Lettera a un Editore

Gentilissimo Editore,

grassoabbiamo ricevuto oggi la sua comunicazione di rifiuto che i nostri collaboratori hanno letto con grande attenzione. Nel ringraziarla, innanzitutto, per aver pensato a noi, vorremmo argomentarle alcune delle nostre riflessioni, nella speranza di farle cosa gradita.

 Saltiamo i preamboli: il suo elaborato ci è apparso interessante, almeno nella prima parte, che viene sviluppata con criterio, intelligenza e con una sicura padronanza degli argomenti trattati. Lo stile asciutto e la prosa priva di enfasi sono sicuramente apprezzabili e non hanno mancato di attirare la nostra attenzione.

Ci è piaciuto trovare, in contrapposizione all’ottuso e immotivato ottimismo dei nostri giorni, un suo pessimismo assoluto e demodé (illuminante in questo senso il punto in cui si dice: opere tanto insulse non vedranno mai la luce e neppure un pazzo privo di gusto oserebbe dare alle stampe un simile scempio”), celato dietro a un evidente amore per il paradosso. Abbiamo gradito i rimandi coltissimi, anche se non le sfuggirà come un eccesso di citazionismo tenda, a volte, ad appesantire il testo (pensiamo in particolare al continuo rimando a Piero Manzoni e alla sua Merda dartista). Riferimenti di questo genere, che sono il pane quotidiano per noi addetti ai lavori, rischiano di rimanere oscuri ad una buona parte dei lettori meno raffinati, che finiscono con lesserne disorientati. Piacevolissimo invece il passaggio in cui il manoscritto oggetto della sua analisi viene definito, non senza originalità “tedioso fino all’eccesso. sciocco e zeppo di banalità”. Abbiamo apprezzato e non poco l’utilizzo di certe figure retoriche (stupenda l’anafora con cui apre il secondo paragrafo: “butti il suo romanzo, butti il suo computer nel cesso” o l’iperbole con cui il testo inviatovi viene definito “mille volte peggio della più puzzolente immondizia”). Insomma, non mancherebbe (ma, ci teniamo a precisarlo, solo in questa prima parte), del materiale su cui lavorare, magari con lausilio di un editing neppure troppo spinto che potrebbe rendere la sua creazione assai più accattivante per il lettore odierno.

Il problema, caro Editore, ma dovremmo dire i problemi, nascono nella seconda parte.

boxOnestamente non è la prima volta che riceviamo lettere dal contenuto analogo a quella che lei ci ha voluto inviare. Anzi, ne riceviamo continuamente. A decine ogni giorno. Come saprà la nostra produzione conta oramai più di trentadue romanzi, cento e passa racconti, oltre trecento poesie nelle metriche più svariate e una serie infinita di canzoni mai musicate. Si tratta di materiale, come è noto, interamente inedito perché rifiutato da editori, alcuni dei quali, lo diciamo con orgoglio, sono fra i più prestigiosi del paese. Se potessimo farle il nome (e non lo faremmo mai, per correttezza e pudore) dei fior di editori che hanno letto e rifiutato le nostre opere, siamo certi che rimarrebbe assai sorpreso.

Ma tornando alla sua, non possiamo non confessarle la delusione che abbiamo provato, una volta superare le prime dieci righe, quando ci siamo improvvisamente trovati di fronte a una serie innumerevole di luoghi comuni, banalità e frasi fatte. Un linguaggio sciatto e una scrittura trascurata, quasi lei, dopo essersi impegnato lungo il primo tratto del suo elaborato, non vedesse l’ora di raggiungerne la fine. Non c’era, torniamo a dirle, in quella seconda parte, nulla che fosse originale ma tutto un magma di già sentito, già abbondantemente masticato e digerito da chiunque abbia un minimo di esperienza in questo settore. Una caduta di stile inimmaginabile leggendo la prima parte del suo testo.

f2c82f077222c763a08a2bc8a6d64d93Non vogliamo sembrarle troppo severi, caro Editore, e la sproniamo anzi a continuare a provarci, perché non è difficile intuire in lei delle capacità e un indubbio talento, anche se ancora acerbi. Non deve lasciare che il mestiere prenda il sopravvento, ma deve cercare invece, con tutte le sue forze e con il talento di cui è indubbiamente capace, di proseguire in un percorso di crescita che sicuramente darà i suoi frutti. Per ora, caro Editore, ci troviamo costretti a dirle che il suo elaborato non è ancora sufficientemente maturo per interessarci e che, per le ragioni che abbiamo cercato di portare alla luce, non possiamo prenderlo in considerazione.

Non ci rimane che ringraziarla per aver pensato a noi e l’aspettiamo, questo sicuramente, ad una prova più matura.

Auguri sinceri per il suo lavoro.

Un cordiale saluto

L’Autore

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