Un autore dimenticato

49e5c7981f41b410a95b08b6e3fe69f3Uber Fragonardi, primo figlio di Abton, è stato pure lui, come suo padre, uno scrittore di quelli che contavano nella seconda metà del Novecento. Sembrano essere stati entrambi dimenticati dal grande pubblico, che pure un tempo li ha adorati, e soffrono attualmente anche della disattenzione (colpevole) della critica. Al punto che molti, sentendo fare il loro nome, cambiano immediatamente discorso, buttandola, come si suol dire, in burletta. Eppure c’è stato un periodo in cui Abton Fragonardi pubblicava due tre libri l’anno, e tutti avevano lo spessore e la grandezza dei capolavori.

Girava per la città, Abton, indossando un cappotto dal collo di pelliccia e un cappello floscio, con quel portamento che gli sembrava adatto ad un illustre scrittore. Questo anche se a lui sembrava di non darlo a vedere e anzi, quando gli capitava che qualche suo ammiratore glielo facesse presente, dicendogli magari: «Lei, caro Fragonardi, lei sì che è un grande scrittore», lui si schermiva dicendo «Ma no, ma no, cosa dice. Sono ben altri i grandi scrittori». Questo anche se in cuor suo si sentiva fortificato nella convinzione di essere, per l’appunto, un grande scrittore. Erano, del resto, gli anni in cui non c’era salotto, nella capitale, che non contasse sulla sua presenza. I romanzi pubblicati in quegli anni gloriosi, avevano titoli come Un ferro da stiro, Presbite, Matita spuntata o Sgranocchiando, forse il suo testo più noto. Erano anche gli anni in cui nella casa di via Olter si potevano incontrare scrittori e intellettuali, star di Cinecittà e attori americani di passaggio per Roma. Abton sembrava essere, in quel momento, il centro del mondo.

Oscar+March+10+1923Per Uber, che in quegli anni non aveva ancora raggiunto la maggiore età, la vita poteva essere difficile. Non era semplice, in particolare, confrontarsi con un padre simile. In cerca di una propria collocazione nel mondo, Uber Fragonardi diede inizio ai suoi primi esperimenti di scrittura. Si trattò di tentativi che, se pur lodevoli, non si dimostrarono assolutamente soddisfacenti: le frasi composte erano solitamente smozzicate, le parole usate banali e i concetti miseramente esposti. Il suo primo romanzo (il cui titolo provvisorio era Una ciabatta a corrente alternata) dopo un incipit non del tutto disprezzabile («Oggi fa orribilmente caldo.»), forse influenzato dalle reali condizioni meteorologiche del momento, venne bruscamente interrotto per non essere mai più ripreso. Altre opere soffrivano di una certa indole, per così dire, imitativa (è noto un suo racconto pubblicato su una rivista ciclostilata, la cui trama somiglia sospettosamente a quella de Il vecchio e il mare di Hemingway) o erano totalmente insulse, come ad esempio alcuni abbozzi ritrovati nei suoi diari e che si sono letti poi in certi studi critici fatti in seguito (da citare, fra i tanti, questo: “Un uomo con la barba è incerto se radersi o fumarsi un’altra Muratti”).

È in questo clima di incertezza circa la propria reale vocazione narrativa che si forma la poetica di Fragonardi. Uno scrittore indubbiamente di valore e da riscoprire.

Quel che interessa però sottolineare in questa sede è il periodo così detto del correttivismo, che ebbe il suo svolgimento a Milano, dove Fragonardi, alle prese con un certo ribellismo giovanile, ultimava la sua formazione universitaria. La biblioteca della facoltà di lettere dell’ateneo lombardo ospita attualmente copie di opere altrui che il giovane aveva, si dice oggi, trattato, ma che allora, non comprendendone la grandezza, si sosteneva (con orrendo neologismo) che avesse piuttosto vandalizzato se non addirittura rovinato irreparabilmente. È infatti a causa di queste sue opere che Fragonardi venne ad un certo momento allontanato da tutte le scuole e mai più poté riprendere gli studi, rimanendo per sempre col cruccio di non essere andato oltre il titolo di ragioniere.

cca25aa9e2b706367c30ced592e2b017Per un breve accenno (troppo tempo sarebbe necessario se volessimo andare a fondo) proporrei di entrare maggiormente nello specifico. Qualche esempio concreto potrà esserci d’aiuto. I testi trattati dal giovane, sono adesso conservati all’interno di teche espositive e costituiscono parte di un ideale percorso conoscitivo dell’opera di Fragonardi. Si tratta, lo diciamo per chi non conoscesse questi primi lavori, di annotazioni fatte a penna o a matita a margine o, addirittura, a copertura del testo, a mo’, appunto, di correzioni. Uno degli esempi più noti e forse una delle opere più riuscite tra quelle della sua prima giovinezza riguarda l’intervento operato da Uber Fragonardi  sul verso conclusivo dell’ultimo canto dell’Inferno. Dante e Virgilio, come tutti ricorderanno, si ritrovano, una volta percorso il tratto che collega l’Inferno al Purgatorio, a contemplare il cielo notturno. I versi del sommo poeta sono immortali e per questo scolpiti nella memoria di ognuno: «E quindi uscimmo a riveder le stelle» (Inferno XXXIV, 139). Nel testo conservato presso la Biblioteca di facoltà, un tratto deciso di penna (opera, si crede, dello stesso Fragonardi) cassa l’ultima parola, sostituendola con altra, che fa suonare il verso in maniera completamente differente e assai più prosaica: «E quindi uscimmo a riveder le stalle». La critica si è a lungo interrogata e divisa, per giunta, in cerca di un’interpretazione filologicamente coerente con l’opus dantesco delle rivisitazioni di Uber Fragonardi. Non è questa la sede per riassumerli, ma molte pagine e molti anni di lavoro sono stati spesi per arrivare a conclusioni spesso diametralmente divergenti. Ancora, il finale notissimo del Processo di Franz Kafka, nella traduzione di Primo Levi: «Come un cane! – disse, e fu come se la vergogna gli dovesse sopravvivere.», diviene «Come un gatto! – disse, e fu come se i croccantini gli dovessero mancare.»

Più elaborata appare invece la correzione di uno degli incipit più sublimi della storia della letteratura, quello della Recherce proustiana, a partire dal volume intitolato La strada di Swann, nella traduzione di Natalia Ginzburg (Einaudi, 1963). Ecco la traslitterazione di Fragonardi:

«Per molto tempo, mi sono fatto una birra la sera. A volte, non appena svuotata la bottiglia, mi si chiudevan gli occhi così subito che neppure potevo dire a me stesso: “Son sbronzo!”.»

ALESSANDRO+MANZONIVi sono numerosi altri esempi. Sono tutti facilmente rintracciabili, la gran parte anche in rete. Resta un mistero quasi inestricabile la frase posta a mo’ di esergo sulla prima edizione dei Promessi Sposi, di Alessandro Manzoni che sembra non fare alcun riferimento all’opera oggetto della correzione, come invece fanno tutte le altre, non solo quelle che ho preso qui in esame. La frase, posta a metà della pagina, leggermente spostata sulla destra, recita semplicemente: «Scemo chi legge».

Sergio Salabelle

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