La luce dentro il latte

suspicion+grant+and+the+milkE’ considerato “il più bel libro di cinema che sia mai stato scritto”.

Unico nel suo genere, è un libro scritto da due professionisti del cinema, ma nonostante questo è un libro godibilissimo anche da chi non è un “addetto ai lavori”. Ovviamente si deve amare il giallo, il noir, la suspense e i film di Hitchcock!

Il libro nasce da un’idea di François Truffaut. In trasferta negli Stati Uniti per presentare il suo ultimo film, Jules e Jim – siamo nel 1962 – si ritrova a sentirsi rivolgere la stessa domanda da molti critici americani: “perché i francesi prendono Hitchcock sul serio?”

In America la fama di Hitchcock è legata soprattutto alle gag con le quali il regista accompagna le presentazioni di alcuni telefilm gialli (Hitchcock presenta) che ne hanno fatto un personaggio popolare e conosciutissimo. La critica americana però, considera i suoi film come opere di serie B, film legati solo al puro intrattenimento.

Sarà il genere? Anche nella letteratura i libri di carattere giallo o noir hanno impiegato parecchio tempo ad essere presi sul serio e ad essere considerati alla stregua degli altri generi.

I critici dei Cahiers du Cinema, raffinata rivista di critica cinematografica francese, di cui Truffaut faceva parte fino a pochi anni prima, e i giovani e talentuosi registi della Nouvelle Vague lo considerano un genio assoluto. Uno dei più grandi maestri del cinema.

Chi si sbaglia? Truffaut è sicuro che l’errore risiede in America e contatta Hitchcock per proporgli una sorta di intervista dove insieme avrebbero potuto ripercorrere tutta la carriera cinematografica del regista inglese.

Hitchcock acconsente: è doveroso però ricordare che è già un regista all’apice della sua carriera. Nel 1962 aveva già al suo attivo film come: Rebecca la prima moglie, Il sospetto, Notorius, Nodo alla gola, La finestra sul cortile, Caccia al ladro, La congiura degli innocenti, L’uomo che sapeva troppo, La donna che visse due volte, Intrigo internazionale, Psyco, giusto per citare alcuni tra i suoi film più conosciuti.

L’intervista viene presa estremamente sul serio da entrambe le parti. I due registi si incontrano alle 9 del mattino e parlano ininterrottamente fino alle 6 del pomeriggio senza staccare nemmeno per la pausa pranzo che fanno direttamente in ufficio continuando a parlare, mentre un registratore è acceso per tutto il tempo. Ci vorranno 4 anni per trascrivere l’intervista e per trovare tutto il materiale fotografico!

Ne nasce un libro bellissimo, da leggere come un romanzo giallo, dove Hitchcock racconta i suoi esordi ai tempi del film muto, l’incontro con il sonoro, ma soprattutto ciò che lui ritiene essere la suspense e come utilizzarla al meglio con le tecniche cinematografiche. Svela tantissimi aneddoti e trucchi del mestiere che forse, se non fosse stato per Truffaut, sarebbero andati perduti.

Ne citiamo uno, di quelli che rimangono in mente anche a distanza di anni dalla lettura del libro, legato al film “Il sospetto”. Un marito – interpretato dal Cary Grant – è sospettato di tramare per uccidere la ricca moglie. Meritatamente celebre la scena in cui Cary Grant sale le scale per portare il bicchiere di latte, forse avvelenato, a Joan Fontaine che giace ammalata nella camera da letto al piano superiore. Alfred Hitchcock racconta di aver fatto mettere dentro il bicchiere una luce perché l’attenzione dello spettatore doveva essere concentrata solo su quel bicchiere. E infatti sembra quasi che sia il latte a illuminare la scena. Una soluzione semplicissima e magistrale. Oggi ricorreremmo all’uso degli effetti speciali.

Ma a parte l’invenzione di questi speciali effetti visivi, nel libro ci troviamo a percorrere tutta la vita, cinematografica e non, di un vero genio del cinema. Tra le tante cose, una curiosità: sono elencati tutti i suoi cameo: Hitchcock all’inizio lo fece solo per motivi funzionali perché lo schermo doveva essere riempito, dopodiché diventò una sorta di superstizione e una gag piuttosto ingombrante, tanto che per far vedere allo spettatore il film con tranquillità si premuniva di apparire entro i primi 5 minuti.

Nessun regista al pari di Hitchcock si è mai preoccupato tanto della forma visiva e dell’impatto che avrebbe avuto sul singolo spettatore. Dopo aver letto questo libro, i suoi film continuano a tenere con il fiato sospeso, anche se si sa cosa succede e qual è il finale. Continuano a incuriosire le soluzioni che ha trovato, continuano a far sentire attivo e presente lo spettatore ogni volta che individua la silhouette del regista (che soddisfazione individuare il cameo!!!).

Un ultimo aneddoto: le sale che proiettavano Psyco dovevano esporre un cartello che riportava il divieto imposto da Hitchcock agli spettatori di entrare in sala a film iniziato, perdendosi così il rompicapo che aveva creato per loro. I gestori dei cinema non accolsero molto bene questa decisione, ma le lunghe file di spettatori puntuali che si formarono prima delle proiezioni li convinse a desistere dal protestare.

Nessuno ha mai coccolato tanto i suoi spettatori e si è mai preoccupato tanto per loro!

François Truffaut, Il cinema secondo Hitchcock

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