Come la pece

comelapeceCome la pece. Simone Piazzesi. Nuove Esperienze. Quest’ultimo libro di Simone Piazzesi, vincitore del Premio Letterario Ormanno Tedici, è una piccola e preziosa raccolta di racconti, diciassette per l’esattezza, il cui fil rouge, o forse sarebbe meglio chiamarlo fil noir, è l’imponderabile e a volte sconosciuto o totalmente rimosso lato oscuro di ognuno di noi. Tra i diciassette racconti, anche una singolare trilogia, in cui l’autore gioca con il tempo (il presente, il passato di un ricordo lontano e il passato remoto di un ricordo ancora più lontano) mischiando il prima e il dopo in tre storie legate fra loro da un antico casolare chiamato, forse per contrapporlo agli ombrosi e dolorosi ricordi, Casa dei Girasoli.
Le storie, da quelle più lunghe ed elaborate, a quelle più brevi che occupano solo qualche pagina, sono ben congegnate, con personaggi intensi, appassionanti e appassionati.
Racconti neri come la pece, dunque, dove il lettore si trova invischiato suo malgrado, racconto dopo racconto. Non è strano allora che parteggi per alcuni dei protagonisti, benché si tratti di assassini. Ogni crimine, anche il più efferato, può avere dei validi motivi. Si può comprendere e, in letteratura, anche condividere. E poi ci sono racconti con personaggi che per un motivo o per un altro si sentono profondamente inadeguati, che si trovano disarmati di fronte alla crudeltà che la società moderna sembra imporre a tutte le età. Sia che il nostro disgraziato protagonista si ritrovi supplente per la prima volta in una classe di adolescenti sguaiati, irrispettosi e, appunto, crudeli, sia che si tratti del sopravvissuto di un lunghissimo viaggio, dalla lontanissima Liberia all’Italia, terra di speranza e di opportunità, nel racconto omaggio ad un’inchiesta giornalistica, sia che il viaggio venga percorso a ritroso da chi tenta di scappare dalla volgarità di una società che non lo può rappresentare.
Ci sono racconti invece in cui è arrivato il momento di fare i conti con il proprio passato pagando a volte il proprio debito di sangue, oppure riappropriandosi della propria identità, dove una nuova consapevolezza può rendere i giorni futuri più dolci.
Diciassette racconti dicevamo, molto diversi tra loro, che forse sono stati ispirati dalla cruda osservazione della società che ci circonda – alienante, insensata, folle, inadeguata, crudele, violenta ma anche speranzosa e perché no, dotata di una timida dolcezza: dipende dal racconto di turno.

Elena Zucconi

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