Un incomprensibile equivoco

grande scrittoreIginio Collagrossi è mio cugino. Tutti lo conoscono e sanno che è un grande scrittore, forse il maggiore tra gli italiani viventi. Ha ricevuto nel corso della sua carriera ormai quasi trentennale (ha oggi sessantadue anni compiuti) molti riconoscimenti, anche internazionali. Deve tanta della sua fama all’attenzione della critica più esigente, che non ha mancato di fargli sentire il proprio appoggio e la stima che un artista come mio cugino merita. Come dicevo, le sue doti, col tempo, gli hanno fatto meritare i premi più prestigiosi (non li elenco qui perché sono certo che chiunque segua la cronaca letteraria dei principali quotidiani sia già pienamente informato) e si dice che più di una volta il suo nome sia finito nella rosa ristretta del Nobel. Finalmente, dopo un’iniziale diffidenza, anche il pubblico sembra essersi accorto della sua grandezza. In breve le sue opere sono diventate il centro di dibattiti e conversazioni, tavole rotonde ed elzeviri. Più di un regista si è fatto avanti per dimostrare il proprio interesse, ma Iginio Collagrossi è scettico e teme che la sua opera, trasposta in forma cinematografica possa essere in qualche misura tradita o, addirittura, intellettualmente svenduta. È per questo e non certo per un senso di superiorità o di arroganza che non ha fin qui accettato le proposte che sono arrivate.

Recentemente, durante un breve soggiorno a Parigi, ho scoperto che la capitale francese letteralmente lo adora e le televisioni fanno a gara per intervistarlo. La prestigiosissima rivista Le Magazine Littéraire (le journal des livres et des écrivains) gli ha dedicato una copertina alcuni mesi fa e un’ampia monografia.

Tutto questo mi rende felice e mi riempie di orgoglio ma ha per me dell’incredibile. Bisogna infatti ricordare che mio cugino, ad oggi, non ha ancora scritto un bel niente. Non una sola riga che giustifichi giudizi tanto lusinghieri sulla sua opera. Un’opera, di fatto, inconsistente, priva di concretezza, dalla struttura direi evanescente. Eppure, inspiegabilmente, almeno per me, la critica ha sempre trovato in lui un geniale senso della narrazione, trasformando quelli che io vedevo come elementi negativi in punti di forza, a suo vantaggio. Ad esempio, il fatto che mio cugino Iginio Collagrossi sia totalmente analfabeta, a parere dei critici, rende la qualità della sua scrittura ancora più rara e preziosa.

5401d4a553a8e12bc5c93a34a3ed1fbbSi chiedeva provocatoriamente, alcuni anni fa, dalle pagine di una notissima rivista il decano dei critici italiani: «come può un analfabeta che non ha mai scritto nemmeno una riga essere il più grande scrittore italiano? È proprio qui – continuava – che risiede, a mio avviso, il mistero della sua arte. È il vuoto (il vacuus che i latini intendevano come assoluta mancanza di materia) creato dalla sua scrittura che lo pone ai vertici della narrativa post novecentesca». Il mio stupore e la mia incredulità sono aumentati quando mio cugino ha iniziato ad essere tradotto nelle principali lingue del mondo. Jean Claude Balestra, il notissimo saggista e scrittore francese, ha detto di lui: «Benché sia stata per decenni considerata intraducibile, l’opera di Collagrossi assume in francese una colorazione e una corposità inedite fino ad ora, questo grazie anche alla traduzione di Lise Vagheggi. (…) Ai vuoti collagrossiani si affianca un horror vacui in grado di riempire di senso la sua totale assenza narrativa».

il_fullxfull.342043791Non fraintendetemi. Vi prego di credere che quanto sto per scrivere non è dettato né da animosità (voglio sinceramente bene a mio cugino e ne apprezzo molti aspetti, anche privati) né da invidia (non nutro alcun tipo di velleità letteraria e gli augurerei, se la meritasse, ben più della fortuna che ha) ma temo vi sia un certo fraintendimento che, nessuno di noi, in famiglia, riesce a giustificare, primo fra tutti il diretto interessato. Mi sono preso la briga di intervenire in questa sede per far conoscere il pensiero della mia famiglia e dei suoi amici più cari: Iginio Collagrossi non è propriamente un grande scrittore. Anzi, se proprio dovessi servirmi di un termine che possa adeguatamente descriverlo, pur ringraziando quanti hanno voluto vedere in lui un intellettuale di prima grandezza, direi che Iginio Collagrossi, mio cugino, è semplicemente un cretino. Nient’altro. Credete a me che lo conosco da sempre.

Sergio Salabelle

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