FALSI D’AUTORE

Guida pratica per orientarsi nel mondo dei libri tradotti

di Daniele Petruccioli

Quodlibet

falsi d'autoreChi se ne frega del traduttore…

Il saggio di Daniele Petruccioli, con simpatica e devastante ironia, pone l’attenzione sull’uomo o più spesso sulla donna che il mondo dell’editoria vuole considerare invisibile.

Ben lungi dall’essere un supereroe (magari!), il traduttore è una figura strana e bistrattata di cui si sa poco o niente.

In un paese esterofilo come l’Italia dove la maggior parte della popolazione, dopo ben otto anni di studio (tra medie e superiori) stenta, nella maggior parte dei casi, a parlare una parola d’inglese, il mestiere del traduttore dovrebbe essere considerato da tutti di primaria importanza. Ma, ça va sans dire, la realtà è ben diversa: capita invece (otto volte su dieci scrive l’autore) che il suo nome non compaia nemmeno sul libro che ha tradotto e che il lavoro di traduzione venga abbassato al rango di un piacevole e svagante hobby remunerato (pochissimo, tra l’altro).

Ma perché?

Ce lo racconta come in una favola Daniele Petruccioli che il traduttore lo fa di mestiere (si, ma per vivere che cosa mai farà? Gli andrà chiesto!) nel suo breve saggio (119 pagine soltanto) che si legge come un libro umoristico e con un tono un po’ canzonatorio. Ma l’argomento è serio e trattato con altrettanta importanza, anche perché non si tratta di un saggio per gli addetti ai lavori, tutt’altro.

Sono le istruzioni per l’uso, è una guida, un bugiardino scritto in tono accattivante e comprensibile che andrebbe apposto all’interno di tutti i libri tradotti, ad uso di quel lettore che vuole essere più attento e più consapevole.

È il lettore infatti, il destinatario prescelto da questo volume, un lettore che vuole essere altamente informato sul libro che ha appena acquistato.

In un libro, al pari di un qualsiasi alimento – i libri sono sono chiamati “cibo per la mente” non per caso! – devono essere riportati tutti gli ingredienti, cioè tutte le persone che hanno collaborato in varia maniera e in diversa misura alla sua realizzazione.

Al di là dell’utopistico desiderio di Petruccioli di un mondo dove coesistano più traduzioni svolte da molteplici traduttori che diano importanza a diversi aspetti di uno stesso testo, ci si impegna però a rendere più visibile il difficile lavoro di chi riscrive un testo da una lingua ad un’altra, con la propria esperienza, il proprio bagaglio culturale, il proprio punto di vista.

E smettiamola di dire che il traduttore deve essere invisibile! Un traduttore trasforma il testo da una lingua ad un’altra prendendosi un carico di responsabilità che gli deve essere riconosciuto, nel bene e nel male, insieme alla casa editrice che quel traduttore ha scelto.

Viene fatto l’esempio di una partitura musicale che avrà interpretazioni diverse a seconda da chi venga suonata. Per la traduzione è la stessa cosa.

Non resta che farsi affascinare dalla bellezza delle traduzioni prestando la massima attenzione a chi ce l’ha proposta e, con il tempo, l’allenamento e stimolando il nostro orecchio distratto, a riconoscere la voce unica e inequivocabile del nostro non più invisibile traduttore preferito.

Elena Zucconi

Alleanze in biblioteca

Come costruire una rete di alleanze in biblioteca
di Maria Stella Rasetti
Editrice Bibliografica

Come costruire una rete di alleanze in biblioteca
Il nuovo piccolo e denso saggio della Dottoressa Maria Stella Rasetti racchiude in sé le caratteristiche delle sue precedenti pubblicazioni Bibliotecario, il mestiere più bello del mondo e La biblioteca è anche tua!, vale a dire che siamo difronte a un saggio per gli addetti ai lavori ma, anche e soprattutto, per chi vuol conoscere meglio la realtà e le motivazioni, i meccanismi e alcuni aspetti meno evidenti di una biblioteca.
Ma perché dovremmo desiderare di saperne di più?
Perché la biblioteca è una realtà in cui ognuno di noi può davvero fare/offrire/ricevere qualcosa e, strano ma vero, goderne tangibilmente i risultati.
Conoscere le motivazioni, l’entusiasmo le idee che muovono una bibliotecaria appassionata e appassionante come Maria Stella, permette di respirare l’aria che circola nella biblioteca assaporandone e riconoscendone tutti i profumi, i diversi aromi.
Perché tante associazioni la scelgono come luogo ideale dove organizzarvi le proprie conferenze? Perché nascono nei suoi spazi incontri tra associazioni eterogenee che poco avrebbero a che fare l’una con l’altra? Perché si è sentita l’esigenza di far nascere un’associazione di volontariato di “amici” della biblioteca e perché i confini “fisici” della biblioteca vengono spesso frantumati per portarla “fuori di sé”, andando incontro a un utente che forse, diversamente, non sarebbe mai entrato in contatto con lei?

Dietro a tutte queste scelte c’è una grande e accurata regia, una volontà e una capacità, un impegno che va al di là del ruolo del bibliotecario tout court e un’esperienza che si può comprendere e apprezzare meglio leggendo questi brevi e avvincenti saggi che ci parlano di chi li ha scritti fin dal titolo…

Per l’utente, avere una biblioteca a propria disposizione è una ricchezza enorme e non solo dal punto di vista culturale. In biblioteca può nascere una rete di collaborazioni, si possono fare nuove amicizie, si possono condividere abilità e passioni. Ma niente di tutto ciò che offre la Biblioteca San Giorgio nasce dal caso.

Leggere i saggi di Maria Stella Rasetti è un modo per capire meglio una realtà di cui facciamo parte, per comprendere chi sta al di là del banco del prestito o negli uffici direttivi… ma che spesso e volentieri incontriamo al di qua di quel banco e in giro per la biblioteca come parti attive e presenti.

È un modo per vedere che c’è anche altro, che si può fare anche in un altro modo.

In una realtà sempre più individualista ed egoista, un piccolo trattato che va controcorrente e che, lungi dal professare un’utopia irrealizzabile, ci dimostra quotidianamente, con l’esempio della Biblioteca San Giorgio, come sia possibile rendere vero e concreto un progetto culturale alternativo, fatto di impegno ma anche di generosità.

Elena Zucconi