Con 7 minuti di ritardo

copertina+coccodrillo«La morte arriva sul binario tre alle otto e quattordici, con sette minuti di ritardo.»

Questo è l’incipit del romanzo che folgora all’istante il lettore e che lo tiene imprigionato dalla prima all’ultima riga.

Raccontare la trama di questo giallo a tinte noir è piuttosto complicato: per ogni particolare svelato, si rischia di far diminuire notevolmente la suspense. E’ come guardare un film ed avere qualcuno accanto che ci dice le battute un attimo prima che vengano pronunciate dagli attori. Allora è con grande cautela ed enorme attenzione che ci si deve addentrare nella trama appassionante di questo romanzo.

La storia è ambientata nei meandri di una città splendida e dannata: una Napoli grigia, umida, piovosa e cupa. Una città ben lontana dall’idea che di solito viene in mente. Non sembra nemmeno una città del sud, ma una metropoli dove il distacco e il divario tra le persone è enorme e insanabile, una città dove chi vuole può rendersi invisibile agli occhi di tutti. Ed è in questa atmosfera che De Giovanni introduce il suo nuovo personaggio, un ispettore siciliano allontanato dal lavoro investigativo quando il suo nome viene fatto da un collaboratore di giustizia. Nessuna accusa formale e come conseguenza nessuna possibilità di difendersi, una sorta di macchia invisibile ma sempre presente e irrimediabile che lo dividerà indissolubilmente da sua moglie, forse dalla sua terra, e che, con enorme amarezza, sembra aver distrutto per sempre il rapporto con sua figlia.

Ed è di figli che si parla in questo giallo: di figli e di amore. Cosa ci può essere di più prezioso per un genitore del proprio figlio? E quale prezzo si paga di fronte alla perdita violenta di uno di essi? E può una fredda e calcolata vendetta consumata con pianificazione e tenacia riuscire in qualche modo a sanare il dolore che si prova?

Domande assolute racchiuse in una storia semplicissima: tre giovani, di età e provenienza sociale diverse, vengono trovati morti in tre differenti quartieri, freddati dal colpo di un’unica pistola, quella del “Coccodrillo” il cui soprannome gli è stato attribuito dai giornalisti a causa dei fazzoletti intrisi di lacrime che lascia sui luoghi del delitto. L’ispettore Giuseppe Lojacono è l’unico che non si ferma alle apparenze, sorretto dal suo fiuto e dalla sua stessa storia triste. Sarà il giovane sostituto procuratore incaricato delle indagini, la bella e scontrosa Laura Piras, a decidere di dargli un’occasione, colpita dal suo spirito di osservazione. E così Lojacono, a dispetto di gerarchie e punizioni, l’aiuterà a trovare il collegamento, apparentemente inesistente, tra i delitti. A scorgere il filo rosso che conduce a un dolore bruciante, a una colpa non redimibile, a un amore assoluto e struggente.

Il metodo del coccodrillo è un romanzo corale dove siamo testimoni dei sentimenti del killer, dell’anima tormentata dell’ispettore Lojacono la cui vita lavorativa e sentimentale è come sospesa nel vuoto, dei pensieri e delle preoccupazioni delle vittime ignare che il loro tempo sta per terminare. Conosciamo tutti e con tutti simpatizziamo, o meglio, proviamo empatia, e viene da chiedersi veramente come De Giovanni riesca, anche per il killer, del quale leggiamo struggenti lettere d’amore, a coinvolgere il lettore e a farlo partecipe del suo punto di vista.

In questo romanzo non ci sono colpevoli e innocenti o buoni e cattivi come nei vecchi romanzi di Charles Dickens; qui la demarcazione tra il bene e il male lascia il posto ad una zona intermedia, una zona grigia come la città dov’è ambientato il romanzo. E c’è un fortissimo sentimento di amore che ci dà la capacità di provare un rispetto profondo e giusto per il dolore e la sofferenza.

Leggendo il libro di De Giovanni, si ha l’impressione di assistere alla proiezione di un film. L’autore sfrutta con abilità le tecniche narrative e i ritmi del cinema, dividendo la sua storia in scene simili a sequenze. Tra le sue pagine, sembra di intuire l’amore o almeno la conoscenza approfondita di molti maestri del genere giallo e noir (in particolare Hitchcock, che sembra aver ispirato alcune soluzioni all’interno della trama), ma anche registi apparentemente estranei al genere o addirittura lontanissimi, ma il cui eco sembra di sentire.

Pur nel suo realismo, che fa sembrare la storia un fatto di cronaca nera, il romanzo di De Giovanni trascina il lettore verso un finale imprevedibile. E come nella vita reale, di fronte a grandi tragedie, non c’è un vero vincitore ma un solo profondo senso di sconfitta.

 Maurizio De Giovanni, Il metodo del coccodrillo, Mondadori

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