Oscuramente di Gianluca Giusti

Copertina del libroRecensire un libro come OscuraMente non è un’impresa facile. Non è un romanzo per cui non ci si può appellare alla trama, ma non è nemmeno un saggio né tanto meno un testo scientifico anche se alcuni aspetti richiamano un po’ dell’uno, un po’ dell’altro. Ma che cosa può essere allora un libro che fugge da una qualsiasi delle etichette che si adoperano normalmente quando si dà il via ad una recensione?
Forse qualche indizio ce lo può dare la collana in cui è stato inserito “Libera informazione – Crescere nella consapevolezza”… ed è in effetti un’ottima indicazione perché la prima definizione che mi è venuta in mente appena terminato di leggere questo libro è “istruzioni per l’uso”. Potremmo quindi definire OscuraMente una divertente e approfondita ricerca fatta da una persona che si definisce comune, su un organo straordinario che di comune ha ben poco: il nostro cervello.
Tra falsi miti e assurde credenze, una persona “comune”, Gianluca Giusti, si mette in viaggio per scoprire cosa c’è di vero e cosa invece di falso su quello che viene normalmente accettato riguardo al nostro organo più importante.
Come un novello Oliver Sacks, Gianluca non cerca però casi clinici straordinari che hanno comunque una valenza scientifica, ma l’ordinario, la burla, la diceria o il raggiro che spesso, purtroppo, si trovano dietro a frasi piuttosto avventate ma ormai di uso comune.
È vero dunque che viene usato solo il 10% del nostro cervello? Alla ricerca di una risposta razionale e scientifica Gianluca Giusti, persona comune ma con una non comune curiosità, si avventura in un mondo al limite del fantastico. Per conoscere la risposta il lettore non avrà che da leggere questo libro, inseguendo maghi, sensitivi e persone che millantano un uso maggiore del proprio cervello in modo da porsi al di sopra delle persone “normali”. Prendendo ad esempio moltissimi personaggi, più o meno famosi, dal grande Harry Houdini che ha dedicato la propria vita a smascherare ciarlatani, al nazionalissimo Mago Silvan che si è impegnato nella stessa direzione, da celebri motivatori e formatori statunitensi come Anthony Robbins, a docenti universitari italiani di motivazione come Mario Furlan che ha curato l’apertura del libro, tra una citazione letteraria ed una scientifica, da Mark Twain ad Arthur Schopenhaur senza dimenticare Aldous Huxley o Albert Einstein, Gianluca Giusti usa una grande quanto rarissima dote: buon senso e razionalità.
Il punto di vista dello scrittore è altresì testimoniato dall’interessante prefazione di Luca Menichelli, segretario del Cicap Abruzzo-Molise e curatore del blog scetticamente.it. Il Cicap, per chi non lo sapesse, è il comitato per il controllo sulle affermazioni del paranormale, senza fini di lucro e fondato da Piero Angela.
Quindi, con buon senso e razionalità Gianluca Giusti cerca di insegnare al suo lettore come evitare o almeno arginare i cosiddetti Venditori di Ghiaccio agli Eschimesi nominandoli talmente spesso da dover utilizzare l’acronimo VGE durante tutte le pagine del libro, perché, come ci spiega, i VGE sono persone con le quali prima o poi tutti siamo costretti ad entrare in contatto.
Un viaggio dunque, molto affascinante, all’interno del nostro cervello e dei nostri pensieri, di quei meccanismi che sapienti affabulatori riescono ad intercettare per ingannarci, ma anche un viaggio nella società di oggi tra ciarlatani vari e fenomeni di costume con esempi semplici e alla portata di tutti, citando fatti di cronaca che tutti ricordano ma anche personaggi di cui forse pochi hanno sentito parlare, studiosi, psicologi, millantatori e tanti personaggi del passato, tutto per spiegare ma soprattutto per far capire.
Insomma, se tutti noi siamo dotati di un cervello, è giusto usarlo nel migliore dei modi, tenerlo attivo ed allenato, fuggire dai mistificatori e allenarsi a fare tante domande.
In questo modo, forse, Gianluca Giusti rivelerà se il cervello può essere usato nella sua totalità o solo per il misero 10% del sottotitolo dato alle sue divertenti e interessanti “istruzioni per l’uso”.
Ma la semplicità del linguaggio e il tono colloquiale non deve indurre in errore, l’argomento è serio e trattato con cognizione di causa e al termine del libro il lettore potrà misurarsi attraverso un questionario sui vari strumenti linguistici che i VGE usano a loro vantaggio. Conoscerli e imparare a fare le domande giuste è il miglior modo che ognuno di noi ha per non farsi ingannare.

Elena Zucconi

OscuraMente di Gianluca Giusti, ErreKappa Edizioni

Il libro sarà presentato da Maurizio Gori e Elena Zucconi  il 18 aprile alla libreria Feltrinelli di Pistoia in via degli Orafi. Sarà presente l’autore.

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La barba di Perec

locandina1rDiceva Billy Wilder “Non è necessario che un regista sappia scrivere ma, se sa leggere, aiuta”. Questa frase mi è tornata alla mente quando ho visto per la prima volta le opere di Paolo Beneforti.

Paolo è sicuramente un lettore appassionato, che delle parole fa un uso giocoso. Ama i cruciverba, i rebus, scomporre e ricomporre frasi in maniera bizzarra, i giochi di parole. Il suo amore per la lettura non poteva che emergere in maniera fortissima anche dalle sue opere.

I libri per lui sono un universo da esplorare, ma anche materia da plasmare. Le pagine allora, aperte e incollate su un supporto, possono diventare lo sfondo scritto di un disegno, altre volte invece, il libro diventa scultura, può essere sapientemente ritagliato e un volto può far capolino tra le due copertine, oppure essere trasformato in un comodo letto dove un bambino e il suo gatto in terracotta giacciono profondamente addormentati, oppure molto più allegoricamente, trasformarsi in una porta, in una scala da discendere prudentemente muniti di lanterna.

È questa scala appena discesa che ci permetterà di accedere ad una delle mostre più intime e personali di un artista tanto originale.

Nella mostra “Vati privati” si manifesta ancora prepotentemente l’amore per la lettura, questa volta, attraverso i ritratti degli scrittori che abitano l’Olimpo privato – la mostra avrebbe potuto chiamarsi anche così – di Paolo Beneforti. Ancora una volta, i libri di questi scrittori e i racconti e le storie e soprattutto le parole che contengono prendono vita, si scompongono e ricompongono in maniera personale e originale diventando disegno e pittura e gioco, prendendo possesso delle tele, a volte sullo sfondo, timidamente, a volte in modo più prepotente quasi sommergendo il volto dello scrittore.

Tra i volti degli scrittori (Terry Pratchett, Joseph Conrad, P. K. Dick, David Foster Wallace, Robert Louis Stevenson e molti altri) mi ha colpito l’immagine di Georges Perec nella cui barba si annidano le lettere dell’alfabeto con cui amava divertirsi. Questo disegno è, secondo me, l’esempio più lampante dell’amore che Paolo Beneforti prova nei confronti dei suoi Vati Privati.

La mostra nasce per essere esposta in una libreria, meglio se di vecchi libri. È sicuramente il suo ambiente ideale. E io non posso fare a meno di pensare che, a porte chiuse, preferibilmente di notte, ovvio!, tra i libri, le singole lettere dell’alfabeto, i quadri, gli scrittori e le parole nasca un gioco tumultuoso. E il capobanda non potrà che essere la barba di Perec.

Elena Zucconi

Come la pece

comelapeceCome la pece. Simone Piazzesi. Nuove Esperienze. Quest’ultimo libro di Simone Piazzesi, vincitore del Premio Letterario Ormanno Tedici, è una piccola e preziosa raccolta di racconti, diciassette per l’esattezza, il cui fil rouge, o forse sarebbe meglio chiamarlo fil noir, è l’imponderabile e a volte sconosciuto o totalmente rimosso lato oscuro di ognuno di noi. Tra i diciassette racconti, anche una singolare trilogia, in cui l’autore gioca con il tempo (il presente, il passato di un ricordo lontano e il passato remoto di un ricordo ancora più lontano) mischiando il prima e il dopo in tre storie legate fra loro da un antico casolare chiamato, forse per contrapporlo agli ombrosi e dolorosi ricordi, Casa dei Girasoli.
Le storie, da quelle più lunghe ed elaborate, a quelle più brevi che occupano solo qualche pagina, sono ben congegnate, con personaggi intensi, appassionanti e appassionati.
Racconti neri come la pece, dunque, dove il lettore si trova invischiato suo malgrado, racconto dopo racconto. Non è strano allora che parteggi per alcuni dei protagonisti, benché si tratti di assassini. Ogni crimine, anche il più efferato, può avere dei validi motivi. Si può comprendere e, in letteratura, anche condividere. E poi ci sono racconti con personaggi che per un motivo o per un altro si sentono profondamente inadeguati, che si trovano disarmati di fronte alla crudeltà che la società moderna sembra imporre a tutte le età. Sia che il nostro disgraziato protagonista si ritrovi supplente per la prima volta in una classe di adolescenti sguaiati, irrispettosi e, appunto, crudeli, sia che si tratti del sopravvissuto di un lunghissimo viaggio, dalla lontanissima Liberia all’Italia, terra di speranza e di opportunità, nel racconto omaggio ad un’inchiesta giornalistica, sia che il viaggio venga percorso a ritroso da chi tenta di scappare dalla volgarità di una società che non lo può rappresentare.
Ci sono racconti invece in cui è arrivato il momento di fare i conti con il proprio passato pagando a volte il proprio debito di sangue, oppure riappropriandosi della propria identità, dove una nuova consapevolezza può rendere i giorni futuri più dolci.
Diciassette racconti dicevamo, molto diversi tra loro, che forse sono stati ispirati dalla cruda osservazione della società che ci circonda – alienante, insensata, folle, inadeguata, crudele, violenta ma anche speranzosa e perché no, dotata di una timida dolcezza: dipende dal racconto di turno.

Elena Zucconi