Gatta ci cova: i gatti di Silvia

cat portrait original painting watercolors and tempera on page of antique book 2I gatti girovaghi di Silvia Beneforti, che grazie a un sito internet fanno il giro del mondo, hanno fatto tappa alla libreria indipendente Les Bouquinistes e faranno bella mostra di sé fino alla fine di gennaio.

Sono mici disegnati su carta, su tela, su vecchi telai per il ricamo, in pose diverse, di fronte, di profilo, di spalle… e in diversi colori.

Silvia sostiene che i suoi mici sono semplici da disegnare. Eccetto gli occhi che presentano qualche difficoltà ma che una volta terminati, il più è fatto. Ecco, non credetele! Perché a Silvia sembra semplice tutto quello che fa, forse perché la naturalezza con cui dipinge fa parte del suo modo di essere, del suo senso pratico e del suo modo sbrigativo ed efficace con cui elimina qualsiasi difficoltà.

I suoi mici sono belli e attraggono lo sguardo, come se fossero dei felini in carne ed ossa: impossibile ignorarli.

Alcuni di loro sono disegnati su pagine ingiallite di vecchi libri e al fascino della loro figura si aggiunge l’enigma che accompagna una pagina staccata da un vecchio volume rovinato.

E allora il disegno sovrasta le parole, alcune le copre del tutto, altre fuggono via, a volte incorniciandolo altre, con sottile ironia, intitolando o ispirando la creazione di turno. 10694463_10152444452144010_2364271688449739391_o

E poi ci sono mici mutanti come il gatto pescepalla che nuota o che vola (chi può dirlo? Con gli artisti e con i felini non si sa mai!!!)

E poi c’è il gatto serissimo in blu che ricorda – ma forse solo a me – Gauguin a Tahiti.

Gatti, intagliati nei libri, mici grigi disegnati dietro una finestra blu, gattini rossi incuriositi da una scala… tutti, in un loro modo personalissimo ed unico, caratterizzano una parete facendo sentire la loro mancanza se vengono spostati.

I gatti di Silvia sono dei piccoli preziosi silenziosi capolavori che ti catturano, ti stregano, ti ammaliano e non ti lasciano più.

Annunci

La barba di Perec

locandina1rDiceva Billy Wilder “Non è necessario che un regista sappia scrivere ma, se sa leggere, aiuta”. Questa frase mi è tornata alla mente quando ho visto per la prima volta le opere di Paolo Beneforti.

Paolo è sicuramente un lettore appassionato, che delle parole fa un uso giocoso. Ama i cruciverba, i rebus, scomporre e ricomporre frasi in maniera bizzarra, i giochi di parole. Il suo amore per la lettura non poteva che emergere in maniera fortissima anche dalle sue opere.

I libri per lui sono un universo da esplorare, ma anche materia da plasmare. Le pagine allora, aperte e incollate su un supporto, possono diventare lo sfondo scritto di un disegno, altre volte invece, il libro diventa scultura, può essere sapientemente ritagliato e un volto può far capolino tra le due copertine, oppure essere trasformato in un comodo letto dove un bambino e il suo gatto in terracotta giacciono profondamente addormentati, oppure molto più allegoricamente, trasformarsi in una porta, in una scala da discendere prudentemente muniti di lanterna.

È questa scala appena discesa che ci permetterà di accedere ad una delle mostre più intime e personali di un artista tanto originale.

Nella mostra “Vati privati” si manifesta ancora prepotentemente l’amore per la lettura, questa volta, attraverso i ritratti degli scrittori che abitano l’Olimpo privato – la mostra avrebbe potuto chiamarsi anche così – di Paolo Beneforti. Ancora una volta, i libri di questi scrittori e i racconti e le storie e soprattutto le parole che contengono prendono vita, si scompongono e ricompongono in maniera personale e originale diventando disegno e pittura e gioco, prendendo possesso delle tele, a volte sullo sfondo, timidamente, a volte in modo più prepotente quasi sommergendo il volto dello scrittore.

Tra i volti degli scrittori (Terry Pratchett, Joseph Conrad, P. K. Dick, David Foster Wallace, Robert Louis Stevenson e molti altri) mi ha colpito l’immagine di Georges Perec nella cui barba si annidano le lettere dell’alfabeto con cui amava divertirsi. Questo disegno è, secondo me, l’esempio più lampante dell’amore che Paolo Beneforti prova nei confronti dei suoi Vati Privati.

La mostra nasce per essere esposta in una libreria, meglio se di vecchi libri. È sicuramente il suo ambiente ideale. E io non posso fare a meno di pensare che, a porte chiuse, preferibilmente di notte, ovvio!, tra i libri, le singole lettere dell’alfabeto, i quadri, gli scrittori e le parole nasca un gioco tumultuoso. E il capobanda non potrà che essere la barba di Perec.

Elena Zucconi