Come un romanzo russo

Vita di Lidia Sobakevis, Giovanni MaccariNel 1958 lo scrittore Max Aub fu protagonista di uno dei più eclatanti falsi della storia della letteratura. Il suo libro Jusep Torres Campalans è infatti la monografia/biografia di un pittore, contemporaneo di Picasso, in realtà mai esistito. L’opera venne presentata come reale e Campalans come realmente esistito, al punto da trarre in inganno tutti, editore, cultori ed esperti d’arte fino a quando lo stesso Aub non ne denunciò la qualità di falso.
Con Vita di Lidia Sobakevič (Pendragon, 2015) Giovanni Maccari compie, se possibile, qualcosa di ancora più ardito, proponendo al lettore un romanzo (a differenza di Aub, Maccari non intende imbrogliare nessuno) dove la biografia immaginaria dello scrittore russo Michele Sobakevič, che si rifugia in Europa e poi più precisamente in Italia, dopo la rivoluzione d’ottobre, si specchia in quella, ovviamente altrettanto immaginaria, della figlia, Lidia, la quale si fa portatrice e custode dell’arte e della grandezza di suo padre. Giovanni Maccari compie questo suo progetto creando un mondo fittizio ma assolutamente e rigorosamente realistico all’interno del quale la famiglia Sobakevič vive la propria esistenza. È, come lo è quello reale, un mondo fatto di dettagli, di piccoli fatti quotidiani inseriti in un contesto storico e sociale realmente esistito. Lo fa (e questo è un ulteriore effetto straniante) usando una lingua assolutamente non moderna, anzi quasi classica, inserendo all’interno di questo suo lavoro tutti gli elementi che sono tipici della grande letteratura russa: la grande saga familiare, la borghesia in disfacimento, i personaggi che si portano dietro la loro umanità ma anche le loro stranezze e le loro incontenibili follie.
Ed è in questo contesto che Maccari colloca i suoi personaggi. E in particolare quello di Lidia, sulle spalle della quale sembra essersi affastellata, negli anni, tutta l’esistenza della famiglia Sobakevič e più segnatamente quella di Michele, con il suo peso e la sua forza, fino a che tutto in qualche modo finirà per franarle addosso, come la casa di Terracina, dove la famiglia ha passato parte della propria vita, finisce per trasformarsi in un rudere che nessuno è in grado più di sostenere. La figura mitizzata di Michele, lentamente si rivela essere meno netta di quel che sembra e il suo talento appare offuscato, meno credibile. Non a caso, il personaggio a cui Maccari dedica la propria attenzione è quello della figlia, Lidia, che a Michele ha consacrato la propria esistenza, soprattutto a partire dal momento in cui lui non c’è più. La donna sembra voler afferrare l’essenza di questo padre assente, perso nel suo mondo che non è fatto solo di letteratura, ma anche di gioco d’azzardo, dove dilapida i propri scarsi guadagni, raccogliendone gli appunti, le tracce, gli scritti a volte insignificanti, nel tentativo di dare ordine alla sua dimensione di scrittore sottovalutato, relegato in un contesto di autori per pochi appassionati, ignorato e quasi dimenticato.
Una catalogazione certosina e maniacale che, come per le reliquie religiose che arrivano fino alla quarta classe, non si ferma solo alla sfera paterna ma anche al mondo con il quale lo scrittore è entrato in contatto, compresa lei stessa, la figlia dello scrittore, e come tale oggetto dello stesso interesse, anche lei un pezzo del puzzle della sua vita.
Sembra un libro di memorie, come quello di Tatiana Tolstoj. La lingua, la forma, le vicende familiari. Ma nella Vita di Lidia Sobakevič c’è più pepe, più sarcasmo, più cattiveria. La verità del romanzo appare più reale della realtà stessa. Lidia non si nasconde dietro alle parole. Lei è sgradevole, brusca, non si fa problemi né a mentire né a rubare le reliquie paterne. È un personaggio che appare negativo ma che la scrittura esalta e sublima nella sua missione di “curatrice” dell’opera del padre, nel suo amore per la scrittura.
L’amore incondizionato di una figlia verso un padre scrittore, la convivenza di più linguaggi, l’italiano di una patria che accoglie e il russo di una patria che non esiste più e che ha cambiato tutto, forse perfino quella lingua che lo scrittore Sobakevič usava per scrivere.
Ma siamo sicuri che la famiglia Sobakevič non sia mai esistita e che Lidia sia il parto di una fantasia tutta letteraria?

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