libri»?

Oltre a chi lo fa per piacere, ci sono anche professioni che richiedono per loro natura una cultura superiore alla norma e comunque una capacita di approccio alla lettura quasi impossibile da raggiungere. Penso naturalmente a quelli che vengono (o venivano) definiti “studiosi”, con un senso vagamente poetico del termine, ma che poi sono uomini come gli altri e pur avendo, certo, una dedizione particolare nei confronti dello scibile, devono tuttavia conciliare i tempi della lettura con quelli della vita, come ciascuno di noi. Ci sono poi professori universitari, medici, giuristi, insegnati e, insomma, tutti coloro che per lavoro devono continuamente entrare in contatto con conoscenze e normative sempre nuove, che si aggiornano quotidianamente. Credo siano pochi quelli che dopo una giornata di lavoro abbiano il tempo per dedicarsi alla lezione del giorno dopo o all’arringa da tenere in tribunale o alla conferenza da sostenere, senza dover sottrarre momenti importanti alla famiglia, ai figli o al loro gatto.

Ho spesso affrontato questi argomenti con Efrem Santoli.

men_vintage_bicycle_museum_6Efrem Santoli è un inventore che abita nel palazzo di fronte al mio. Nel corso di oltre quaranta anni di attività ha messo insieme una collezione quasi infinita di prototipi che continua a registrare alla SIAE nella speranza di riuscire a venderne qualcuno. Le sue idee sono molto spesso originali e direi bizzarre e sommamente inutili ma non per questo prive di una certa genialità. L’ultima, che è quella che mi interessa particolarmente e che in un certo modo mi sento di poter considerare anche mia, mi sembra davvero brillante e originalissima anche se credo necessiti ancora di test approfonditi sull’uomo, dopo che i primi esperimenti fatti su cavie si sono rivelati non solo innocui (cosa alla quale Efrem Santoli, essendo un fervente animalista, tiene molto), ma anche estremamente incoraggianti. Andiamo comunque per ordine.

Circa un anno fa il mio vicino, che di professione fa il barbiere, affrontando la questione che ho fin qui cercato di riassumere, raccolse le confidenze di un suo cliente, il Professor Tamburri, il quale si lamentava, come spesso capita agli accademici, proprio di ciò che ci interessava, ovvero di non avere tempo sufficiente e un’aspettativa di vita tale da permettergli di leggere tutto ciò che desidera e così poter ampliare la propria già notevole cultura. «A dire il vero – si era confidato Tamburri – tra noi cattedratici esiste anche una specie di agonismo continuo che ci spinge a voler trionfare sugli altri contendenti. È cosa normale che ognuno, quando incrocia un collega (preferibilmente della stessa materia), magari in uno di quei lunghi corridoi della facoltà, si rivolga al primo ignaro passante (o in alternativa finga di avere una telefonata in corso) e a voce insolitamente alta enumeri i libri che sta leggendo o ha appena finito di leggere, decretandone  pubblicamente l’assoluta imprescindibilità.»

s-l300«Il docente universitario è per sua natura, oltre che vanitoso, anche assai suscettibile e insicuro circa il suo reale valore ed è perciò semplicissimo ferirlo nell’orgoglio. Giunto a casa, se ne lamenterà con la moglie o con la mamma (spesso i più ambiziosi non sono sposati e vivono ancora con i genitori, ormai vecchissimi), che lo consolerà, spronandolo a raccogliere la sfida che gli è stata appena lanciata e a gettarsi a capofitto nella lettura. Si tratta, come è evidente, di un circolo vizioso: il povero professore, già in gran difficoltà per il proprio daffare si troverà sovrastato da una mole aggiuntiva di lavoro e la depressione, solitamente dietro l’angolo, prenderà il sopravvento.».

A seguito di tali confidenze e delle nostre personali riflessioni, il Santoli ed io ci siamo a lungo ingegnati per trovare una soluzione in grado di alleviare le pene del povero docente e di ogni lettore onnivoro. Dopo vari tentativi, tutti fallimentari, Santoli è finalmente giunto ad un prodotto che mi pare molto interessante. Si tratta, per farla breve, di una pomata dai risultati che senza remora definirei sorprendenti. In una confezione delle dimensioni di un comune tubetto di maionese (che deve essere necessariamente consumato in una unica seduta e quindi spremuto fino alla completa fuoriuscita di tutto il suo contenuto), è inserito, secondo una modalità che per ovvie ragioni non posso divulgare, il contenuto di un romanzo in edizione integrale, completo di note, prefazione, postfazione, indici, bibliografia e quant’altro. Ma come si utilizza un simile prodotto? Semplicissimo: prima dell’uso è necessario detergere energicamente l’epidermide in ogni sua parte; la pomata, che ha la consistenza di un gel ed è completamente inodore e incolore dovrà essere applicata su tutto il corpo, massaggiando energicamente, fino al completo assorbimento. Nel giro di pochi minuti (il bugiardino ne indica circa dieci ma di solito non ne occorrono più di sei per un volume sotto le duecento pagine), si avrà la piacevole sensazione di aver letto il libro in oggetto, avendone assimilato concetti e temi come se ci si fosse serviti di metodi tradizionali. Sia ben chiaro che questo non impedisce assolutamente alla persona sottoposta al trattamento di leggere contemporaneamente e in modo tradizionale un altro libro. Anzi, questo è assolutamente auspicabile, in quanto impedisce al paziente la perdita di quello che comunemente si chiama il piacere della lettura. L’uso della pomata, infatti, non crea la gradevole sensazione che prova di solito chi ama la lettura nel momento in cui l’atto si compie. Si avrà infatti solo la sensazione, anch’essa piacevole, ma diversa, di avere già letto il libro e di averlo assimilato in ogni sua parte.

 

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Il disegno è di Silvia Beneforti (grazie!)

Efrem ha adesso allo studio ulteriori formule, più semplici. Infatti la pomata di cui ho parlato, necessita di una certa attenzione. Come ho detto è necessario fare una doccia prima dell’applicazione e nel caso in cui si vogliano fare molte applicazioni nell’arco della giornata, questo può rappresentare un problema. Inoltre il tubetto deve essere interamente spremuto: è capitato che alcuni pazienti, specialmente anziani, abbiano lasciato parte della sostanza all’interno del contenitore e per questo abbiano la fastidiosa sensazione di aver saltato qualche paragrafo qua e là, con risultati evidentemente negativi. Inoltre, se si tratta di opere particolarmente corpose, come l’Ulisse di Joyce o Guerra e Pace di Tolstoj, potrebbero essere necessari due tubetti se non tre e questo renderebbe meno agevole il trattamento (oltre che assai costoso).

Una soluzione è rappresentata sicuramente dalla versione in pillole, molto più pratica. Infatti non è necessario assumere il trattamento a casa (come per la pomata), ma questo può essere fatto anche per strada o addirittura in autobus. Unica precauzione da prendere particolarmente sul serio: alcuni titoli, specie se romanzi, assunti lontano dai pasti possono indurre giramenti di testa e perdite di equilibrio. Non ci sono invece controindicazioni per le donne in stato di gravidanza.

Per quanto riguarda opere che abbiano un numero di pagine particolarmente elevato (penso all’immancabile Alla ricerca del tempo perduto o a quei tomi che raccolgono in sé l’intera opera di scrittori o poeti e che per questo superano spesso e di gran lunga le mille pagine), Efrem Santoli sta lavorando ad una versione in supposte, che potrebbe in un sol colpo risolvere molti problemi.

Sergio Salabelle

Letti di Notte 2016

Sergio ed io siamo ancora sottosopra. Letti di Notte ogni volta è un’avventura che ci 13432344_1139871336075871_1108949894405021884_n.jpgsconvolge e frastorna e riempie di gioia e di beltà. Tante emozioni accompagnano quella serata particolare. Tanto impegno tanta passione tanta energia.

Oggi siamo latitanti ma non potevo non ringraziarvi tutti, uno per uno, per essere stati con noi.


Tirez sur le Graphiste
per primo, che ogni volta che ci manda una locandina, rimaniamo talmente stupiti da dover buttare fuori l’aria dai polmoni. Grazie 01-LDN2016-A4.jpgper averci permesso di ospitare i tuoi Esercizi di Respirazione (se passate dalla libreria, le sue fantastiche immagini saranno ancora in mostra e in vendita, per tutta l’estate!)

Leonardo Gori e Divier Nelli, due scrittori sempre disponibili, gentili e preparati. Grazie per il vostro tempo, la vostra compagnia e la vostra preziosa amicizia.

Igor Beneforti dell’Associazione Fumetti e Cartoons, che ci ha incuriosito con le sue domande sui fumetti, ha fatto risaltare la passione di Leonardo Gori e ha reso evidente come la nostra ignoranza in materia vada colmata. Anche se, giuro!, lo sapevo che Eta Beta mangiava arancini e non palline di naftalina! Dovremo organizzare un corso tipo l’ABC del fumetto. Igor, preparati!!!

Le blogger migliori del mondo: Elisa Lucchesi, in arte Elisabetta Inghirami, che non ci fa mai mancare il suo sostegno,

Beatrice Tomasi, The Buzzing Page, che ha inondato twitter con tutte le nostre attività, neanche avesse un muro di casse al posto del tablet!, Diana D’Ambrosio, che ci ha seguiti da lontano nonostante avesse mille altri impegni.

La cake designer migliore del mondo! Le torte di Sabrina che ogni volta prepara torte troppo belle per poter essere mangiate, troppo buone per non esserlo!

ClRLR94WYAAjlWj-1.jpgE poi tutti gli amici che hanno partecipato, amici storici come Serena, sempre disponibili ad aiutare come la fantastica Diana, amici che hanno bisogno di una pausa sigaretta e che danno il ritmo alle nostre serate anche solo con la loro presenza (Silvia, Paolo, sto parlando di voi!), Luca che è sempre ricco di aneddoti e di un sacco di cose interessanti da raccontare, e poi Anna Maria (grazie per la tua lettura!) e Maria e Sandra e Catiuscia (si scrive così?) e Beatrice ancora, librai per una sera, che in tre minuti ci hanno proposto i loro libri del cuore… e ancora una volta ha ragione Anna: in nessuna libreria del mondo viene citato Manganelli così tanto come nella nostra! Grazie a Alessia e Samuele per aver portato Gaudi: che festa è senza il vostro adorabile bassotto!!! E grazie per il bellissimo cuscino e la bellissima lanterna. Grazie a Caterina che non si dimentica mai di noi, e a Roberto che è stato il primo ad arrivare. Ad Ambra che temevo non ci fosse e che invece, che bella sorpresa!
E a Silvia che con Sandy ha passato quasi tutta la serata sugli scalini davanti alla libreria, a Maira e Gaetano che bella improvvisata, ai librai della Centrolibro di Scandicci per aver trascorso il loro tempo con noi. Sarebbe meraviglioso se nascessero delle belle amicizie tra i librai: quante idee e quante esperienze e quanti progetti potremmo condividere!!! E a Maurizio, amico storico, e a Stephanie, la nostra insegnante di francese, che non manca mai le occasioni importanti.

Grazie a Renzo e alla sua simpatica faccia da schiaffi. A Cristina, già impegnata altrove, ma che è riuscita comunque ad esserci. Grazie a Lorenzo che è arrivato per ultimo, ha ingiustamente vinto un bellissimo libro, ma che con la lettura del Poema dei Lunatici, alla fine se lo è pure guadagnato.

13473864_10208082312487913_1864647516_n.jpgUn grazie speciale non può non andare agli amici di Letti di Notte e di Letteratura Rinnovabile, per il loro impegno a favore delle librerie indipendenti e per il loro incredibile entusiasmo.

Eravate tanti ieri sera e io vorrei ricordarmi di tutti.

Devo fare i conti con tutte queste emozioni, ma per ora grazie a tutti, proprio tutti.

Lo so, è un post lunghissimo, ma quando si ha a che fare con i sentimenti, è difficile essere sintetici.

È stato un giorno di festa. Grazie per averlo vissuto con noi.

 

Ossa, cervelli, mummie e capelli

Sabato 11 giugno alle 18 Antonio Castronuovo sarà ospite della  Libreria Indipendente Les Bouquinistes (via dei Cancellieri, 5 a Pistoia) per parlare del suo libro Ossa, cervelli, mummie e capelli (Quodlibet – Compagnia Extra, 2016).
Insieme a lui il libraio si divertirà a esplorare lo strano, originale, assurdo mondo delle “reliquie profane”.
01-CASTRONUOVO-A4-a0019Cosa hanno in comune il cranio di Mozart e il cervello di Einstein? la mummia di Lenin e quella di Jeremy Bentham? i capelli di Beethoven e il pene di Napoleone? lo scheletro di Cartesio e il dito indice di Galileo? Semplice: sono tutte «reliquie profane», pezzi anatomici di personaggi celebri che costituiscono la controparte laica delle tante reliquie sacre.

In dieci racconti veritieri, il libro tratta un tema originale per l’editoria italiana: la permanenza di questi pezzi organici, e i prodigiosi tragitti che hanno compiuto in secoli di storia, da un istituto all’altro, da un collezionista all’altro, da un ladro all’altro.
Vicende reali e un po’ forsennate, grottesche e curiose, che hanno trovato la loro finale magnificenza nei corpi plastinati, tecnica mediante la quale ognuno può diventare reliquia di se stesso.

Antonio Castronuovo è scrittore e traduttore. Tra i suoi saggi Macchine fantastiche (2007), Ladro di biciclette: cent’anni di Alfred Jarry (2008), La vedova allegra: storia della ghigliottina (2009), Alfabeto Camus (2011), Aforismi del Novecento (2015).

La locandina è di Tirez sur le Graphiste

Per info: 0573 1780084 oppure 328 7432522

e-mail: lesbouquinistes@libero.it

Buchi – Ugo Cornia a Les Bouquinistes

Sabato 4 giugno alle 18, lo scrittore Ugo Cornia sarà ospite della Libreria Indipendente Les Bouquinistes (via dei Cancellieri 5 a Pistoia), in occasione dell’uscita del suo ultimo romanzo, Buchi (Feltrinelli, 2016). Ne parla con lui, Paolo Albani.

Locandina CorniaAprire un cassetto, una scatolina rossa, una bella cassapanca coi piedi di leone, un’angoliera – tutti oggetti che stavano nella vecchia casa di famiglia – e trovarci dentro “un richiamo come all’indietro”. Un richiamo a un passato ricevuto in eredità ma di cui il cinquantenne Ugo ha solo pochi ricordi: la casa di Guzzano, un tempo piena di vita ma già vuota dopo la sua nascita, già solamente casa di vacanze, e poi la zia Bruna, la zia Maria, la zia Fila, il nonno, lo zio Peppo, lo zio Arrigo… Di fronte a questo vuoto, a questo buco impossibile da riempire ma che è ormai necessario attraversare, Ugo non può che inventarsi il proprio modo per creare un piccolo centro d’ordine in mezzo alle forze del caos. E il mondo che si inventa è raccontare. Allora ecco che dal passato sorgono frammenti, piccole avventure, le corse in macchina con il nonno, l’aia di notte, il favo dei calabroni nel sottotetto, la prima volta a far l’amore alla falsa diga del Limentra, vasi in penombra, frasi che ritornano, che non si è mai finito, sembra ieri, forza e coraggio. Ma soprattutto emozioni, piccole angosce, malinconie, un po’ di sollievo. Sennonché chi racconta ha l’abitudine di evitare, di scantonare, di slaterare, perciò alle emozioni sigillate dentro a quei cassetti antichi si avvicina piano e slaterando, appunto, parlando di chi ha conosciuto appena per arrivare infine alla perdita dei genitori: allo smantellamento degli affetti più cari. E altri smantellamenti ci saranno ancora, nell’universale e continuo smantellamento di tutte le cose.Con una comicità intrisa di nostalgia, Ugo Cornia affronta il mistero grande delle emozioni attraverso un romanzo nutrito di scarti spiazzanti e docili riprese, restituendoci le contraddizioni e le seducenti insensatezze del nostro mondo interiore.
 
Ugo Cornia è nato nel 1965 a Carpi e ha sempre vissuto a Modena.  Tra le altre cose ha pubblicato con Sellerio “Sulla felicità a oltranza” (1999), “Quasi amore” (2001), “Roma” (2004), “Le pratiche del disgusto” (2007), con Quodlibet “Sulle tristezze e i ragionamenti” (2008), con Feltrinelli “Le storie di mia zia” (2008), con Marcos y Marcos “Sono socievole fino all’eccesso (vita di Montaigne)” (2015).
La locandina è di Tirez sur le Graphiste
Per info: 0573 1780084 oppure 328 7432522
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Nada!

In occasione dell’uscita del suo ultimissimo romanzo “Leonida” (Atlantide, 2016), Nada Malanima sarà ospite della libreria indipendente Les Bouquinistes in via dei Cancellieri 5 a Pistoia venerdì 13 maggio alle 18.
A conversare con lei Simone Caltabellota direttore editoriale della casa editrice.
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Una ragazza attraversa la vita allontanandosi dalla propria famiglia, da un’infanzia in cui non ha avuto amore, da una madre che non ha saputo né voluto esserle madre,  da un uomo e poi da una donna che hanno avuto il suo corpo ma non il suo cuore, da una figlia non desiderata, dal proprio Paese, dal proprio nome e anche da se stessa.

Leonida vive ogni cosa come una statua di marmo, nulla la scuote davvero, nulla che le accada la spezza o l’illumina, semplicemente lei non riesce a sentire, a aderire al mondo degli altri, almeno fino a quando un regalo inaspettato, che forse non voleva neppure essere tale, la porterà ancora più lontano, a affrontarsi  e infine a riconoscersi, quando tutto invece sembra avere perso di senso e l’amore essere sparito per sempre.

Soltanto allora forse imparerà ad essere figlia, madre, amante, imparerà veramente la morte e la vita che ricomincia, sempre.

La locandina è di Tirez sur le graphiste (alias Enrico Anzuini)

“Non mi sono mai sentita giovane, e adesso non mi sento nemmeno vecchia, e cammino, cammino tante ore al giorno, ho il mio da fare qui. Ora le stagioni scappano al galoppo di un puledro impazzito, e le ossa mi fanno sempre più male, ma non ci bado, non ho mai ascoltato il mio corpo, continuo a faticare lo stesso, lo metto alla prova e fino adesso ho avuto la meglio io. Se penso alla mia vita, dopo tutto mi sento ancora leggera”

Alice nel paese delle meraviglie

Giovedì 12 maggio alle 21 alla libreria indipendente Les Bouquinistes in via dei Cancellieri 5 a Pistoia si festeggerà Alice nel Paese delle Meraviglie. Siete proprio sicuri di sapere tutto su di lei? A 150 anni dalla pubblicazione, l’appassionata Francesca Matteoni, il “fumettologo” Igor Beneforti e la traduttrice Anna Rusconi ci faranno vivere un’avventura e ci racconteranno tutto ma proprio tutto sul Bianconiglio, sullo Stregatto, sul Cappellaio Matto e naturalmente su Alice e su Lewis Carroll.

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Un viaggio avventuroso: dall’impresa della traduzione di un testo così ricco di giochi di parole ai disegni che raffigurano il racconto, dalle primissime immagini disegnate da Lewis Carroll perché “A che serve un libro senza dialoghi né figure?” alle tante, tantissime ispirazioni che Alice non smette mai magicamente di suscitare.

La locandina è di Tirez sur le graphiste

info: lesbouquinistes@libero.it oppure 0573 1780084

Un problema con mia madre

Ogni sera, verso le sei, quando esco dall’ufficio, prima di rientrare a casa passo a fare una breve visita a mia madre. Da circa undici mesi, da quando è morto suo marito (mia madre si è risposata cinque anni fa, poco dopo la scomparsa di mio padre), è ospite in una casa di riposo per anziani, dove viene accudita da personale altamente qualificato. Non sta male, ha solo bisogno di qualcuno che si prenda cura di lei. Ultimamente ha cominciato a manifestare qualche problema con la memoria a breve termine e questo le comporta piccoli inconvenienti nella vita quotidiana.

L’avevo invitata più volte a venire a vivere da me che ho una casa grande dove  abito da solo. Il fatto di non essermi mai voluto sposare mi ha permesso di mantenere una certa indipendenza, alla quale potrei rinunciare solo per motivi gravi. Le esigenze di mia madre, però, vengono prima della mia stessa libertà. La sua presenza, poi, non mi avrebbe creato alcun disturbo e anzi la sua compagnia sarebbe potuta essere di grande aiuto anche per me, che tendo a soffrire di una certa malinconia che, in alcuni momenti dell’anno, specie in occasione di qualche festività o di una ricorrenza particolare, può rasentare persino la depressione. Mia madre non ha un carattere facile, è una donna caparbia, a tratti cocciuta e che tiene talmente alla propria autonomia da non voler correre il rischio di dipendere da un familiare, neppure se si tratta del suo unico figlio. È stata lei, un giorno, a dirmi che aveva deciso di andare a vivere all’Istituto Sant’Antonio, una casa tenuta da suore, ma con uno staff medico di primissimo livello. Si tratta, l’ho verificato personalmente, di una struttura dotata di ogni confort e molto costosa. Per sua fortuna mia madre non ha problemi economici, avendo ereditato il patrimonio del suo secondo marito, un industrialotto di provincia, pieno di soldi, mai sposato prima e senza parenti prossimi a cui lasciare i suoi beni. Io, col mio impiego modesto non avrei mai potuto mantenerla al Sant’Antonio, questo è certo. Ho dovuto quindi, mio malgrado, accettare questa sua decisione, non perché non volessi tenerla con me, ripeto, ma solo perché non mi era possibile fare diversamente.

LostBuildings18Di solito, quando arrivo al Sant’Antonio, sono abituato a parcheggiare vicino al giardino perché è lì che mia madre passa le prime ore del pomeriggio, quando la stagione lo permette. La scorgo, da lontano, sulla terza panchina da sinistra, con la chioma che ancora conserva qualche capello nero tra i molti bianchi, china sulle pagine di un libro. Ama molto leggere e io le porto sempre dei libri che compro apposta per lei. Anche oggi ne ho con me uno e non vedo l’ora di darglielo. Mi piace vedere il suo viso illuminarsi e i suoi occhi, come quelli di una ragazzina, cercare con curiosità di intuire, da una semplice occhiata alla copertina, di che libro si tratti. È questo un vezzo che le è rimasto dai tempi passati, visto che adesso non le capita più di andare in libreria. Fino a non molti anni fa, questa era una cosa che faceva quasi ogni giorno. Tornando a casa da scuola (mia madre è stata un’insegnate di latino e greco) si fermava alla libreria Santoli, in piazza, a guardare la vetrina. La scena si ripeteva sempre uguale: il librario, Giorgio, la vedeva e usciva per salutarla.

– Professoressa – le diceva – entri, vorrei farle vedere alcune novità che sono certo possano interessarla.

– Ma no, Santoli – gli rispondeva mia madre, che era stata sua insegnate molti anni prima – tu vorresti vendermi un libro ogni giorno, ma io non sono così svelta a leggerli. Comunque – aggiungeva, entrando nel negozio – fammi vedere cosa hai di così imperdibile.

Allora Santoli le mostrava tre o quattro romanzi e uno o due titoli di poesia. Se non riusciva a convincerla, calava l’asso, ovvero un saggio storico al quale mia madre non avrebbe saputo rinunciare.

Adesso sono io, che non leggo se non un giallo durante l’estate, a passare da Santoli e a farmi consigliare un libro in grado di soddisfare le attese di mamma. Giorgio, forse per scaramanzia, ogni volta mi dice che posso riportarlo, se alla professoressa non dovesse andar bene. Finora non è mai successo.

Oggi però non l’ho vista. Non era, come al solito, seduta sulla sua panchina preferita, la terza, partendo da sinistra. Immaginando che fosse nella sua camera o magari nella stanza comune, magari a giocare a carte, come faceva a volte, ho cominciato a cercarla per tutto l’Istituto.

«Buonasera Suor Clara, ha visto mia madre? Non riesco a trovarla», chiedo affacciandomi alla portineria.

Suor Clara mi invita a chiedere all’ultimo piano, in Segreteria. Lassù sanno tutto, mi assicura.

nurses-1800Appena mi presento ho come la sensazione di essere atteso. Angela, la segretaria, una donna  dall’aspetto un po’ dimesso ma con un sorriso dolcissimo, l’unica laica a lavorare nell’Istituto, mi chiede di attendere, prima ancora che io possa parlare. Alza il telefono e annuncia la mia presenza. Mi guardo intorno. L’ufficio di segreteria ha lo stesso aspetto mesto e triste di Angela, ma proprio come lei, ha qualcosa di accogliente che non riesco ad identificare immediatamente. La donna mi invita ad accomodarmi in Direzione. La stanza del direttore è enorme e arredata con mobili robusti e pesanti di un color legno scuro che le conferiscono un aria austera, quasi severa. Dietro la scrivania, stranamente, non c’è il direttore della struttura, Padre Luigi, che siede invece su un divanetto a due posti, sistemato sul lato sinistro dell’ufficio, ma il direttore sanitario, Vitelli, che mi accoglie con un sorriso tirato e la gestualità un po’ impacciata che avevo già notato nel nostro primo e unico incontro, che risale ormai a quasi un anno fa. Nonostante il sorriso, la sua faccia è triste e lo sguardo inespressivo, tipico del burocrate di mezza età. La cravatta a pois piccolissimi attira immediatamente la mia attenzione e mentre la osservo avverto la sensazione che possieda un oscuro potere ipnotico.

Il professor Vitelli, col tono stridulo della sua voce, mi invita ad avvicinarmi e a sedermi in una delle poltrone posizionate davanti alla grande scrivania. Sul ripiano, completamente sgombro, salvo pochissimi oggetti di cancelleria assolutamente indispensabili, noto solo una vecchia foto incorniciata che immagino ritragga Padre Luigi da giovane, magari al seminario, e una bottiglia di acqua minerale contenente un liquido giallastro e denso che sul momento non riesco ad identificare.

«L’ho fatta entrare – mi dice Vitelli con lo sguardo bovino rivolto verso degli incartamenti che finge di computare – per darle una notizia che non le risulterà, temo, gradita. Devo infatti dirle – mi apostrofa prima che possa intervenire in alcun modo – che sua madre ha avuto un problema.»

«Un problema? Posso sapere di che si tratta?»

«Le dico subito che l’Istituto non c’entra in questo e che, pur essendo a sua totale disposizione per qualunque esigenza lei possa manifestare, la nostra struttura è assolutamente estranea ai fatti. Anzi, ho qui un modulo standard che la inviterei a compilare in ogni sua parte…»

«Un modulo, dice? Non capisco. Dov è mia madre, posso vederla?»

«Sua madre, veda Baroni, sua madre… si è liquefatta»

«Liquefatta?» gli faccio eco io piuttosto perplesso.

«È stato il nostro direttore ad accorgersene. Facendo il giro delle camere per dare la benedizione del mattino, ha notato che la signora non era a letto, e che una chiazza di liquido giallastro si trovava vicino al lavabo della camera. Probabilmente, quando tutto è successo, sua madre stava facendo la toilette.»

«Scusi, che intende esattamente per liquefatta?»

Vitelli allunga il braccio e prende la bottiglia, mettendola al centro della scrivania.

«Beh, guardi che si tratta di un fenomeno raro, ma che può capitare.»

«Onestamente, è la prima volta che ne sento parlare»

«Beh, questo dipenderà forse dal fatto che la gente non parla volentieri dei fatti propri. E poi, come le ho detto, si tratta di un fenomeno molto raro. Comunque sia, questo non è assolutamente il primo caso. Anzi, si tratta di una patologia assai nota. Pensi che anche Nino Bixio si era liquefatto.»

«Nino Bixio? Che c’entra Nino Bixio?»

Il professor Vitelli mi guarda ma non risponde.

«Può portarla a casa, a questo punto», mi dice osservando mestamente la bottiglia.

«Quindi mia madre è morta»

«Ma no, che dice? Può sentirla. Sua madre sta benissimo ed è perfettamente cosciente e in grado di intendere e di volere. Si tratta solo di una mutazione di stato che, benché irreversibile, non rappresenta né un miglioramento né un peggioramento nel quadro clinico della paziente. Nulla è cambiato. Lei potrà continuare a parlarle e ad avere delle relazioni con sua madre, come se fosse allo stato solido. Le prenda, magari una bottiglia più adeguata, in cui possa stare meglio. L’umore è importante, in questi casi. Vedrà che il vostro rapporto, seppur mutato, potrà dare ad entrambi delle soddisfazioni notevoli. Altro che morta. Pensi che il Foscolo ha composto, essendo ridotto allo stato liquido, come sua madre, numerose poesie e alcune persino degne di nota. Cerchi di entrare in contatto con lei e vedrà che tutto si risolve.»

«Devo conservarla in frigo?»

«Ma certo che no, mica stava in frigo sua madre, prima. Magari, ogni tanto, tipo una volta ogni quindici giorni, agiti il contenuto in maniera da evitare che si formi del residuo sul fondo.»

Arrivato a casa, servendomi di un imbuto, ho travasato mia madre in una bottiglia che le piace molto e che ho comprato alcuni anni fa, durante una gita che abbiamo fatto insieme a Venezia. Si tratta di un contenitore in vetro di Murano, per liquore, e benché mamma sia totalmente astemia, sono certo che si sentirà perfettamente a suo agio in questa sua nuova dimora.

L’ho appoggiata momentaneamente in una vetrina che tengo in salotto, e dove conservo solitamente piatti e bicchieri del servizio buono, avendo l’accortezza di lasciare aperta l’anta dietro alla quale si trova. Poi mi sono seduto sulla poltrona e ho cominciato a leggere ad alta voce il romanzo che avevo scelto per lei.

Sergio Salabelle