Umorismo involontario

01-albani-a4-a001-1Sabato prossimo, 17 settembre, alle 18 ospitiamo in libreria Paolo Albani, col suo nuovo libro, Umorismo involontario, pubblicato da Quodlibet, nella prestigiosa collana Compagnia Extra, curata da Ermanno Cavazzoni e Jean Talon. Sarà veramente un piacere ospitare Paolo Albani, perché è un artista e uno scrittore che stimiamo molto e di cui ammiriamo sinceramente le opere e gli scritti, ma anche perché Paolo è un amico. Lo è diventato, negli anni, come lo diventano, spesso, i frequentatori di una libreria. I suoi suggerimenti e i suoi consigli, le sue brillanti trovate sono stati per noi un grande aiuto. Tempo fa si propose, ovviamente scherzando, di diventare il nostro “direttore artistico”. Anche quel suo scherzo ci ha fatto crescere, come libreria, stimolandoci ad affinare le nostre scelte e aiutandoci a trovare la nostra strada. Se a Les Bouquinistes sono passati e continuano a passare scrittori che amiamo e che ci piacciono, lo dobbiamo, credo, anche al suo incoraggiamento. Non è sempre facile trovare una propria “linea editoriale”.

Per questo e per molti altri motivi, sarà un piacere, sabato prossimo, ospitare il suo nuovo libro, che si intitola, come ho detto, Umorismo involontario. Per rendergli onore, avevo pensato ad una finta gaffe: avrei potuto presentalo come “Onanismo involontario”, che sarebbe stato, secondo me, un bell’esempio di umorismo involontario, ma poi ho pensato che mi sarei vergognato di farlo e, allora, l’ho scritto. 

La locandina è di Tirez sur le graphiste

per info: lesbouquinistes@libero.it oppure 0573 1780084

Fisiologia del flâneur, incontro con Antonio Castronuovo

Venerdì 9 settembre alle 18 alla libreria indipendente Les Bouquinistes, in via dei Cancellieri 5 a Pistoia, Luca Lupori incontra Antonio Castronuovo curatore di Fisiologia del flâneur di Louis Huart (Stampa Alternativa, 2016) in prima mondiale.

Passeggiatore ozioso, distaccato indagatore della folla, il flâneur è una tipica figura apparsa a inizio Ottocento lungo i boulevards e i passages di Parigi, città che oltre a dargli vita volle anche dipingerne i caratteri.
Lo fece la prima volta nel 1841 con questo grazioso libretto che narra con stile umorale e svagato chi era e come viveva “la sola persona davvero felice” (Balzac).
Buone gambe, udito fine e vista acuta sono le sue qualità.
Ma il flâneur è oggi qualcosa di più: l’ultimo sogno di libertà dalla gabbia della burocrazia planetaria.

Antonio Castronuovo (1954) è scrittore e traduttore; vive a Imola. Tra i suoi saggi Suicidi d’autore (2003), Macchine fantastiche (2007), La vedova allegra: storia della ghigliottina (2009), Alfabeto Camus: lessico della rivolta (2011), tutti presso Stampa Alternativa.Ha curato Nebbia di Miguel de Unamuno (Rizzoli bur, 2008), L’incendio e altri racconti di Irène Némirovsky (Stampa Alternativa, 2013), Il cervello non ha pudore di Jules Renard (Stampa Alternativa, 2014), Nuove invenzioni e ultime novità di Gaston de Pawlowski (Stampa Alternativa, 2015). Recentemente è uscito Ossa, cervelli, mummie e capelli (Quodlibet, 2016).

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«Il cappotto sembra sia stato inventato apposta per il flâneur. Grazie a questo abito comodo, forgiato nella forma di un sacco, il flâneur può tranquillamente mettere ambo le mani in tasca e intrufolarsi in ogni affollamento, anche il più fitto e più scomposto, senza temere che un vicino curioso giunga a sondare i misteri di quelle medesime tasche. Il cappotto ha ridotto in maniera prodigiosa i borseggi; sapete bene che è stato così denominato il genere di attività che consiste nel saper cavare da ogni tasca i foulard, le tabacchiere, i binocoli portatili, ecc. ecc. È però anche vero che se il cappotto ha eliminato in gran parte il borseggio, per contro ha fatto aumentare di parecchio i furti abbinati a omicidio: poiché non possono più semplicemente sondare le sue tasche, i solerti borseggiatori si sono visti costretti a spogliare completamente il flâneur notturno, e siccome danno inizio all’operazione strangolando o bastonando la vittima prescelta, se ne conclude che se il cappotto ha le sue comodità, ha anche degli inconvenienti.»

Fisiologia del flâneur, Louis Huart, a cura di Antonio Castronuovo, Stampa Alternativa, 2016

Chi non legge in compagnia o è un hacker o una spia…

«Si scrive soltanto una metà del libro, dell’altra metà si deve occupare il lettore» scriveva Joseph Conrad, mentre su Il malpensante Gesualdo Bufalino rincarava la dose con «Che ci vuole a scrivere un libro? Leggerlo è la fatica» due pensieri che danno alla lettura un’importanza pari o superiore a quella dello scrivere.

Perché questa riflessione? Non è un’altra filippica su quanto in Italia si scrive (tanto, è innegabile) e su quanto poco si legga, ma qualcosa che mi è venuto in mente partecipando ad un’idea che mi ha divertito e appassionato.

La-confraternita-delle-ossa-Paolo-Roversi (trascinato)Sta per arrivare in libreria, esattamente l’otto settembre, una nuova avventura di Enrico Radeschi, il giovane squattrinato giornalista freelance (pagato a cottimo) e hacker piuttosto bravo e audace che si muove per Milano con la sua Vespa gialla canarino del ’74, affettuosamente chiamata Il Giallone. Il libro si intitolerà La confraternita delle ossa, uscirà per i tipi della Marsilio, è una storia gialla o noir che dir si voglia ed è scritta da Paolo Roversi, mantovano di origine ma milanese di adozione.

Roversi ha preceduto l’uscita del suo romanzo con un’iniziativa fantastica. Attraverso i social e i contatti mail ha creato un gruppo di cento persone, cento lettori per essere precisi, che avrebbero letto il suo romanzo in anteprima e che accompagneranno con idee varie, originali e stralunate la promozione de La confraternita delle ossa.

Ne ho voluto far parte anch’io perché la sola idea di poter leggere un libro in anteprima, prima ancora che sia disponibile dal distributore, mi affascina e mi fa sentire speciale, forse perché è un piacere che in pochi (di solito solo gli addetti ai lavori e gli amici intimi di qualche scrittore) possono provare.

In ogni caso, una volta ottenuta la possibilità di far parte dei magnifici cento lettori mi sono ritrovata iscritta in un gruppo facebook segreto insieme agli altri novantanove.

Insomma, gli ingredienti della carboneria o, per essere più precisi, della confraternita ci sono tutti: romanzo in anteprima, gruppo segreto che, per rendere il tutto più suggestivo si chiama, ovviamente, La confraternita dei lettori!

Lo scrittore ormai non si limita più a scrivere “solo” il romanzo; si deve attivare in prima persona a promuoverlo, fosse anche solo per il massacrante tour di presentazioni in giro per l’Italia.

E i cento lettori?

I cento lettori sono qualcosa di più. La lettura non è più passiva e solitaria, ma un confronto attivo e collettivo dove a ognuno di noi, se gli va e gli fa piacere, è chiesto di partecipare in maniera più personale con idee, consigli, elaborazioni grafiche, racconti, recensioni, video, fotografie… e non so che cos’altro salterà fuori, il tutto gestito dall’energico autore che coordina e porta avanti questo bellissimo, interessante e impegnativo progetto.

il gialloneBella l’idea quindi, non da poco l’impegno soprattutto per Paolo Roversi, ma splendida la possibilità di condividere le stesse letture, le stesse esperienze che a ottobre, usciranno dal virtuale per concretizzarsi in un incontro reale a Milano in una cena.

Tra idee, consigli, proposte e dubbi, il gruppo è piuttosto vivace e il confronto un’arma potente. Si imparano aspetti nuovi, si scoprono opinioni interessanti, si sviluppano idee originali.

Alcuni dei cento lettori poi, si sono detti disponibili a leggere tutta la produzione con Radeschi come protagonista e sono entrati a far parte di un ulteriore gruppo segreto, che si chiama, ovviamente Backlist Radeschi. Da La confraternita delle ossa la lettura è proseguita con Blue Tango contenuto all’interno della raccolta La marcia di Radeschi, poi con Il killer di piazzale Dateo, Il delitto dell’Expo, Delitto della stanza chiusa e adesso mi attende La mano sinistra del diavolo

Se volete saperne di più cercate le recensioni che abbiamo disseminato su Amazon, Ibs, Anobii o Goodreads.

E per incontrare il prolifico e simpatico e vulcanico Paolo Roversi, tenetevi pronti perché verrà presto a trovarci in libreria!

E adesso scusate… Radeschi mi aspetta!

Un’utile invenzione

man-reading-old-bookChi ha questo maledetto vizio di leggere sa bene come il tempo a disposizione non sia mai abbastanza. Il desiderio di avvicinarsi a testi sconosciuti, di cui magari si è avuto notizia per puro caso, magari carpendo qualche brandello di conversazione in un bar o durante una cena di lavoro, sembra attanagliare ogni lettore. Chi, vedendo la biblioteca sterminata nella quale si aggirava Umberto Eco, come in un labirinto, non ha desiderato di possedere tutto quel patrimonio intellettuale e di conoscenza di cui il semiologo bolognese era carico?

Si tratta, a ben vedere, di un desiderio fine a se stesso. Infatti personalmente, se avessi a disposizione centinaia di migliaia di libri, superata un’iniziale gioia infantile o brama di possesso, in concreto non saprei che farmene di tutti quei volumi e finirei per leggerne solo una minima parte, limitandomi a spolverare gli altri, senza avere neppure la possibilità di sfogliarli.

Ho oggi poco meno di cinquant’anni e, pur immaginando di non avere d’ora in poi nient’altro da fare che leggere e ipotizzando una biblioteca che potremmo definire normale, volendo indicarne, con l’uso di questo aggettivo, una contenente volumi di mole e complessità variabili, potrei arrivare, credo, a leggere mediamente e nella più rosea delle previsioni, non più di un libro ogni due giorni. Secondo uno studio condotto dalle Nazioni Unite nel 2014, l’aspettativa di vita di un uomo della mia età supera di poco gli ottanta anni. Fatti due conti, nelle condizioni date, non riuscirei a leggere per intero da questo momento in avanti più di cinquemila libri. E gli altri? E tutte le centinaia di migliaia di opere meritevoli che sicuramente esistono e che attendono solo di venir lette? Chi non ha sognato almeno una volta di poter dire, come Stéphane Mallarmé, «La carne è triste, ahimè! e ho letto tutti i libri»?

Oltre a chi lo fa per piacere, ci sono anche professioni che richiedono per loro natura una cultura superiore alla norma e comunque una capacita di approccio alla lettura quasi impossibile da raggiungere. Penso naturalmente a quelli che vengono (o venivano) definiti “studiosi”, con un senso vagamente poetico del termine, ma che poi sono uomini come gli altri e pur avendo, certo, una dedizione particolare nei confronti dello scibile, devono tuttavia conciliare i tempi della lettura con quelli della vita, come ciascuno di noi. Ci sono poi professori universitari, medici, giuristi, insegnati e, insomma, tutti coloro che per lavoro devono continuamente entrare in contatto con conoscenze e normative sempre nuove, che si aggiornano quotidianamente. Credo siano pochi quelli che dopo una giornata di lavoro abbiano il tempo per dedicarsi alla lezione del giorno dopo o all’arringa da tenere in tribunale o alla conferenza da sostenere, senza dover sottrarre momenti importanti alla famiglia, ai figli o al loro gatto.

Ho spesso affrontato questi argomenti con Efrem Santoli.

men_vintage_bicycle_museum_6Efrem Santoli è un inventore che abita nel palazzo di fronte al mio. Nel corso di oltre quaranta anni di attività ha messo insieme una collezione quasi infinita di prototipi che continua a registrare alla SIAE nella speranza di riuscire a venderne qualcuno. Le sue idee sono molto spesso originali e direi bizzarre e sommamente inutili ma non per questo prive di una certa genialità. L’ultima, che è quella che mi interessa particolarmente e che in un certo modo mi sento di poter considerare anche mia, mi sembra davvero brillante e originalissima anche se credo necessiti ancora di test approfonditi sull’uomo, dopo che i primi esperimenti fatti su cavie si sono rivelati non solo innocui (cosa alla quale Efrem Santoli, essendo un fervente animalista, tiene molto), ma anche estremamente incoraggianti. Andiamo comunque per ordine.

Circa un anno fa il mio vicino, che di professione fa il barbiere, affrontando la questione che ho fin qui cercato di riassumere, raccolse le confidenze di un suo cliente, il Professor Tamburri, il quale si lamentava, come spesso capita agli accademici, proprio di ciò che ci interessava, ovvero di non avere tempo sufficiente e un’aspettativa di vita tale da permettergli di leggere tutto ciò che desidera e così poter ampliare la propria già notevole cultura. «A dire il vero – si era confidato Tamburri – tra noi cattedratici esiste anche una specie di agonismo continuo che ci spinge a voler trionfare sugli altri contendenti. È cosa normale che ognuno, quando incrocia un collega (preferibilmente della stessa materia), magari in uno di quei lunghi corridoi della facoltà, si rivolga al primo ignaro passante (o in alternativa finga di avere una telefonata in corso) e a voce insolitamente alta enumeri i libri che sta leggendo o ha appena finito di leggere, decretandone  pubblicamente l’assoluta imprescindibilità.»

s-l300«Il docente universitario è per sua natura, oltre che vanitoso, anche assai suscettibile e insicuro circa il suo reale valore ed è perciò semplicissimo ferirlo nell’orgoglio. Giunto a casa, se ne lamenterà con la moglie o con la mamma (spesso i più ambiziosi non sono sposati e vivono ancora con i genitori, ormai vecchissimi), che lo consolerà, spronandolo a raccogliere la sfida che gli è stata appena lanciata e a gettarsi a capofitto nella lettura. Si tratta, come è evidente, di un circolo vizioso: il povero professore, già in gran difficoltà per il proprio daffare si troverà sovrastato da una mole aggiuntiva di lavoro e la depressione, solitamente dietro l’angolo, prenderà il sopravvento.».

A seguito di tali confidenze e delle nostre personali riflessioni, il Santoli ed io ci siamo a lungo ingegnati per trovare una soluzione in grado di alleviare le pene del povero docente e di ogni lettore onnivoro. Dopo vari tentativi, tutti fallimentari, Santoli è finalmente giunto ad un prodotto che mi pare molto interessante. Si tratta, per farla breve, di una pomata dai risultati che senza remora definirei sorprendenti. In una confezione delle dimensioni di un comune tubetto di maionese (che deve essere necessariamente consumato in una unica seduta e quindi spremuto fino alla completa fuoriuscita di tutto il suo contenuto), è inserito, secondo una modalità che per ovvie ragioni non posso divulgare, il contenuto di un romanzo in edizione integrale, completo di note, prefazione, postfazione, indici, bibliografia e quant’altro. Ma come si utilizza un simile prodotto? Semplicissimo: prima dell’uso è necessario detergere energicamente l’epidermide in ogni sua parte; la pomata, che ha la consistenza di un gel ed è completamente inodore e incolore dovrà essere applicata su tutto il corpo, massaggiando energicamente, fino al completo assorbimento. Nel giro di pochi minuti (il bugiardino ne indica circa dieci ma di solito non ne occorrono più di sei per un volume sotto le duecento pagine), si avrà la piacevole sensazione di aver letto il libro in oggetto, avendone assimilato concetti e temi come se ci si fosse serviti di metodi tradizionali. Sia ben chiaro che questo non impedisce assolutamente alla persona sottoposta al trattamento di leggere contemporaneamente e in modo tradizionale un altro libro. Anzi, questo è assolutamente auspicabile, in quanto impedisce al paziente la perdita di quello che comunemente si chiama il piacere della lettura. L’uso della pomata, infatti, non crea la gradevole sensazione che prova di solito chi ama la lettura nel momento in cui l’atto si compie. Si avrà infatti solo la sensazione, anch’essa piacevole, ma diversa, di avere già letto il libro e di averlo assimilato in ogni sua parte.

 

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Il disegno è di Silvia Beneforti (grazie!)

Efrem ha adesso allo studio ulteriori formule, più semplici. Infatti la pomata di cui ho parlato, necessita di una certa attenzione. Come ho detto è necessario fare una doccia prima dell’applicazione e nel caso in cui si vogliano fare molte applicazioni nell’arco della giornata, questo può rappresentare un problema. Inoltre il tubetto deve essere interamente spremuto: è capitato che alcuni pazienti, specialmente anziani, abbiano lasciato parte della sostanza all’interno del contenitore e per questo abbiano la fastidiosa sensazione di aver saltato qualche paragrafo qua e là, con risultati evidentemente negativi. Inoltre, se si tratta di opere particolarmente corpose, come l’Ulisse di Joyce o Guerra e Pace di Tolstoj, potrebbero essere necessari due tubetti se non tre e questo renderebbe meno agevole il trattamento (oltre che assai costoso).

Una soluzione è rappresentata sicuramente dalla versione in pillole, molto più pratica. Infatti non è necessario assumere il trattamento a casa (come per la pomata), ma questo può essere fatto anche per strada o addirittura in autobus. Unica precauzione da prendere particolarmente sul serio: alcuni titoli, specie se romanzi, assunti lontano dai pasti possono indurre giramenti di testa e perdite di equilibrio. Non ci sono invece controindicazioni per le donne in stato di gravidanza.

Per quanto riguarda opere che abbiano un numero di pagine particolarmente elevato (penso all’immancabile Alla ricerca del tempo perduto o a quei tomi che raccolgono in sé l’intera opera di scrittori o poeti e che per questo superano spesso e di gran lunga le mille pagine), Efrem Santoli sta lavorando ad una versione in supposte, che potrebbe in un sol colpo risolvere molti problemi.

Sergio Salabelle

Letti di Notte 2016

Sergio ed io siamo ancora sottosopra. Letti di Notte ogni volta è un’avventura che ci 13432344_1139871336075871_1108949894405021884_n.jpgsconvolge e frastorna e riempie di gioia e di beltà. Tante emozioni accompagnano quella serata particolare. Tanto impegno tanta passione tanta energia.

Oggi siamo latitanti ma non potevo non ringraziarvi tutti, uno per uno, per essere stati con noi.


Tirez sur le Graphiste
per primo, che ogni volta che ci manda una locandina, rimaniamo talmente stupiti da dover buttare fuori l’aria dai polmoni. Grazie 01-LDN2016-A4.jpgper averci permesso di ospitare i tuoi Esercizi di Respirazione (se passate dalla libreria, le sue fantastiche immagini saranno ancora in mostra e in vendita, per tutta l’estate!)

Leonardo Gori e Divier Nelli, due scrittori sempre disponibili, gentili e preparati. Grazie per il vostro tempo, la vostra compagnia e la vostra preziosa amicizia.

Igor Beneforti dell’Associazione Fumetti e Cartoons, che ci ha incuriosito con le sue domande sui fumetti, ha fatto risaltare la passione di Leonardo Gori e ha reso evidente come la nostra ignoranza in materia vada colmata. Anche se, giuro!, lo sapevo che Eta Beta mangiava arancini e non palline di naftalina! Dovremo organizzare un corso tipo l’ABC del fumetto. Igor, preparati!!!

Le blogger migliori del mondo: Elisa Lucchesi, in arte Elisabetta Inghirami, che non ci fa mai mancare il suo sostegno,

Beatrice Tomasi, The Buzzing Page, che ha inondato twitter con tutte le nostre attività, neanche avesse un muro di casse al posto del tablet!, Diana D’Ambrosio, che ci ha seguiti da lontano nonostante avesse mille altri impegni.

La cake designer migliore del mondo! Le torte di Sabrina che ogni volta prepara torte troppo belle per poter essere mangiate, troppo buone per non esserlo!

ClRLR94WYAAjlWj-1.jpgE poi tutti gli amici che hanno partecipato, amici storici come Serena, sempre disponibili ad aiutare come la fantastica Diana, amici che hanno bisogno di una pausa sigaretta e che danno il ritmo alle nostre serate anche solo con la loro presenza (Silvia, Paolo, sto parlando di voi!), Luca che è sempre ricco di aneddoti e di un sacco di cose interessanti da raccontare, e poi Anna Maria (grazie per la tua lettura!) e Maria e Sandra e Catiuscia (si scrive così?) e Beatrice ancora, librai per una sera, che in tre minuti ci hanno proposto i loro libri del cuore… e ancora una volta ha ragione Anna: in nessuna libreria del mondo viene citato Manganelli così tanto come nella nostra! Grazie a Alessia e Samuele per aver portato Gaudi: che festa è senza il vostro adorabile bassotto!!! E grazie per il bellissimo cuscino e la bellissima lanterna. Grazie a Caterina che non si dimentica mai di noi, e a Roberto che è stato il primo ad arrivare. Ad Ambra che temevo non ci fosse e che invece, che bella sorpresa!
E a Silvia che con Sandy ha passato quasi tutta la serata sugli scalini davanti alla libreria, a Maira e Gaetano che bella improvvisata, ai librai della Centrolibro di Scandicci per aver trascorso il loro tempo con noi. Sarebbe meraviglioso se nascessero delle belle amicizie tra i librai: quante idee e quante esperienze e quanti progetti potremmo condividere!!! E a Maurizio, amico storico, e a Stephanie, la nostra insegnante di francese, che non manca mai le occasioni importanti.

Grazie a Renzo e alla sua simpatica faccia da schiaffi. A Cristina, già impegnata altrove, ma che è riuscita comunque ad esserci. Grazie a Lorenzo che è arrivato per ultimo, ha ingiustamente vinto un bellissimo libro, ma che con la lettura del Poema dei Lunatici, alla fine se lo è pure guadagnato.

13473864_10208082312487913_1864647516_n.jpgUn grazie speciale non può non andare agli amici di Letti di Notte e di Letteratura Rinnovabile, per il loro impegno a favore delle librerie indipendenti e per il loro incredibile entusiasmo.

Eravate tanti ieri sera e io vorrei ricordarmi di tutti.

Devo fare i conti con tutte queste emozioni, ma per ora grazie a tutti, proprio tutti.

Lo so, è un post lunghissimo, ma quando si ha a che fare con i sentimenti, è difficile essere sintetici.

È stato un giorno di festa. Grazie per averlo vissuto con noi.

 

Ossa, cervelli, mummie e capelli

Sabato 11 giugno alle 18 Antonio Castronuovo sarà ospite della  Libreria Indipendente Les Bouquinistes (via dei Cancellieri, 5 a Pistoia) per parlare del suo libro Ossa, cervelli, mummie e capelli (Quodlibet – Compagnia Extra, 2016).
Insieme a lui il libraio si divertirà a esplorare lo strano, originale, assurdo mondo delle “reliquie profane”.
01-CASTRONUOVO-A4-a0019Cosa hanno in comune il cranio di Mozart e il cervello di Einstein? la mummia di Lenin e quella di Jeremy Bentham? i capelli di Beethoven e il pene di Napoleone? lo scheletro di Cartesio e il dito indice di Galileo? Semplice: sono tutte «reliquie profane», pezzi anatomici di personaggi celebri che costituiscono la controparte laica delle tante reliquie sacre.

In dieci racconti veritieri, il libro tratta un tema originale per l’editoria italiana: la permanenza di questi pezzi organici, e i prodigiosi tragitti che hanno compiuto in secoli di storia, da un istituto all’altro, da un collezionista all’altro, da un ladro all’altro.
Vicende reali e un po’ forsennate, grottesche e curiose, che hanno trovato la loro finale magnificenza nei corpi plastinati, tecnica mediante la quale ognuno può diventare reliquia di se stesso.

Antonio Castronuovo è scrittore e traduttore. Tra i suoi saggi Macchine fantastiche (2007), Ladro di biciclette: cent’anni di Alfred Jarry (2008), La vedova allegra: storia della ghigliottina (2009), Alfabeto Camus (2011), Aforismi del Novecento (2015).

La locandina è di Tirez sur le Graphiste

Per info: 0573 1780084 oppure 328 7432522

e-mail: lesbouquinistes@libero.it

Buchi – Ugo Cornia a Les Bouquinistes

Sabato 4 giugno alle 18, lo scrittore Ugo Cornia sarà ospite della Libreria Indipendente Les Bouquinistes (via dei Cancellieri 5 a Pistoia), in occasione dell’uscita del suo ultimo romanzo, Buchi (Feltrinelli, 2016). Ne parla con lui, Paolo Albani.

Locandina CorniaAprire un cassetto, una scatolina rossa, una bella cassapanca coi piedi di leone, un’angoliera – tutti oggetti che stavano nella vecchia casa di famiglia – e trovarci dentro “un richiamo come all’indietro”. Un richiamo a un passato ricevuto in eredità ma di cui il cinquantenne Ugo ha solo pochi ricordi: la casa di Guzzano, un tempo piena di vita ma già vuota dopo la sua nascita, già solamente casa di vacanze, e poi la zia Bruna, la zia Maria, la zia Fila, il nonno, lo zio Peppo, lo zio Arrigo… Di fronte a questo vuoto, a questo buco impossibile da riempire ma che è ormai necessario attraversare, Ugo non può che inventarsi il proprio modo per creare un piccolo centro d’ordine in mezzo alle forze del caos. E il mondo che si inventa è raccontare. Allora ecco che dal passato sorgono frammenti, piccole avventure, le corse in macchina con il nonno, l’aia di notte, il favo dei calabroni nel sottotetto, la prima volta a far l’amore alla falsa diga del Limentra, vasi in penombra, frasi che ritornano, che non si è mai finito, sembra ieri, forza e coraggio. Ma soprattutto emozioni, piccole angosce, malinconie, un po’ di sollievo. Sennonché chi racconta ha l’abitudine di evitare, di scantonare, di slaterare, perciò alle emozioni sigillate dentro a quei cassetti antichi si avvicina piano e slaterando, appunto, parlando di chi ha conosciuto appena per arrivare infine alla perdita dei genitori: allo smantellamento degli affetti più cari. E altri smantellamenti ci saranno ancora, nell’universale e continuo smantellamento di tutte le cose.Con una comicità intrisa di nostalgia, Ugo Cornia affronta il mistero grande delle emozioni attraverso un romanzo nutrito di scarti spiazzanti e docili riprese, restituendoci le contraddizioni e le seducenti insensatezze del nostro mondo interiore.
 
Ugo Cornia è nato nel 1965 a Carpi e ha sempre vissuto a Modena.  Tra le altre cose ha pubblicato con Sellerio “Sulla felicità a oltranza” (1999), “Quasi amore” (2001), “Roma” (2004), “Le pratiche del disgusto” (2007), con Quodlibet “Sulle tristezze e i ragionamenti” (2008), con Feltrinelli “Le storie di mia zia” (2008), con Marcos y Marcos “Sono socievole fino all’eccesso (vita di Montaigne)” (2015).
La locandina è di Tirez sur le Graphiste
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