Umorismo involontario

01-albani-a4-a001-1Sabato prossimo, 17 settembre, alle 18 ospitiamo in libreria Paolo Albani, col suo nuovo libro, Umorismo involontario, pubblicato da Quodlibet, nella prestigiosa collana Compagnia Extra, curata da Ermanno Cavazzoni e Jean Talon. Sarà veramente un piacere ospitare Paolo Albani, perché è un artista e uno scrittore che stimiamo molto e di cui ammiriamo sinceramente le opere e gli scritti, ma anche perché Paolo è un amico. Lo è diventato, negli anni, come lo diventano, spesso, i frequentatori di una libreria. I suoi suggerimenti e i suoi consigli, le sue brillanti trovate sono stati per noi un grande aiuto. Tempo fa si propose, ovviamente scherzando, di diventare il nostro “direttore artistico”. Anche quel suo scherzo ci ha fatto crescere, come libreria, stimolandoci ad affinare le nostre scelte e aiutandoci a trovare la nostra strada. Se a Les Bouquinistes sono passati e continuano a passare scrittori che amiamo e che ci piacciono, lo dobbiamo, credo, anche al suo incoraggiamento. Non è sempre facile trovare una propria “linea editoriale”.

Per questo e per molti altri motivi, sarà un piacere, sabato prossimo, ospitare il suo nuovo libro, che si intitola, come ho detto, Umorismo involontario. Per rendergli onore, avevo pensato ad una finta gaffe: avrei potuto presentalo come “Onanismo involontario”, che sarebbe stato, secondo me, un bell’esempio di umorismo involontario, ma poi ho pensato che mi sarei vergognato di farlo e, allora, l’ho scritto. 

La locandina è di Tirez sur le graphiste

per info: lesbouquinistes@libero.it oppure 0573 1780084

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Gatta ci cova: i gatti di Silvia

cat portrait original painting watercolors and tempera on page of antique book 2I gatti girovaghi di Silvia Beneforti, che grazie a un sito internet fanno il giro del mondo, hanno fatto tappa alla libreria indipendente Les Bouquinistes e faranno bella mostra di sé fino alla fine di gennaio.

Sono mici disegnati su carta, su tela, su vecchi telai per il ricamo, in pose diverse, di fronte, di profilo, di spalle… e in diversi colori.

Silvia sostiene che i suoi mici sono semplici da disegnare. Eccetto gli occhi che presentano qualche difficoltà ma che una volta terminati, il più è fatto. Ecco, non credetele! Perché a Silvia sembra semplice tutto quello che fa, forse perché la naturalezza con cui dipinge fa parte del suo modo di essere, del suo senso pratico e del suo modo sbrigativo ed efficace con cui elimina qualsiasi difficoltà.

I suoi mici sono belli e attraggono lo sguardo, come se fossero dei felini in carne ed ossa: impossibile ignorarli.

Alcuni di loro sono disegnati su pagine ingiallite di vecchi libri e al fascino della loro figura si aggiunge l’enigma che accompagna una pagina staccata da un vecchio volume rovinato.

E allora il disegno sovrasta le parole, alcune le copre del tutto, altre fuggono via, a volte incorniciandolo altre, con sottile ironia, intitolando o ispirando la creazione di turno. 10694463_10152444452144010_2364271688449739391_o

E poi ci sono mici mutanti come il gatto pescepalla che nuota o che vola (chi può dirlo? Con gli artisti e con i felini non si sa mai!!!)

E poi c’è il gatto serissimo in blu che ricorda – ma forse solo a me – Gauguin a Tahiti.

Gatti, intagliati nei libri, mici grigi disegnati dietro una finestra blu, gattini rossi incuriositi da una scala… tutti, in un loro modo personalissimo ed unico, caratterizzano una parete facendo sentire la loro mancanza se vengono spostati.

I gatti di Silvia sono dei piccoli preziosi silenziosi capolavori che ti catturano, ti stregano, ti ammaliano e non ti lasciano più.

Sono come Cenerentola

LSono come Cenerentola‘arte, i tormenti e la solitudine dalle sue lettere
Camille Claudel

I quaderni di Via del Vento

A cura e traduzione di Marco Alessandrini

Chi non conosce Camille Claudel avrà il prezioso privilegio, leggendo questo Quaderno, di ascoltare le sue parole attraverso i 43 frammenti rubati da altrettante lettere scelte tra le molte che scrisse fra il 1886 e il 1932.
Non si può scindere la vita di un artista dalla sua opera e con Camille Claudel il rapporto tra arte e vita, arte e amore, arte e genio e arte e follia si fa ancora più stretto e confuso in un tourbillon sentimentale e mentale che i frammenti scelti in questa raccolta ben rappresentano.
dossierCamille a 18 anni vince il Prix de Rome e conosce Auguste Rodin. Ne diventa presto l’amante, ma anche allieva e musa. Non ci sono mai confini netti nei rapporti di questa donna che vive la vita con passione e ardore, forse troppo per gli anni a cavallo tra 800 e 900.
Brevi frammenti della sua voce ci raccontano meglio che in una biografia dei suoi amori e dei suoi tormenti, del senso di smarrimento e delle sue manie di persecuzione. Chissà se vere solo nella sua fantasia…
Alla morte del padre che l’aveva sempre protetta e sostenuta, la madre e il fratello la faranno rinchiudere in un manicomio dal quale non uscirà mai più.
Il suo equilibrio mentale era forse delicato, soffriva di manie di persecuzione – le lettere ne danno testimonianza – probabilmente intensificate dalla tormentosa storia con Rodin, ma influì pesantemente sulla decisione materna la sua condotta “scandalosa”.
une vieCamille trascorrerà 30 anni in manicomio, fino alla sua morte. Di lei restano le opere di quando era libera e le sue lettere, lucide, feroci e disperate.
«Sono come Cenerentola» è un gioiello prezioso. In poche pagine riesce a dare al lettore lo spaccato della una vita di una delle donne più appassionanti di sempre.

Elena Zucconi

il desiderio di cominciare una nuova vita.

tarkovskijE alla fine l’inverno è arrivato. Cade la prima neve.
In centro la spaleranno con le macchine, prima che faccia giorno, e i portinai ricominceranno la loro lotta quotidiana, una lotta che durerà ancora diversi mesi, fin quasi all’inizio di aprile.
Qui, invece, ai margini della città, questa neve leggera e ancora giovane è causa di grande allegria. Fa pensare al nuovo anno, sembra l’inizio di una festa. Le giornate sono ancora buie, come sempre in novembre, ma la gente, uscendo di casa, non può fare a meno di pensare: «Ecco arrivato l’inverno… E così un altro anno è passato!…». E quando attraverso le nuvole basse si indovina il sole, quella strada lunga con un’alta casa bianca in mezzo alle casette di legno con gli steccati davanti e le legnaie in fondo al cortine sembra una donna troppo elegante e perciò un po’ imbarazzata.
Intanto vi regna un silenzio nuovo, già invernale, in cui ogni rumore pare leggero, semplice e sonoro. E in fondo all’anima nasce il desiderio di cominciare una nuova vita.

Andrej Tarkovskij, Bianco, bianco giorno, in Racconti Cinematografici, Garzanti, 1994