Ha risposto di no

lietta e giorgioSabato sera in libreria abbiamo ospitato i viaggi di Giorgio Manganelli. Un incontro nato dalla passione più che dalla volontà, dalla voglia di ricordare e di scoprire, di ascoltare la voce di chi a quei viaggi ha partecipato o di chi ha conosciuto intimamente il grande scrittore e ne può dare un ritratto personale. È stato emozionante ascoltare sua figlia Lietta; ascoltare come in un racconto i suoi ricordi, gli aneddoti, le manie e le passioni di un padre per il quale lei si adopera in mille modi ancora oggi, con la Fondazione, che cerca di tenere insieme scritti e vecchi libri, cartoline ed effetti personali, e di riunire tutto quello che diversamente sarebbe andato perduto.
C’era anche Viola Papetti che con Manganelli ha condiviso molto. Anche lei ci ha raccontato moltissimi aspetti personali regalandoci un’immagine più legata all’uomo che allo scrittore.
In Italia, ci ha ricordato, purtroppo le biografie non interessano a nessuno. Non è come in Inghilterra o in America, qui è diverso. E sa di cosa parla Viola Papetti, che ha insegnato Letteratura Inglese all’Università Roma Tre e che in questa occasione presentava il suo bel libro, Gli straccali di Manganelli.
Dopo che erano stati letti diversi brani tratti da Viaggio in Africa (il libro fantasma, come lo chiama Lietta) e Viaggio in Abruzzo con Giorgio Manganelli di Pino Coscetta (che con Manganelli quel giro in Abruzzo lo ha fatto veramente), dopo che Giorgio Biferali ci ha fatto scoprire come anche Hilarotragoedia e Dall’inferno siano due libri di viaggio, dopo che Paolo Albani ci ha letto un brano di Citati sul perché si possa definire Manganelli uno scrittore sedentario, dopo tutto questo, è stato chiesto a Viola Papetti di leggere l’incipit del suo libro che contiene un aneddoto molto divertente. Ma lei ha risposto di no. Ha detto di no, semplicemente. Ha detto di no perché l’incipit di quel libro parla di aspetti troppo personali che la riguardano.
Mi ha fatto sorridere e mi ha fatto tenerezza. Mi ha fatto ricordare di quando Sergio mi regalò Il carteggio Aspern di Henry James, e di come sostenevo che le cartas de amor (a quei tempi una delle nostre letture comuni fu anche quel prezioso libro di Fernando Pessoa, intitolato Lettere alla fidanzata) o comunque tutti gli aspetti personali non debbano essere per forza condivisi con il resto del mondo. Anche un grande scrittore, dicevo, ha diritto a un suo lato intimo, riservato e privato. L’aspetto pubblico è la sua «voce narrativa», tutto il resto è un regalo che può essere donato oppure no. Da un certo punto di vista, la penso ancora così ma non posso fare a meno di inorridire ogni volta che penso al manoscritto perduto di Emily Brontë, (lo avrà davvero distrutto la sua fedele domestica Tabby seguendo le indicazioni che Emily le aveva lasciato?) o a Kafka che diede istruzioni al suo amico Max Brod di distruggere tutti i suoi manoscritti e di assicurarsi che non avrebbero mai visto la luce del sole.
È una faccenda molto complicata quindi. Ed è difficile schierarsi da una parte piuttosto che dall’altra. Capisco profondamente il riserbo di Viola Papetti e la propria difficoltà che riesce a superare, in qualche modo, scrivendo e pubblicando i suoi ricordi (a breve uscirà un libro contenente alcune lettere che Giorgio Manganelli le scrisse), ma mi stupisco ancora di più per la totale, stupenda, mancanza di pudore di sua figlia Lietta: ama il padre e ama lo scrittore allo stesso modo. Il privato, per lei, fa parte del pubblico e questo è a sua volta parte della sua sfera più personale e riservata. Credo che per lei non ci sia lo scrittore e il padre, non ci sia un lato pubblico e uno privato ma che tutti gli aspetti di questo grande, grandissimo padre, formino un tutt’uno. È una condizione rara da trovare, e una fortuna per chi vuol conoscere lo scrittore e l’uomo che dietro lo scrittore si nasconde.