Come l’incipit di Tolstoj

Mi ha colpito fin dal titolo, l’esordio di Simone Giorgi. Chi non pensa immediatamente all’incipit di Anna Karenina? È talmente famoso, che il titolo del romanzo non può che saltare agli occhi e colpire in pieno petto sia chi, come me, ha amato e ama il romanzo di Lev Tolstoj visceralmente sia chi, forse, non lo ha mai letto ma ne ha sicuramente sentito parlare.

01-giorgi-a4-a001Sarà poi vero che tutte le famiglie felici si assomiglino fra loro? Simone Giorgi compie un esperimento, quasi da laboratorio scientifico: isola un giorno, il 12 dicembre 2003, un giorno come un altro, nella vita di una delle cosiddette “famiglie normali” quelle da campione demoscopico: padre, madre, due figli, una femmina e un maschio. Sì, perché Eleonora è la più grande (chi vuole una bella famiglia cominci dalla figlia, recita un proverbio) e Stefano le è più piccolo di quattro anni. Non sono ricchi ma non hanno problemi economici.

I figli sono entrambi adolescenti e, per chi ha buona memoria della propria gioventù o ha figli di quell’età, sa bene che all’interno di quella famiglia è possibile, anzi, è altamente probabile, si trovi una bomba senza sicura, intoccabile e irremovibile, se si usa un linguaggio prettamente militare.

E di quel preciso giorno, Simone Giorgi, narratore onnisciente, voyer dallo sguardo lucido e disincantato che immagino dietro a una telecamera, racconta tutto ciò che accade.

lultima-famiglia-feliceRiesce a creare pathos descrivendo un’apparente normalità, infonde un senso di disagio che non si placa mai. Mi sembra che l’autore imponga al lettore una continua attenzione, come se fosse lui in prima persona, il lettore, a dover maneggiare quella bomba di cui parlavamo.

La scrittura di Simone Giorgi è evocativa. A me, ha fatto pensare a un vecchio film di Nanni Moretti, La stanza del figlio, un altro lucido ritratto di una famiglia normale e ancora, restando sempre nel mondo del cinema, a un regista che amo molto, Krzysztof Kieślowski, il suo sguardo dietro la macchina da presa mi sembra che traduca il mondo in pura poesia.

Simone Giorgi, L’ultima famiglia felice, Einaudi 2016.

Elena Zucconi

Chi ha tempo?

«Quando scriviamo, scriviamo del tempo, ne sono sicura. Da qui non si scappa. Lo raccontiamo, anche se in silenzio. Lo modelliamo come se fosse un panetto di argilla.»
Ho letto questa frase stamattina, l’ha scritta in un blog Elena Varvello, l’autrice del bel romanzo La vita felice (Einaudi, 2016). Elena Varvello è stata ospite in libreria sabato scorso e il suo libro, in effetti, parla del tempo che passa. Ci racconta un episodio (seppure importante e, per molti versi, sconvolgente, definitivo) nella vita di un ragazzino: un’estate, una notte in particolare, raccontata da quello stesso ragazzino, Elia, trent’anni dopo, quando è ormai uomo.

E anche a noi sembra di non fare altro che parlare del tempo insieme agli scrittori che ci vengono a trovare in libreria. Di un secondo o di una notte o ancora di una vita intera.

01-rossari-a4-a001Quanto è lunga una vita? Cento anni bastano? E come si può fare a raccontare una storia lunga quanto la vita di un uomo?
In Le cento vite di Nemesio (E/O, 2016) di Marco Rossari, ospite domani a Les Bouquinistes la vita di un uomo non si racconta. Si sogna e nel sogno si diventa l’altro, l’estraneo, un padre odiato e detestato. È un rompicapo il bel romanzo di Rossari. Un gioco dove la realtà viene fatta in tanti pezzetti, alcuni piccolissimi che, assurdamente, si incastreranno nuovamente per creare lo stesso disegno ma con un’altro protagonista per la stessa storia in un altro tempo.

Chi ha tempo è il titolo della raccolta edita da marcos y marcos e curata da Alessandra Urbani. Regista RAI per programmi culturali, Alessandra ha da poco festeggiato un compleanno importante e, dagli amici scrittori, si è fatta regalare un poco del loro tempo che si è materializzato in alcuni racconti e due poesie. Troppo bello il regalo per tenerlo per sé? Fatto sta che un regalo di compleanno è diventato un’antologia Chi ha tempo. Storie di giorni che corrono (marcos y marcos, 2016). E non corriamo anche noi, tutti i giorni, attenti agli incastri tra lavoro, figli (per chi ne ha!), animali domestici e commissioni varie (posta, banca, spesa, lavanderia…).

Un tempo che fugge, giorni che corrono. Riguardi le foto e sembra ieri.

chi-ha-tempoUno degli autori dell’antologia è Paolo Di Paolo, scrittore e critico letterario. Il suo racconto fotografa un momento importante nella vita di una scrittrice che amo molto. Una sera in cui qualcosa cambia. Una sera in cui pensa che farà in tempo a fare una scelta.

Mi chiedo se nasca di lì il titolo dell’ultimo libro di Paolo Di Paolo, Tempo senza scelte (Einaudi, 2016) al quale dedicheremo un pomeriggio di gennaio.

Il tempo si fa declinare in mille modi ma tutti siamo inclini a pensare che sia un bene prezioso. Forse per questo non posso non guardare con affetto e ammirazione ad una famiglia in particolare, La famiglia che perse tempo.

Allora, vi aspettiamo in libreria venerdì 4 per Le cento vite di Nemesio (E/O 2016) con l’autore Marco Rossari e Lorenzo Innocenti

e sabato 5 con Chi ha tempo e la curatrice Alessandra Urbani e lo scrittore Paolo Di Paolo.

Le locandine sono, naturalmente, di Tirez sur le Graphiste

Elena Zucconi

Noi che gridammo al vento

Sabato 5 marzo alle 18 alla libreria indipendente Les Bouquinistes in via dei Cancellieri 5 a Pistoia, Elena Zucconi incontra lo scrittore Loriano Macchiavelli, per presentare il suo nuovo romanzo, Noi che gridammo al vento (Einaudi, 2016), dedicato ai fatti di Portella della Ginestra, dove si attuò la strage del primo maggio 1947.

loriano macchiavelli«Noi che gridammo al vento – ha scritto Loriano Macchiavelli – non è un saggio, non è il racconto della strage di Portella e non porta un’altra verità. Ce ne sono già abbastanza. E’ un romanzo ambientato in uno dei tanti luoghi nei quali i delitti si sono compiuti e rimasti impuniti. E’ un romanzo che racconta trentatré anni dopo cosa io immagino abbiano provato quelli che c’erano e cosa si siano portati dietro nella loro successiva esistenza. Completa la trilogia dei miei romanzi su alcuni dei troppi segreti italiani.»
Loriano Macchiavelli, bolognese, è uno dei fondatori del noir italiano. Ha pubblicato una trentina di romanzi e ispirato alcune fiction televisive. Einaudi Stile libero sta riproponendo con successo tutta la serie di romanzi con protagonista Sarti Antonio. Sono usciti finora: Fiori alla memoria(2001), Ombre sotto i portici (2003), Le piste dell’attentato (2004), Sui colli all’alba (2005), Cos’è accaduto alla signora perbene (2006), Passato, presente e chissà (2007), Sarti Antonio: un diavolo per capello (2008), che nel 1980 ha vinto la prima edizione del premio Tedeschi, Sarti Antonio: caccia tragica (2009) e Strage (2010). Macchiavelli ha inoltre scritto un racconto per l’antologia Crimini italiani (Einaudi Stile libero, 2008). Nei Super ET è uscito Trilogia di Sarti Antonio, che riunisce in un unico volume i romanzi Le piste dell’attentatoFiori alla memoriaOmbre sotto i portici(2009), Sequenze di memoria (2011). Nel 2013 ha pubblicato E a chi resta, arrivederci, scritto con sua figlia Sabina (Einaudi Stile libero), nel 2014 Sarti Antonio: rapiti si nasce (Einaudi Stile libero) e nel 2016 Noi che gridammo al vento (Einaudi Stile Libero). Il suo sito ufficiale è all’indirizzo www.loriano-macchiavelli.it
La locandina è di Tirez sur le graphiste
info: lesbouquinistes@libero.it oppure 05731780084

M come Mabel

Venerdì 26 febbraio 2016 alle 18, alla libreria Les Bouquinistes, via dei Cancellieri 5, a Pistoia, Lorenzo Innocenti e Anna Rusconi, traduttrice italiana del libro, parleranno di “Io e Mabel – ovvero l’arte della falconeria“, di Helen Macdonald (Einaudi, 2016).

tirez sur le graphiste
Cosa succede quando una caparbia traduttrice come Anna Rusconi, un grafico visionario come Enrico Anzuini – in arte Tirez sur le Graphiste – e una libreria indipendente come Les Bouquinistes si incontrano? Per una volta, per questa volta, l’editore non ha l’ultima parola. Durante la presentazione verrà distribuita, a chi l’avrà prenotata, una copertina alternativa del libro in edizione limitata che, per quel giorno, avrà anche un titolo diverso.

Il libro

La passione per i rapaci da falconeria e un lutto terribile, la morte improvvisa del padre, sono i compagni della protagonista di questo bellissimo romanzo. Helen Macdonald, scrittrice e io narrante, descrive un periodo della sua vita avvalendosi anche dello spaccato di vita di un altro scrittore Terence Hanbury White – famoso soprattutto per la serie di romanzi Re in eterno, una delle più influenti opere moderne sul mito di re Artù – mentre era alle prese per la prima volta con l’addestramento di un rapace, un astore di nome Gos.

Anche Helen addestrarà un astore per la prima volta, una bellissima femmina che chiamerà Mabel e con lei affronterà il suo dolore, il suo lutto, i suoi fantasmi finché troverà un altro equilibrio, un altro modo di guardare al suo passato e ai suoi ricordi, all’affetto per suo padre e al suo rapporto con Mabel.

La locandina è di Tirez sur le Graphiste, con un sincero ringraziamento a Chris Wormell

info: lesbouquinistes@libero.it oppure 0573 178004

Un caffè con Macchiavelli

Loriano e ElenaFare quattro chiacchiere con Loriano Macchiavelli è sempre un’esperienza ricca e appassionante e, talvolta, mi dà la sensazione di aver viaggiato nel tempo.

Il suo Sarti Antonio, sergente è nato ben quarant’anni fa: da quarant’anni riempie gli scaffali delle librerie di libri nuovi e delle librerie di libri usati come la mia e tutti i suoi romanzi, i romanzi con Sarti Antonio, sergente intendo, danno uno spaccato della storia italiana.

Va beh, quest’ultima frase posso correggerla?

Io ero una bambina negli anni ’70 e pensare che la mia infanzia possa essere relegata ad un periodo “storico” mi fa proprio una brutta impressione, come se si parlasse di un’era geologica!

Purtroppo però nel nostro paese non c’è memoria. Lo scrive anche Loriano Macchiavelli nella prefazione al suo nuovo libro pubblicato da Einaudi: Sarti Antonio: rapiti si nasce che è un romanzo vecchio e nuovo, ma di questo parleremo dopo.

Non si ha memoria, dicevo e il fatto che ci siano moltissime giornate dedicate alla memoria dimostrano proprio questo, secondo me.

E allora i libri di Sarti Antonio, sergente diventano ancora più preziosi.

Mi sono riletta il primo, Le piste dell’attentato. Si è mai visto un personaggio principale, un protagonista, essere presentato al suo lettore, nel momento in cui l’auto in cui fa pattugliamento insieme al suo autista, Felice Cantoni, va a tutto gas perchè lui, il sergente, ha un attacco di colite e ha bisogno immediatamente del gabinetto? E di quello di casa sua, possibilmente!

Che ancora oggi, almeno a me, crea sempre un po’ d’imbarazzo chiedere dove si trova il bagno, soprattutto quando se ne ha davvero bisogno e non serve solo per incipriarsi il naso.

Basterebbe questo a far capire l’ironia e il sorriso sornione presente in tutti i suoi romanzi.

E mentre ci facciamo una visita guidata di tutti i bar e i caffè di Bologna dal 1974 in poi, assistiamo alla vita della città grazie ad un osservatore d’eccezione, lo scrittore, per il quale l’esperienza editoriale non fu così facile.

Si, perché i suoi gialli “spaccano” (per usare un termine molto popolare oggi e dai diversi significati) per tantissimi motivi.

Sono belli e questa è una mia opinione. Sono ambientati a Bologna, considerata in quegli anni una signora per bene, che Macchiavelli smaschera pubblicamente raccontandone tutti i vicoli scuri, sporchi, fatiscenti e maleodoranti.

Il suo protagonista ha un sacco di difetti e non è un supereroe. È martoriato sul lavoro da un capo che ammazzerebbe volentieri, è un single che non dice di no ad un’avventura (e che diamine!) e va bene anche a pagamento; la sua spalla (e anche qui ci sarebbe da ridire perchè in realtà non è così chiaro chi è la spalla di chi) viene definita dallo stesso Sarti Antonio, sergente «un anarchico, uno di sinistra: non ho ancora capito bene di che genere. Comunque è uno che ha una testa… Ne sa più lui di noi tutti messi insieme.» Tanto che ho pensato che ci fosse molto di Loriano Macchiavelli in Rosas che, sono convinta, riuscirebbe a mettere in crisi molti con i suoi discorsi filosoficamente pratici, che non si riconosce in nessun partito e non si sente rappresentato da nessuno. Ma lui, Loriano Macchiavelli, ha detto di no, che non si riconosce in nessuno dei suoi personaggi. Forse avrei fatto meglio a chiederlo a sua moglie Franca!

E poi si entra nella vita di quegli anni, di lotte e di manifestazioni represse a manganellate, di bombe e di attentati, con uno stile che cattura.

Ma perché scrivo tutto questo? Già, me lo chiedo anch’io… Forse è semplicemente un invito a rileggere per chi già li conosce o a leggere per chi non ci si è mai imbattuto, i romanzi di Sarti Antonio, sergente.

Possibilmente degustando un buon caffè, l’ossessione, la droga, il buonumore del protagonista. Ma come farà a farlo così buono, accidenti?

È un invito a farsi ammaliare dalle parole che vengono usate, dalle inflessioni dialettali, altra spaccatura con il passato.

E qualunque romanzo va bene per iniziare, sia pescato tra i primi sia piluccato a metà o comprando l’ultimo uscito in libreria.

A proposito. Loriano Macchiavelli ha scritto Sarti Antonio: rapiti si nasce nel 1979. Il capitolo iniziale viene diviso in più parti e utilizzato da Garzanti Vallardi come introduzione ai vari romanzi della raccolta Sarti Antonio un questurino e una città. Poi il romanzo, privo di quel capitolo, viene pubblicato nel 1985. E adesso, esattamente o quasi come lo voleva il suo autore, ricompare per Einaudi.

È un Sarti Antonio anomalo per quanto riguarda la sua struttura. Dove di solito c’è la presenza di un narratore che molto spesso diventa personaggio (si siede mentre assiste agli interrogatori, prende un caffè con Sarti Antonio, sale in macchina ecc.) in questo romanzo d’eccezione Sarti Antonio parla in prima persona. Dovrebbe essere l’unica volta, ci dice Loriano Macchiavelli.

Ma forse no, per cui se ne trovate un altro esempio, contattatelo pure.

Permettetemi un’ultimissima considerazione.

«Pistolla attorno al secchiaio.» è una frase bellissima, sempre secondo me ovviamente, che ho trovato nell’edizione Garzanti Vallardi e che, purtroppo, il correttore di bozze di Einaudi si è sentito in dovere di correggere in «gingilla attorno al secchiaio».

Che peccato! Secondo me.

Elena Zucconi