Una proposta culturale

pubblicoIeri Paolo Albani è passato a trovarci in libreria. Chi conosce l’opera di questo artista può ben immaginare come una delle sue principali caratteristiche sia la curiosità. Non a caso il titolo di un suo libro uscito solo in ebook e che vi consiglio caldamente è Fenomeni Curiosi (lo ha editato Note Azzurre, la collana curata da Dino Baldi, Elena Frontaloni e Paolo Maccari, per Quodlibet nel 2014). Ogni volta è un piacere parlare con lui, dato che proprio per questa sua indole si interessa sempre di fatti insoliti e ricchi di fascino, che riporta con estrema generosità. Ieri, dicevo, è passato a trovarci e ci ha parlato di un festival letterario del quale, lo ammetto, ignoravo l’esistenza. Si tratta, ci ha raccontato, di un festival del work in progress, dove gli scrittori incontrano il pubblico, raccontando l’opera a cui stanno lavorando. Questo proprio nel momento in cui la stanno scrivendo e senza magari sapere esattamente dove e come potrebbe andare a finire.

Una volta ho letto da qualche parte che in Italia esistono oltre mille festival a vario genere considerati culturali, molti dei quali dedicati al mondo dei libri. Si parla di tutto e di tutti i generi, dalla narrativa alla poesia, dagli autori agli editori, dalla filosofia alla storia, dal noir alla saggistica declinata in tutte le sue forme. Come ho detto, non conoscevo questo festival e non intendo certo metterne in discussione il valore culturale che mi appare evidente. Quel che mi permetto di contestare, seppure in maniera assolutamente bonaria, è la mancanza di coraggio che gli ideatori e organizzatori stanno dimostrando nel proporre un’operazione che, almeno a me, appare monca.

ScrittoriPer questo ho deciso io stesso di colmare quella che sento come una lacuna, organizzando personalmente un festival nella mia città. Nella mia idea, questo dovrebbe essere una vetrina dove gli scrittori, provenienti, se lo desiderano, anche dall’estero, possono presentare le opere che non hanno scritto e che non hanno alcuna intenzione di scrivere. Deve trattarsi, naturalmente, di opere inedite. Potrà sembrare, questa mia, una precisazione fin troppo pignola e forse anche inutile, ma vorrei evitare che, ad esempio, lo scrittore A venisse a parlare di un romanzo che non ha scritto e non intende scrivere, magari parlandone anche male, e si venisse poi a scoprire che quest’opera è stata in realtà scritta e pubblicata dall’autore B (magari acerrimo nemico dello scrittore A e suo rivale nella scalata alle classifiche), con tutto l’immaginabile seguito di azioni e contro azioni legali che gli avvocati dei due potrebbero intentare anche contro il festival. Da qui la necessità di avere opere non scritte e assolutamente inedite. L’autore avrebbe la possibilità, davanti al proprio pubblico, di raccontare la storia che non scriverà mai, spiegando le ragioni profonde che lo hanno portato a tale scelta. Naturalmente queste storie non scritte, pena la perdita di serietà e rigore da parte del festival, dovranno rimanere tali e di esclusivo dominio della manifestazione. Si potrebbe tuttalpiù immaginare un catalogo che le riunisca anno per anno, in modo che ne resti traccia, così da impedire a qualche scrittore furbetto di attendere magari un lustro e poi, approfittando vigliaccamente del passare del tempo, dare fraudolentemente alle stampe il libro presentato.

pellicciaUna sezione del festival, a mio avviso, dovrebbe essere dedicata ai non scrittori, ovvero a coloro che mai fino ad allora abbiano scritto qualcosa che sia anche solo vagamente paragonabile ad un’opera di fantasia e che non intendano minimamente farlo in futuro. Sarebbe molto bello se ad ascoltarli ci fosse un pubblico di non lettori o, meglio ancora, di analfabeti (vanno bene anche gli analfabeti di ritorno).

Sono certo che il mio festival, che potrei chiamare Non l’ho scritto, non l’ho letto!, troverà un suo posto tra l’offerta culturale del nostro paese.

Mentre scrivo mi viene in mente che, per arrivare alla perfezione, l’ideale sarebbe che questo festival non esistesse, ma fosse solo aggiunto all’elenco dei festival, alla voce festival che non si terranno mai.

 

Sergio Salabelle

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L’inondazione – Incontro con Adrian Bravi

Sabato 28 novembre alle 18 alla Libreria Indipendente Les Bouquinistes, via dei Cancellieri 5 a Pistoia, Paolo Albani incontra lo scrittore Adrian Bravi autore del romanzo L’inondazione (Nottetempo, 2015).

InondazioneMorales vive con Clemente, un cane arancione con le orecchie appese, in una soffitta di Río Sauce. Un paese che prende il nome da un fiume e che, dopo un’inondazione, è diventato una distesa d’acqua disseminata di tetti. Tutti gli abitanti lasciano le loro case sommerse tranne Morales che passa le sue giornate a percorrere il paese in barca, a mangiare fagioli neri all’osteria del Turco Hasan e a sorvegliare le mosse di un enorme caimano che si stabilisce nella stanza dei figli. Con l’andare del tempo ha la strana sensazione che i luoghi non siano piú dove li ricordava e che la mappa del paese si sia scomposta, a eccezione del cimitero sommerso dove riposa la moglie. Tutto potrebbe restare eternamente sul fondo del fiume, se su Río Sauce non gravasse la minaccia di una speculazione, e un gruppo di imprenditori, forse cinesi, non si apprestasse a comprare per poco il passato di una cittadina fantasma infestata di coccodrilli. Con la sua lingua incantata Bravi racconta una vicenda a fior d’acqua, in cui tutte le grandi avventure umane, le minacce, le promesse, le nostalgie e gli affetti avvengono nel calibrato silenzio di una vita sospesa.

 

Adrián N. Bravi (San Fernando, Buenos Aires, 1963), vive a Recanati e lavora come bibliotecario presso l’università di Macerata. Nel 2004 comincia a scrivere in italiano: dopo l’esordio con Restituiscimi il cappotto (Fernandel, 2004), ha pubblicato con nottetempo La pelusa (2007), Sud 1982 (2008), Il riporto (2011), L’albero e la vacca (nottetempo/Feltrinelli 2013) con il quale è stata inaugurata la collana indies di Feltrinelli e ha vinto il Premio Bergamo 2014. Nel 2015 l’editoriale argentina Sofia Cartonera ha pubblicato una breve raccolta dei sui racconti, Después de la línea del Ecuador. Nel 2012, il cortometraggio di Andrea Papini ispirato al romanzo Il riporto ha vinto la prima edizione del Premio Bookciak 2012. I suoi libri sono stati tradotti al francese, all’inglese e allo spagnolo.

info: lesbouquinistes@libero.it oppure 05731780084

Oltre la crisi

FS_-03Manlio Aicardi, un illustre imprenditore della nostra città, è da circa cinquant’anni il titolare di un’azienda il cui settore sembra non conoscere crisi. Si occupa, insieme ai suoi circa trenta dipendenti, della ricerca, rimozione e a volte, ma non sempre, sostituzione di Luoghi Comuni. Lavorano su testi scritti di ogni genere, come ad esempio narrativa, poesia ma anche saggistica, testi teatrali e sceneggiature per il cinema. Raramente, anche se può capitare, prestano la loro assistenza per la ripulitura di discorsi da tenere in pubblico: interventi a conferenze, dibattiti o comizi che, specialmente questi ultimi, sono per loro natura ricchi di ovvietà. Dalla metà degli anni sessanta, quando la fondò insieme al fratello Ermete (scomparso di recente), la Mezze Stagioni S.R.L., questo in nome della ditta (ispirato, come è facile intuire, ad uno dei più noti luoghi comuni), non ha fatto altro che incrementare il proprio fatturato. Questo nonostante si tratti di un tipo di attività la cui esistenza è spesso nota solo agli addetti ai lavori e di cui non si sente parlare molto in giro.

«Nel corso di questi cinquant’anni abbiamo lavorato – racconta il signor Manlio – con i più importanti quotidiani del paese, con ottimi risultati e senza che mai ci mancasse il da fare. Pensi – continua il titolare, accendendosi un mezzo toscano – che quando è nata, la nostra ditta si occupava, più genericamente, di banalità. La mole di lavoro era enorme, soprattutto quando le case editrici cominciavano, in vista del Natale, a lavorare ai libri strenna. Mio fratello e io non avevamo neppure un giorno libero alla settimana. Niente ferie, niente malattia. Questo ha significato trascurare la famiglia, gli amici e i nostri interessi personali. Negli anni ottanta ci siamo resi conto che la quantità di banalità era talmente debordante da rischiare di travolgerci. Abbiamo dunque deciso di specializzarci individuando un settore più ristretto, ma sufficientemente ampio da garantirci una operatività adeguata. I Luoghi Comuni, essendo da un punto di vista strettamente merceologico, una sottocategoria del più vasto settore delle Banalità, si ritrovano generalmente in minore quantità negli scritti che andiamo a trattare, ma, mi creda, risultano comunque abbondantissimi.»

Davanti a un bicchiere di grappa contadina, l’Aicardi ci spiega come si tratti di un lavoro delicatissimo, specialmente quando ci si trova a intervenire su testi di mole piuttosto corposa.

vespa-scooter-vintage«Occuparsi di un articolo o di una breve relazione o saggio di poche cartelle può essere, per un professionista, relativamente facile. Anche se a volte i luoghi comuni sono talmente tanti (sopratutto in pezzi scritti per quotidiani locali, per riviste femminili o per dispense che si rivolgono agli amanti delle motociclette, specie se fuori strada), che è difficile non trovarsi, a fine ripulitura, con in mano nient’altro che un pugno di congiunzioni, sostantivi e qualche avverbio.

«Il caso più inquietante però mi è capitato alcuni anni fa, con uno scrittore (del quale non posso fare il nome per il patto di riservatezza che ci lega indissolubilmente alla clientela), il cui romanzo ci venne sottoposto dall’editore, quasi si trattasse di un pro-forma. Affidai il delicatissimo incarico ad uno dei nostri tecnici più validi. Dopo una sessione durata oltre 36 ore (che noi chiamiamo chiusa, dato che deve svolgersi, per l’appunto, a porte chiuse, senza interruzioni e contatti con il mondo reale), riuscì ad identificare un unico luogo comune che però, una volta estratto, si rivelò essere il perno su cui girava tutta l’opera. Ad estrazione avvenuta, il romanzo si ripiegò su sé stesso e fu addirittura impossibile leggero per molti anni, almeno finché l’illustre autore non si decise a riscriverlo quasi per intero. Capirà – conclude Manlio – quanto possa essere delicato questo nostro lavoro.»

Di seguito, grazie alla generosità del signor Aicardi, che ci ha gentilmente concesso di dare un’occhiata ai suoi preziosi archivi, pubblichiamo una breve lista di alcuni dei più significativi luoghi comuni estratti da opere di narrativa. Ovviamente non ci è concesso rivelare i nomi degli autori o i titoli dei romanzi dai quali provengono, ma siamo certi che i più attenti lettori non faranno troppa fatica a identificarne l’origine:

– I film vanno visti in lingua originale

– Pertini è stato il miglior presidente

– I politici sono tutti dei ladri

– Parli bene tu, che non hai figli!

– Il parquet è bello ma è troppo delicato.

Sergio Salabelle

Lettera a un Editore

Gentilissimo Editore,

grassoabbiamo ricevuto oggi la sua comunicazione di rifiuto che i nostri collaboratori hanno letto con grande attenzione. Nel ringraziarla, innanzitutto, per aver pensato a noi, vorremmo argomentarle alcune delle nostre riflessioni, nella speranza di farle cosa gradita.

 Saltiamo i preamboli: il suo elaborato ci è apparso interessante, almeno nella prima parte, che viene sviluppata con criterio, intelligenza e con una sicura padronanza degli argomenti trattati. Lo stile asciutto e la prosa priva di enfasi sono sicuramente apprezzabili e non hanno mancato di attirare la nostra attenzione.

Ci è piaciuto trovare, in contrapposizione all’ottuso e immotivato ottimismo dei nostri giorni, un suo pessimismo assoluto e demodé (illuminante in questo senso il punto in cui si dice: opere tanto insulse non vedranno mai la luce e neppure un pazzo privo di gusto oserebbe dare alle stampe un simile scempio”), celato dietro a un evidente amore per il paradosso. Abbiamo gradito i rimandi coltissimi, anche se non le sfuggirà come un eccesso di citazionismo tenda, a volte, ad appesantire il testo (pensiamo in particolare al continuo rimando a Piero Manzoni e alla sua Merda dartista). Riferimenti di questo genere, che sono il pane quotidiano per noi addetti ai lavori, rischiano di rimanere oscuri ad una buona parte dei lettori meno raffinati, che finiscono con lesserne disorientati. Piacevolissimo invece il passaggio in cui il manoscritto oggetto della sua analisi viene definito, non senza originalità “tedioso fino all’eccesso. sciocco e zeppo di banalità”. Abbiamo apprezzato e non poco l’utilizzo di certe figure retoriche (stupenda l’anafora con cui apre il secondo paragrafo: “butti il suo romanzo, butti il suo computer nel cesso” o l’iperbole con cui il testo inviatovi viene definito “mille volte peggio della più puzzolente immondizia”). Insomma, non mancherebbe (ma, ci teniamo a precisarlo, solo in questa prima parte), del materiale su cui lavorare, magari con lausilio di un editing neppure troppo spinto che potrebbe rendere la sua creazione assai più accattivante per il lettore odierno.

Il problema, caro Editore, ma dovremmo dire i problemi, nascono nella seconda parte.

boxOnestamente non è la prima volta che riceviamo lettere dal contenuto analogo a quella che lei ci ha voluto inviare. Anzi, ne riceviamo continuamente. A decine ogni giorno. Come saprà la nostra produzione conta oramai più di trentadue romanzi, cento e passa racconti, oltre trecento poesie nelle metriche più svariate e una serie infinita di canzoni mai musicate. Si tratta di materiale, come è noto, interamente inedito perché rifiutato da editori, alcuni dei quali, lo diciamo con orgoglio, sono fra i più prestigiosi del paese. Se potessimo farle il nome (e non lo faremmo mai, per correttezza e pudore) dei fior di editori che hanno letto e rifiutato le nostre opere, siamo certi che rimarrebbe assai sorpreso.

Ma tornando alla sua, non possiamo non confessarle la delusione che abbiamo provato, una volta superare le prime dieci righe, quando ci siamo improvvisamente trovati di fronte a una serie innumerevole di luoghi comuni, banalità e frasi fatte. Un linguaggio sciatto e una scrittura trascurata, quasi lei, dopo essersi impegnato lungo il primo tratto del suo elaborato, non vedesse l’ora di raggiungerne la fine. Non c’era, torniamo a dirle, in quella seconda parte, nulla che fosse originale ma tutto un magma di già sentito, già abbondantemente masticato e digerito da chiunque abbia un minimo di esperienza in questo settore. Una caduta di stile inimmaginabile leggendo la prima parte del suo testo.

f2c82f077222c763a08a2bc8a6d64d93Non vogliamo sembrarle troppo severi, caro Editore, e la sproniamo anzi a continuare a provarci, perché non è difficile intuire in lei delle capacità e un indubbio talento, anche se ancora acerbi. Non deve lasciare che il mestiere prenda il sopravvento, ma deve cercare invece, con tutte le sue forze e con il talento di cui è indubbiamente capace, di proseguire in un percorso di crescita che sicuramente darà i suoi frutti. Per ora, caro Editore, ci troviamo costretti a dirle che il suo elaborato non è ancora sufficientemente maturo per interessarci e che, per le ragioni che abbiamo cercato di portare alla luce, non possiamo prenderlo in considerazione.

Non ci rimane che ringraziarla per aver pensato a noi e l’aspettiamo, questo sicuramente, ad una prova più matura.

Auguri sinceri per il suo lavoro.

Un cordiale saluto

L’Autore

Bibliografia dei folli

Sabato 14 novembre, alle 18, presso la Libreria Indipendente Les Bouquinistes, via dei Cancellieri, 5 a Pistoia, in occasione della sua pubblicazione, lo scrittore Paolo Albani conversa con Jacopo Narros, curatore e traduttore della prima edizione italiana della Bibliografia dei folli di Charles Nodier, edito nella collana di ebook Note Azzurre di Quodlibet.

i folli letterariCi sono generi letterari all’apparenza freddi che possono risvegliare nel lettore un piacere del testo assimilabile a quello di un romanzo, di una narrazione ricca di personaggi, trame, aneddoti e divagazioni. Questo è quello che succede a chi apre la Bibliografia dei folli di Charles Nodier (1780-1844), scrittore romantico importante sebbene non proprio conosciutissimo, che in questo veloce testo del 1835 passa in rassegna una lista di scrittori quasi dimenticati, tra i quali spuntano i più famosi Francesco Colonna, autore dell’Hypnerotomachia Poliphili, e Cyrano de Bergerac. Nodier chiama per primo questi scrittori «folli letterari»: sono autori mattoidi che riempiono libri e libri di almanaccamenti spesso fuori luogo e deliranti, e che nonostante la sicurezza della propria genialità finiscono in fondo ad archivi e biblioteche eludendo ogni sogno di gloria. In questa Bibliografia dei folli si passa in mezzo a idiomi oscuri creati da semi-analfabeti, processi dell’Inquisizione, cataloghi di oggetti (libri, candelabri, abiti in frisetto nero…), eresie quantomeno divertenti, tutta un’accozzaglia di dettagli biografici, particolarità bibliografiche e frecciate critiche (per esempio a Voltaire) che fanno di questa Bibliografia un racconto sulle stranezze umane. La fortuna di questo testo, finora inedito in italiano, è stata soprattutto postuma: qui guardava Raymond Queneau mentre lavorava a un libro sui «folli letterari» francesi del XIX secolo, e qui guardavano quelli che, come lui e dopo di lui, come ha scritto, sono andati a caccia di «fantasmi che resuscitano, larve che reclamano il loro posto nel Pantheon delle piccole e grandi glorie, ipersconosciuti che pretendono la paramisconoscenza, paramisconosciuti che sfilano a loro volta sulla scena delle Follie Celebri, bacucchi e dementi che mendicano la loro riabilitazione, ingenui e ignoranti che lasciano le loro candidature postume alle varie accademie».

 per informazioni lesbouquinistes@libero.it oppure tel 0573 1780084

Così vicino, così lontano

ANTICORSOComincia giovedì prossimo, il 12 novembre alle 20.30 alla libreria indipendente Les Bouquinistes, in via dei Cancellieri, 5 a Pistoia, l’anticorso sperimentale di scrittura di sé e del mondo: la distanza.

Anna Rusconi ci guiderà in un percorso di scrittura autobiografica in quattro appuntamenti incentrato sul tema forte della distanza.

Anna Rusconi traduce dall’inglese. Ha insegnato alla Scuola Superiore per Interpreti e Traduttori di Milano, al laboratorio di Traduzione Letteraria e Saggistica della laurea specialistica in lingue straniere dell’Università di Pisa e al Master di II livello in Traduzione di Testi Post-Coloniali in Lingua Inglese, sempre all’Università di Pisa.


Ciascuno porti la penna o la matita con cui gli piace scrivere.

 


Giovedì 12, 19, 26 novembre, 3 e 10 dicembre 2015 dalle 20.30 alle 22 circa.
Per informazioni e prenotazioni: lesbouquinistes@libero.it – tel. 0573 1780084 – cell. 328 7432522

Un reato letterario

cropped-bookpicNon siamo soliti dare notizie di stampa su questa pagina, ma un fatto di cronaca apparso oggi sul Quotidiano ci spinge a fare un’eccezione, con l’unica ragione che sembra essere coinvolto in questi fatti un illustre rappresentante della nostra categoria.

“La squadra mobile della nostra città ha tratto in arresto, nelle prime ore della giornata di ieri, il sedicente libraio V. M. di anni 42. A quanto si è potuto apprendere da fonti interne alla procura, l’accusa è di quelle che fanno accapponare la pelle: “esercizio abusivo della professione libraria”. L’uomo, infatti, un elegante signore che al momento della cattura indossava pantaloni in gabardine, una giacca sportiva ed un pullover color cachi con lo scollo a V, sopra ad una camicia di taglio “americano”, ha gestito per circa quattordici anni la Libreria da Aldo, senza averne alcun titolo. È grande lo sconcerto, misto a stupore, che la notizia ha prodotto nel quartiere dove veniva illegalmente condotta l’attività. Alcune madri, che spesso si sono trovate a chiedere al V.M. consigli di lettura per i loro figli, si sono dette molto preoccupate: «Mi domando come sia possibile – ha dichiarato indignata Franca U., una giovane donna, madre di sei figlie femmine – che venga tollerato un simile abuso in una città come la nostra. Siamo pronti ad accettare qualsiasi ingiustizia, anche il più orrendo dei soprusi, ma non possiamo permettere che vi sia chi specula sulla pelle dei nostri ragazzi.». Il V.M., si è appreso in queste ore, non è nuovo a questo tipo di reati essendo già noto agli investigatori per un episodio truffaldino verificatosi in passato. Pare infatti che già diciassette anni fa, il V.M. abbia tentato di farsi pubblicare un romanzo privo di solida trama e infarcito di concetti privi di costrutto. Secondo le notizie che filtrano dall’ambiente giudiziario, pare che l’uomo avesse tentato di dare alle stampe il libro sotto falso nome, da qui il mancato collegamento col libraio di via Ardghen.

8365cd20bc2c7f6fdb3d78a6a54b076aSembra che, pur non avendo i necessari requisiti previsti dalla legge, l’esercente fosse solito “consigliare” dei libri ai propri clienti. Gli affari, a quanto si apprende, negli ultimi mesi avevano segnato una leggera flessione, forse anche a causa della pressione che le forze dell’ordine avevano iniziato ad esercitare sull’uomo. «Da qualche tempo – racconta C.O., una giovane e graziosa lettrice di romanzi rosa – il sig. V. aveva iniziato a commettere alcune spiacevoli imprecisioni, sbagliando anche di parecchio i propri suggerimenti. A me, ad esempio, di recente ha segnalato un poderoso volume di economia». E non è la sola. Sentite cosa racconta ai nostri microfoni il poeta G.G., noto frequentatore della rivendita: «Se mi avessero chiesto un parere sul sig. V.M. una settimana fa, non avrei avuto alcuna remora nel definirlo uno dei migliori librai della città e forse anche della regione, ma quando sabato scorso mi ha offerto un libro scritto da un calciatore, dicendomi che faceva proprio al caso mio, mi sono reso conto che qualcosa non andava. E badi che non si trattava di uno scherzo, il sig. V.M. non scherzava mai. Neanche per scherzo, oserei dire.»

Poi l’epilogo: la libreria, dalle prime ore del mattino, è stata posta sotto sequestro dalle autorità. Com’è facile intuire la notizia ha provocato lo sconcerto tra i numerosi lettori e i curiosi che già intorno alle 9 si aggiravano nei pressi dell’esercizio commerciale in cerca di novità. Per il momento – ci informano dalla procura – non è dato sapere se e quando potrà riprendere l’attività e se questa verrà gestita dalla famiglia dell’arrestato o da un commissario straordinario, come già chiedono a gran voce alcuni consiglieri comunali dell’opposizione.”