Un caffè con Macchiavelli

Loriano e ElenaFare quattro chiacchiere con Loriano Macchiavelli è sempre un’esperienza ricca e appassionante e, talvolta, mi dà la sensazione di aver viaggiato nel tempo.

Il suo Sarti Antonio, sergente è nato ben quarant’anni fa: da quarant’anni riempie gli scaffali delle librerie di libri nuovi e delle librerie di libri usati come la mia e tutti i suoi romanzi, i romanzi con Sarti Antonio, sergente intendo, danno uno spaccato della storia italiana.

Va beh, quest’ultima frase posso correggerla?

Io ero una bambina negli anni ’70 e pensare che la mia infanzia possa essere relegata ad un periodo “storico” mi fa proprio una brutta impressione, come se si parlasse di un’era geologica!

Purtroppo però nel nostro paese non c’è memoria. Lo scrive anche Loriano Macchiavelli nella prefazione al suo nuovo libro pubblicato da Einaudi: Sarti Antonio: rapiti si nasce che è un romanzo vecchio e nuovo, ma di questo parleremo dopo.

Non si ha memoria, dicevo e il fatto che ci siano moltissime giornate dedicate alla memoria dimostrano proprio questo, secondo me.

E allora i libri di Sarti Antonio, sergente diventano ancora più preziosi.

Mi sono riletta il primo, Le piste dell’attentato. Si è mai visto un personaggio principale, un protagonista, essere presentato al suo lettore, nel momento in cui l’auto in cui fa pattugliamento insieme al suo autista, Felice Cantoni, va a tutto gas perchè lui, il sergente, ha un attacco di colite e ha bisogno immediatamente del gabinetto? E di quello di casa sua, possibilmente!

Che ancora oggi, almeno a me, crea sempre un po’ d’imbarazzo chiedere dove si trova il bagno, soprattutto quando se ne ha davvero bisogno e non serve solo per incipriarsi il naso.

Basterebbe questo a far capire l’ironia e il sorriso sornione presente in tutti i suoi romanzi.

E mentre ci facciamo una visita guidata di tutti i bar e i caffè di Bologna dal 1974 in poi, assistiamo alla vita della città grazie ad un osservatore d’eccezione, lo scrittore, per il quale l’esperienza editoriale non fu così facile.

Si, perché i suoi gialli “spaccano” (per usare un termine molto popolare oggi e dai diversi significati) per tantissimi motivi.

Sono belli e questa è una mia opinione. Sono ambientati a Bologna, considerata in quegli anni una signora per bene, che Macchiavelli smaschera pubblicamente raccontandone tutti i vicoli scuri, sporchi, fatiscenti e maleodoranti.

Il suo protagonista ha un sacco di difetti e non è un supereroe. È martoriato sul lavoro da un capo che ammazzerebbe volentieri, è un single che non dice di no ad un’avventura (e che diamine!) e va bene anche a pagamento; la sua spalla (e anche qui ci sarebbe da ridire perchè in realtà non è così chiaro chi è la spalla di chi) viene definita dallo stesso Sarti Antonio, sergente «un anarchico, uno di sinistra: non ho ancora capito bene di che genere. Comunque è uno che ha una testa… Ne sa più lui di noi tutti messi insieme.» Tanto che ho pensato che ci fosse molto di Loriano Macchiavelli in Rosas che, sono convinta, riuscirebbe a mettere in crisi molti con i suoi discorsi filosoficamente pratici, che non si riconosce in nessun partito e non si sente rappresentato da nessuno. Ma lui, Loriano Macchiavelli, ha detto di no, che non si riconosce in nessuno dei suoi personaggi. Forse avrei fatto meglio a chiederlo a sua moglie Franca!

E poi si entra nella vita di quegli anni, di lotte e di manifestazioni represse a manganellate, di bombe e di attentati, con uno stile che cattura.

Ma perché scrivo tutto questo? Già, me lo chiedo anch’io… Forse è semplicemente un invito a rileggere per chi già li conosce o a leggere per chi non ci si è mai imbattuto, i romanzi di Sarti Antonio, sergente.

Possibilmente degustando un buon caffè, l’ossessione, la droga, il buonumore del protagonista. Ma come farà a farlo così buono, accidenti?

È un invito a farsi ammaliare dalle parole che vengono usate, dalle inflessioni dialettali, altra spaccatura con il passato.

E qualunque romanzo va bene per iniziare, sia pescato tra i primi sia piluccato a metà o comprando l’ultimo uscito in libreria.

A proposito. Loriano Macchiavelli ha scritto Sarti Antonio: rapiti si nasce nel 1979. Il capitolo iniziale viene diviso in più parti e utilizzato da Garzanti Vallardi come introduzione ai vari romanzi della raccolta Sarti Antonio un questurino e una città. Poi il romanzo, privo di quel capitolo, viene pubblicato nel 1985. E adesso, esattamente o quasi come lo voleva il suo autore, ricompare per Einaudi.

È un Sarti Antonio anomalo per quanto riguarda la sua struttura. Dove di solito c’è la presenza di un narratore che molto spesso diventa personaggio (si siede mentre assiste agli interrogatori, prende un caffè con Sarti Antonio, sale in macchina ecc.) in questo romanzo d’eccezione Sarti Antonio parla in prima persona. Dovrebbe essere l’unica volta, ci dice Loriano Macchiavelli.

Ma forse no, per cui se ne trovate un altro esempio, contattatelo pure.

Permettetemi un’ultimissima considerazione.

«Pistolla attorno al secchiaio.» è una frase bellissima, sempre secondo me ovviamente, che ho trovato nell’edizione Garzanti Vallardi e che, purtroppo, il correttore di bozze di Einaudi si è sentito in dovere di correggere in «gingilla attorno al secchiaio».

Che peccato! Secondo me.

Elena Zucconi

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il desiderio di cominciare una nuova vita.

tarkovskijE alla fine l’inverno è arrivato. Cade la prima neve.
In centro la spaleranno con le macchine, prima che faccia giorno, e i portinai ricominceranno la loro lotta quotidiana, una lotta che durerà ancora diversi mesi, fin quasi all’inizio di aprile.
Qui, invece, ai margini della città, questa neve leggera e ancora giovane è causa di grande allegria. Fa pensare al nuovo anno, sembra l’inizio di una festa. Le giornate sono ancora buie, come sempre in novembre, ma la gente, uscendo di casa, non può fare a meno di pensare: «Ecco arrivato l’inverno… E così un altro anno è passato!…». E quando attraverso le nuvole basse si indovina il sole, quella strada lunga con un’alta casa bianca in mezzo alle casette di legno con gli steccati davanti e le legnaie in fondo al cortine sembra una donna troppo elegante e perciò un po’ imbarazzata.
Intanto vi regna un silenzio nuovo, già invernale, in cui ogni rumore pare leggero, semplice e sonoro. E in fondo all’anima nasce il desiderio di cominciare una nuova vita.

Andrej Tarkovskij, Bianco, bianco giorno, in Racconti Cinematografici, Garzanti, 1994