Impossibile Landolfi

Non dirò niente di questi dodici Racconti impossibili, perché ci vuole ben altra conoscenza dell’opera di Tommaso Landolfi e della storia del nostro novecento letterario per farlo. Lo faranno benissimo, questo pomeriggio a partire dalle 18 a Les Bouquinistes, i nostri ospiti Giovanni Maccari (che del volume appena riedito è il curatore, oltre ad essere l’autore della bella e illuminante nota conclusiva), Paolo Albani (ricordate, vero, Aga magera difura), che credo dedicherà il suo intervento principalmente a La passeggiata, che apre la raccolta e di cui lui ci saprà parlare sicuramente meglio di quanto potrei fare io; e il giovane critico Matteo Moca, che ospiteremo qui per la prima volta.

Mi limiterò a dire che il volumetto torna in libreria dopo oltre cinquantanni dalla sua prima pubblicazione (Vallecchi, 1966) e che dobbiamo quest’operazione alla bravura del già citato curatore Giovanni Maccari e al coraggio dell’editore, Adelphi, unico  tra i grandi in Italia a dare spazio ad autori che sarebbero altrimenti dimenticati o gettati a casaccio nel gran calderone dei tascabili. Il formato di quest’uscita è proprio quello dei tascabili (la Piccola Biblioteca) ma, ne sono certo, solo per la dimensione ridotta del volume e non perché se ne preveda uno scarso interesse.

Da lettore, non posso che ringraziare entrambi per questa operazione che riporta in libreria testi altrimenti quasi impossibili da reperire, se non in qualche benemerita bancarella dell’usato. Posso aggiungere, sempre da lettore, che si tratta di racconti che danno un gran piacere a chi vi si accosta e che meritano, a mio avviso, di comparire accanto ad opere più note di questo raffinato e sfuggente autore. Sì, perché leggendo i Racconti impossibili, come anche il resto della sua produzione, si ha chiara e forte la sensazione che anche dopo la sua scomparsa (avvenuta ormai quasi quarantanni fa), Landolfi continui a essere sfuggente e strutturalmente incapace (per espressa volontà) di assecondare il lettore, di metterlo a proprio agio, di rendergli semplice l’atto di leggere. Chiede sempre attenzione, concentrazione e volontà quella pagina scritta con una lingua ricercata e mai banale. Il risultato però è sempre un appagamento, la sensazione di aver vissuto bene i momenti passati nella lettura, proprio perché impegnativi.

Per questo siamo felici e orgogliosi e onorati di ospitare oggi pomeriggio nella nostra libreria la voce di Tommaso Landolfi. Non saprei dire altro e qui mi fermo.

 

Sergio Salabelle

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È colpa del traduttore

Intorno a Babele

01-GIRIMONTI-A4-a002I racconti di uno scrittore americano oggi un po’ dimenticato come William Saroyan, furono tradotti per la prima volta in italiano nel 1940, in una raccolta intitolata Che ve ne sembra dell’America? dallo scrittore Elio Vittorini, che poi lo ripropose l’anno successivo nella storica antologia Americana. Fin qui la storia, i fatti. Poi si racconta un aneddoto, che credo vero, ma di cui al momento non sono in grado di riportare la fonte e che racconto con profondo rispetto e ammirazione per i due protagonisti, William Saroyan, appunto, ed Elio Vittorini. Si dice che Vittorini traducesse senza conoscere una parola di inglese, servendosi di una abilissima ghost-writer, Lucia Rodocanachi, che pare gli buttasse giù una bozza di traduzione alla quale poi lui lavorava alacremente. Questo non per imbrogliare le carte, ma perché le sue erano le traduzioni o meglio le trasposizioni di un grande scrittore, da una lingua all’altra. È vero? Succede ancora oggi? Chissà. Sta di fatto che tra i molti scrittori “tradotti” da Vittorini c’era anche William Saroyan (autore, fra gli altri, de La commedia umana, un libro capolavoro sull’infanzia che tutti dovrebbero leggere o aver letto, lo pubblica in Italia Marcos y Marcos). Venne un giorno in cui Saroyan dagli Stati Uniti, dove viveva, si materializzò a Milano, nella redazione di Mondadori, esprimendo il desiderio di incontrare il proprio valentissimo traduttore. Pare che Vittorini, allertato da qualche collega, non sapendo nemmeno una parola di inglese, non abbia trovato miglior soluzione che quella di nascondersi sotto la scrivania, attendendo buono buono che la minaccia Saroyan si allontanasse, risparmiandogli un triste epilogo.

È colpa del traduttore. È questa una frase che ho ascoltato spesso.

In realtà credo che sia sempre colpa del traduttore. È colpa del traduttore se possiamo leggere tantissimi romanzi saggi poesie scritte originariamente in un’altra lingua, a volte lontanissima da noi. È colpa del traduttore se echi lontani possono raggiungerci. Scelte linguistiche che privilegiano una musicalità, un ritmo, un sentire di un’altra lingua piuttosto che una fedeltà al testo impossibile da mantenere.

Mi sembra un lavoro che ha a che fare con il miracolo.

Les Bouquinistes si trova al centro di un crogiolo di traduttori. Un manipolo di irriducibili traduttrici, per essere precisi, che amano il loro lavoro e lo fanno con passione.

La passione è contagiosa e non potevamo restarne immuni.

Intorno a Babele nasce dalla loro amicizia e dai nostri incontri, spesso annebbiati da qualche spritz o aperitivo più o meno alcolico che ci vede, non spesso quanto vorremmo, intorno a un tavolo a chiacchierare.

Intorno a Babele non vuole essere una rassegna, ma il nostro modo per parlare di traduzione ogni volta che ne abbiamo l’occasione, semplicemente, in libreria durante gli incontri con gli scrittori.

Perciò attenti al logo creato da Tirez sur le Graphiste.

Ogni volta che apparirà su una delle sue locandine, ogni volta che la scritta si troverà nella descrizione di un evento, la traduzione avrà un suo piccolo ruolo. L’occhio di bue la illuminerà, a volte più, a volte meno, ma sempre con interesse e attenzione.

Ezio e GGGI traduttori lavorano spesso in solitaria. La loro stanza può essere ovunque, basta un appoggio, una sedia e un computer. Ma quel lavorare in solitaria accoglie in realtà la presenza di molti altri. La finestra della loro stanza è ben aperta verso altri traduttori. I dubbi vengono condivisi; spesso su facebook si leggono domande specifiche e generose risposte. Questa ambivalenza mi piace. Da soli e in gruppo. Un ossimoro che si realizza nel loro lavoro ogni volta che ne hanno bisogno.

Penso a Cesare Pavese, uno scrittore caro al mio cuore, al suo scivolone nella traduzione del 1932 di Dark Laughter (Riso nero) di Sherwood Anderson. Penso ai “due quarti di whisky marca «luna» del Kentucky”, dove “moon whisky” «sta a indicare il whisky distillato clandestinamente, quello di contrabbando» scrive Paolo Albani nel suo Umorismo involontario (Quodlibet, Compagnia Extra 2016) alla voce “Traduzione errata”. Un aneddoto che ho ritrovato con piacere.

Sorrido pensando che, anche quando sbaglia, un traduttore crea subito un aneddoto così come ce ne sono moltissimi su ogni singola scelta che compie, sulle ricerche in cui si infila per capire meglio un periodo, una situazione, un romanzo da tradurre. Allora, perché non raccontarlo, perché non parlarne Intorno a Babele!

Sconcorsone Manganelliano

La Libreria Indipendente Les Bouquinistes, in collaborazione con il Centro Studi Giorgio Manganelli, bandisce il

Concorso Letterario di narrativa

riservato a racconti ispirati alla raccolta Centuria di Giorgio Manganelli. I racconti devono essere inediti, in lingua italiana, a tema libero.

1. L’autore può partecipare con un massimo di tre racconti, ognuno della lunghezza di una cartella e mezzo. Ogni cartella dovrà essere di circa 3200 caratteri, spazi inclusi.

2. L’elaborato dovrà essere inviato per posta elettronica come allegato all’indirizzo mail: sconcorsone@gmail.com entro il 31 marzo 2015, riportando nella mail le generalità del concorrente (nome, cognome, data e luogo di nascita, indirizzo, numero telefonico, e-mail, nonché la dichiarazione che il racconto è inedito).

3. Le tre Centurie vincitrici verranno pubblicate sul blog della libreria: https://lesbouquinistes.wordpress.com/ dandone avviso agli autori che, accettando le regole di partecipazione al concorso, acconsentono alla eventuale edizione senza pretendere alcun compenso.

4. La Giuria selezionerà gli elaborati e sceglierà i vincitori assegnando i seguenti premi:

Primo classificato: copia del volume fuori catalogo Sconclusione di Giorgio Manganelli, Rizzoli 1976.

Secondo classificato: copia del volume Centuria di Giorgio Manganelli in prima edizione autografa dall’autore.

Terzo classificato: un disegno originale di Paolo della Bella ispirato alle centurie di Giorgio Manganelli.

5. La proclamazione dei vincitori e l’assegnazione dei premi avverrà durante una manifestazione pubblica, che si terrà presso la libreria indipendente Les Bouquinistes (via dei Cancellieri, 5 – 51100 Pistoia), in data che verrà comunicata successivamente.

6. Nell’eventualità che nessun racconto sia ritenuto idoneo, la Giuria si riserva di non assegnare il premio.

7. La Giuria sarà così composta:

Presidente: Lietta Manganelli

Membri della Giuria: Paolo Albani, Giorgio Biferali, Giovanni Maccari,Viola Papetti, Sergio Salabelle, Elena Zucconi.

Per ogni informazione può essere contattata la segreteria del concorso all’indirizzo mail: sconcorsone@gmail.com

La barba di Perec

locandina1rDiceva Billy Wilder “Non è necessario che un regista sappia scrivere ma, se sa leggere, aiuta”. Questa frase mi è tornata alla mente quando ho visto per la prima volta le opere di Paolo Beneforti.

Paolo è sicuramente un lettore appassionato, che delle parole fa un uso giocoso. Ama i cruciverba, i rebus, scomporre e ricomporre frasi in maniera bizzarra, i giochi di parole. Il suo amore per la lettura non poteva che emergere in maniera fortissima anche dalle sue opere.

I libri per lui sono un universo da esplorare, ma anche materia da plasmare. Le pagine allora, aperte e incollate su un supporto, possono diventare lo sfondo scritto di un disegno, altre volte invece, il libro diventa scultura, può essere sapientemente ritagliato e un volto può far capolino tra le due copertine, oppure essere trasformato in un comodo letto dove un bambino e il suo gatto in terracotta giacciono profondamente addormentati, oppure molto più allegoricamente, trasformarsi in una porta, in una scala da discendere prudentemente muniti di lanterna.

È questa scala appena discesa che ci permetterà di accedere ad una delle mostre più intime e personali di un artista tanto originale.

Nella mostra “Vati privati” si manifesta ancora prepotentemente l’amore per la lettura, questa volta, attraverso i ritratti degli scrittori che abitano l’Olimpo privato – la mostra avrebbe potuto chiamarsi anche così – di Paolo Beneforti. Ancora una volta, i libri di questi scrittori e i racconti e le storie e soprattutto le parole che contengono prendono vita, si scompongono e ricompongono in maniera personale e originale diventando disegno e pittura e gioco, prendendo possesso delle tele, a volte sullo sfondo, timidamente, a volte in modo più prepotente quasi sommergendo il volto dello scrittore.

Tra i volti degli scrittori (Terry Pratchett, Joseph Conrad, P. K. Dick, David Foster Wallace, Robert Louis Stevenson e molti altri) mi ha colpito l’immagine di Georges Perec nella cui barba si annidano le lettere dell’alfabeto con cui amava divertirsi. Questo disegno è, secondo me, l’esempio più lampante dell’amore che Paolo Beneforti prova nei confronti dei suoi Vati Privati.

La mostra nasce per essere esposta in una libreria, meglio se di vecchi libri. È sicuramente il suo ambiente ideale. E io non posso fare a meno di pensare che, a porte chiuse, preferibilmente di notte, ovvio!, tra i libri, le singole lettere dell’alfabeto, i quadri, gli scrittori e le parole nasca un gioco tumultuoso. E il capobanda non potrà che essere la barba di Perec.

Elena Zucconi

il desiderio di cominciare una nuova vita.

tarkovskijE alla fine l’inverno è arrivato. Cade la prima neve.
In centro la spaleranno con le macchine, prima che faccia giorno, e i portinai ricominceranno la loro lotta quotidiana, una lotta che durerà ancora diversi mesi, fin quasi all’inizio di aprile.
Qui, invece, ai margini della città, questa neve leggera e ancora giovane è causa di grande allegria. Fa pensare al nuovo anno, sembra l’inizio di una festa. Le giornate sono ancora buie, come sempre in novembre, ma la gente, uscendo di casa, non può fare a meno di pensare: «Ecco arrivato l’inverno… E così un altro anno è passato!…». E quando attraverso le nuvole basse si indovina il sole, quella strada lunga con un’alta casa bianca in mezzo alle casette di legno con gli steccati davanti e le legnaie in fondo al cortine sembra una donna troppo elegante e perciò un po’ imbarazzata.
Intanto vi regna un silenzio nuovo, già invernale, in cui ogni rumore pare leggero, semplice e sonoro. E in fondo all’anima nasce il desiderio di cominciare una nuova vita.

Andrej Tarkovskij, Bianco, bianco giorno, in Racconti Cinematografici, Garzanti, 1994

compriamo un libro, facciamo vincere la cultura

10001370_676427549062582_1603319862_nLa libreria ha festeggiato insieme a Caffeina e, per quanto ci riguarda, ieri, la cultura, se proprio non ha vinto almeno si è divertita parecchio.
Les Bouquinistes aveva un doppio evento, il Flash Mob letterario e la presentazione di un nuovo romanzo, Amore dispari con la presenza dello scrittore Divier Nelli e del giornalista Maurizio Gori.
Sono intervenuti tanti amici che Sergio ed io abbiamo riempito di piccoli fiocchi bianchi, e tentato di fotografare, ma se non gradivano essere immortalati con l’acquisto appena fatto, facevamo le foto ai bellissimi libri che hanno comprato.
E così nel vitale e allegro caos di ieri, anche se qualche foto ci è scappata, abbiamo immortalato Viaggio al termine della notte di Celine, il primo libro ad essere venduto ad Alessio, la vecchia edizione di Pnin di Nabokov che Paolo si è orgogliosamente portato a casa, ma anche Come un romanzo di Pennac che Cristina “userà” per organizzare il suo intervento alla notte bianca della biblioteca San Giorgio. Serena, su un libro che costava tre euro – Dialogues de bêtes di Colette non voleva nemmeno lo sconto e così ne ha comprato un altro. Come se la soddisfazione di comprare un libro in francese a Pistoia, non fosse la stessa che abbiamo noi a venderlo! E Pietro con Le opere di Goethe e uno sguardo a furbo perché dalla sua libreria non ha voluto che comprassimo niente… ci arriverà in regalo l’ultimo uscito di Amelie Nothomb!1891051_676427615729242_481179664_n
E poi Divier Nelli – che alcuni dei presenti già conoscevano, erano venuti apposta per lui, altri invece no, si erano fermati richiamati dal flash mob – che si è fatto scoprire o riscoprire, parlando del suo ultimo libro ma anche di altri aspetti di sé, della sua scrittura e delle cose che fa. E poi non potevamo non parlare a lungo di Viareggio, sua città natale. Personalmente mi piace quando uno scrittore è anche la città dove è nato, una città di mare che la maggior parte delle persone scopre d’estate, ma che ha non pochi lati oscuri che anche Divier ha contribuito a svelare ambientando il suo primo giallo proprio a Viareggio, protagonista anche lei per la prima volta di un romanzo di questo tipo. E dei suoi studenti che frequentano i corsi di scrittura, della sua splendida idea di fare dei booktrailer sui classici… e chi ci aveva mai pensato?
Se avete un minuto andateli a vedere, sono splendidi: Sulla spiaggia e di là dal molo di Mario Tobino, una incredibile ricostruzione di Viareggio in 3 D utilizzando le foto dei primi del Novecento o I vageri di Lorenzo Viani con i suoi dipinti che prendono vita.
E poi abbiamo parlato del Birrificio degli Archi e della Matilda la birra stagionale che ospita appesa al suo collo, un piccolo racconto sempre di Divier, dove si parla ancora del mare, di Viareggio e della fatica di essere scrittori.
Della fatica di essere librai invece non posso dire niente. Sabato primo marzo per noi è stata solo gioia… grazie a chi ha condiviso con noi questa bellissima giornata!