L’Assedio di Gianni Boccardi

L’Assedio – MCCCV

di Gianni Boccardi

Nuove Esperienze (2009)

di Elena Zucconi

7d44ef6d5452dd96365ce4febd5b7cPasseggiando per le vecchie vie pistoiesi è impossibile non respirare il medioevo. Più probabile che il distratto passante semplicemente non ci pensi, ma Pistoia è tutto un susseguirsi di vecchie pietre, da quelle che ricoprono il fondo stradale, a quelle che si innalzano sulle pareti di vecchie costruzioni. E se gli indizi non fossero ancora sufficienti, basterà alzare lo sguardo verso le targhe con i nomi delle strade. La libreria Les Bouquinistes, per esempio, si trova in via dei Cancellieri nome della famiglia che, per le lotte di potere tra i suoi appartenenti, dette l’avvio alla scissione dei guelfi nelle due contrastanti fazioni dei bianchi e dei neri che tanti danni provocarono a Pistoia.

L’autore de L’Assedio, Gianni Boccardi, ci ha raccontato che da bambino si divertiva a giocare con i soldatini insieme agli amici. Successivamente, crescendo, i soldatini – o meglio, i modellini – ha iniziato a realizzarli studiando con attenzione il periodo storico ai quali appartenevano, coltivando una predilezione per il medioevo che lo ha portato successivamente ad affrontare la stesura di alcuni libri.

Nasce così anche L’Assedio, una storia di fantasia che si intreccia con la storia vera, quella con la esse maiuscola, di Pistoia. E se non è vero che il medioevo rappresenta un periodo totalmente buio della storia, certo è che gli undici mesi in cui Pistoia fu assediata, rappresentano uno dei periodi più duri e difficili del suo passato. Nel 1305 la sensibilità comune era ben diversa, si moriva con estrema facilità, le condizioni igieniche erano terribili per tutti e la povertà di alcune fasce della popolazione era estrema. Ma la crudeltà che contraddistinse l’assedio di Pistoia fu eccezionale anche per quei tempi e le testimonianze riportano episodi cruenti, sadici e totalmente privi della benché minima traccia di umanità che hanno impressionato e colpito l’autore. Forse questo suo libro nasce proprio da qui.

E allora al lettore non resta altro che armarsi di buona volontà e iniziare a leggere, trainato dalle storie di alcuni personaggi per ripercorrere ciò che accadde e ciò che è molto probabile che sia accaduto insieme a ciò che sicuramente non accadde mai, ma che serve all’autore per farci viaggiare nel tempo.

E così, con una ricostruzione storica ai limiti del maniacale, tra personaggi realmente vissuti che Boccardi ci presenta nel modo più reale possibile, descrivendo anche aspetti caratteriali che ha ricostruito rispettando i documenti del tempo, ci muoviamo tra il reale e il fortemente probabile inseguendo una storia di fantasia.

Andrea della Rosa un cavaliere laico dei templari, insieme all’amico fraterno Amid arriva a Firenze per esaudire l’ultimo desiderio di suo padre: riscuotere una cambiale per avviare un’attività commerciale tra la Toscana e Cipro, sua terra natale. Ma la casa dei Cavalcanti che deve onorare il debito è andata distrutta in un incendio, il capofamiglia è morto e la sua casata dispersa. Un loro vecchio servo darà ad Andrea in gran segreto un anello con il simbolo di una rosa e gli consiglierà di partire per Pistoia.

Da questo momento in poi, Andrea e Amid si troveranno a far parte di qualcosa che non riusciranno a capire, come se facessero parte di un piano, di un disegno più grande.

Seguendo il consiglio del servo i due si ritroveranno a Pistoia poco prima del famigerato assedio. In loro compagnia il lettore rivivrà le tristi vicende legate alla guerra, alle lotte intestine, alla precarietà dei tempi resi ancora più incerti dal non sapere chi è dalla parte di chi: dove il male e il bene spesso e volentieri sono talmente intersecati da non essere più minimamente distinguibili.

E a pagarne le conseguenze sarà Pistoia come città e come popolazione.

 

 

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