Una rotonda sul nulla

PeeperkornCopQuando esce un nuovo libro di Paolo Albani il mio primo pensiero è: “Accidenti, un altro libro di Paolo Albani!”. La ragione è una sola: sono legato a Paolo da sincera stima e profonda amicizia che spero corrisposte e ogni volta mi assale lo stesso problema: e se il libro fosse brutto? Se fosse venuto male? Se questa volta non avesse saputo mischiare nelle dosi giuste quel tanto di ironia ed erudizione che hanno contraddistinto sin qui tutte le sue opere? E se il tema che ha scelto, sempre sorprendente, si rivelasse in questo caso una trappola nella quale è caduto con tutte le scarpe? Come farei a dirglielo? E soprattutto, dovrei farlo? O dovrei mentire come si fa con una vecchia zia ormai decrepita dicendole ogni volta “Ti trovo bene”? Non mi preoccupo per lui, si badi bene, anche i più grandi artisti ogni tanto sbagliano qualcosa e a tutti è capitato il libro, il quadro, la composizione musicale meno riuscita. E poi non è certo detto che se non dovesse piacermi, allora saremmo di fronte ad un’opera fallata, non ho la presunzione di crederlo. Io mi preoccupo per me, per la mia coscienza e per il rapporto sincero che mi lega ad un amico.

So bene che si tratta di un timore che poggia su fondamenta deboli. Ho tutti i principali libri di Albani nella mia biblioteca domestica e li considero tutti dei piccoli gioielli di stile e di contenuto. Adoro e consulto spessissimo quei libroni che ha pubblicato con Zanichelli. Che bello che è Aga, magéra, difùra, straordinario dizionario delle lingue immaginarie; oppure Forse Queneau, enciclopedia delle scienze anomale o ancora Mirabiblia, cui mi lega un amore speciale, perché si trova, fra le pagine di questo catalogo anche la citazione di libri introvabili inventati da Maurizio Salabelle. E poi i preziosi volumi usciti da Quodlibet: Il dizionario degli istituti anomali del mondo, I mattoidi italiani, l’Umorismo involontario e altri che adesso dimentico. Tutti libri che ti vien voglia di leggerli già solo dal titolo e che mai una volta mi hanno deluso o lasciato indifferente. Eppure ogni volta mi assale il terrore. Ho paura che il prossimo possa essere un passo falso.

Quando quest’estate, nel bel mezzo di una cena Paolo se n’è uscito con la notizia di un nuovo libro da pubblicare entro fine anno il cui tema era il nulla, per di più in una collana dell’editore ItaloSvevo che si chiama “Piccola biblioteca di letteratura inutile”, credetemi, mi son sentito morire. Sì è vero, Paolo Albani è un membro dell’OpLePo, si occupa di Letteratura Potenziale, di Patafisica, ma qui stiamo parlando di un libro sul nulla, sul niente, sullo zero assoluto. Che ci scriverà, povero Paolo? È stato questo il mio primo pensiero, lo confesso.

comico-giocoso-surreale-nonsensico-stralunato-1413297402797E invece, quando mi è arrivato il libriccino (ma come sono belli questi volumetti curati da Giovanni Nucci, che devi aprire col tagliacarte, per scoprirne il contenuto!) e mi sono precipitato nella lettura, ho scoperto che Albani aveva, sul nulla, molto da dire. Il libro, forse non l’ho detto, si chiama Il complesso di Peeperkorn. Scritti sul nulla. È quindi ovvio che l’autore tiri in ballo Thomas Mann. Peeperkorn lo si incontra infatti tra le pagine della Montagna incantata ed è un tipo che «ha il dono di parlare senza dire niente». Albani, al contrario, ha il dono di saper parlare del nulla, in modo molto informato. Inevitabile, per lui, citare Sartre, Manganelli, Queneau, ma anche Una rotonda sul mare: del testo della famosa canzone interpretata da Fred Bongusto ci viene fornita un’esegesi impeccabile. E poi un’approfondita guida turistica programmaticamente intitolata Guida al nulla e poi il grammelot, tanto caro a Dario Fo.

Mi rendo conto che sto affastellando titoli e nomi, mentre sul libro non sto dicendo proprio nulla. Il motivo è uno solo: le mie paure si sono sciolte e i miei timori si sono rivelati infondati. Il libro di Paolo Albani è riuscito e il suo autore ci guida verso la meta, illuminando la strada verso il nulla con grande maestria. Questo mi rende molto contento, perché Paolo è un amico, ma mi fa anche un po’ rabbia. Come avrei desiderato poter scrivere, in questo caso, davanti un lavoro non riuscito: “questo libro non sa di nulla!”

Paolo Albani sarà ospite a Les Bouquinistes sabato 16 dicembre alle 18,30 per presentare Il complesso di Peeperkorn. Scritti sul nulla, ItaloSvevo, 2017

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Marco Vichi e il nuovo Bordelli

01-VICHI-A4-a001Giovedì 23 novembre alle 18 torna alla Libreria Indipendente Les Bouquinistes (via dei Cancellieri, 5 a Pistoia) lo scrittore Marco Vichi per presentare il suo nuovissimo romanzo appena pubblicato da GuandaNel più bel sogno. Una nuova avventura del commissario Bordelli. Insieme a lui, un presentatore d’eccezione, lo scrittore Leonardo Gori e con la partecipazione di Lorenzo Degl’Innocenti.

In collaborazione con Giallo Pistoia.

Nel più bel sogno È la fine di aprile del 1968. Firenze, come il resto dell’Italia, è scossa dalle manifestazioni studentesche. I figli sono contro i padri, senza mediazioni né compromessi, ed è difficile capire dove stiano ragioni e torti, dove sia il male. Università occupate, scontri con le forze dell’ordine, battaglie tra studenti di destra e di sinistra, slogan impregnati di ideali: un vortice di sogni cozza contro una società ormai sorpassata che aveva creduto di durare in eterno.
Nonostante un certo disorientamento per il mondo che sta cambiando, Bordelli vive una sua primavera interiore. Il peso del passato sembra finalmente attenuarsi, e lui sente di poter affrontare le cose con più leggerezza. Anche la sua vita amorosa sta forse andando incontro a un mutamento inatteso…
vichi nel più bel sogno 2Ma una giornata drammatica, una giornata di morte, costringe il commissario a confrontarsi con non pochi misteri. E quando tutto pare avviarsi verso la soluzione, in un paese vicino a Firenze un altro omicidio terribile getta il commissario nello sconforto. Non sa davvero se questa volta riuscirà a scoprire lo spietato assassino, che forse si cela dietro un macabro messaggio.

Marco Vichi è nato nel 1957 a Firenze e vive nel Chianti. Presso Guanda ha pubblicato i romanzi:L’inquilinoDonne donneIl briganteUn tipo tranquilloLa vendettaIl contrattoLa sfidaIl console; le raccolte di racconti Perché dollari?Buio d’amoreRacconti neriIl bosco delle streghe; il graphic novel Morto due volte, con Werther Dell’Edera, e la favola Il coraggio del cinghialino. Ha inoltre curato le antologie Città in neroDelitti in provinciaÈ tutta una folliaUn inverno color noirScritto nella memoria. Della serie dedicata al commissario Bordelli sono usciti, sempre per Guanda: Il commissario BordelliUna brutta faccendaIl nuovo venutoMorte a Firenze (Premio Giorgio Scerbanenco – La Stampa 2009 per il miglior romanzo noir italiano), La forza del destino Fantasmi del passato.

Nel più bel sogno. Una nuova avventura del commissario Bordelli, Marco Vichi, Guanda 2017, pagine 608, euro 19

 

Tutto il mondo è paese

Questo bel romanzo di Eve Harris ci racconta l’educazione sentimentale di Chani Kaufman, la giovanissima protagonista, nel momento più importante della sua vita. La scelta del proprio compagno, il matrimonio e la prima notte di nozze.

Chani vive a Londra e appartiene alla comunità ebraica ultraortodossa con dure regole da rispettare, particolarmente ostiche per i più giovani: nessun contatto fisico con l’altro sesso (non ci si può nemmeno sfiorare) niente tv né internet, nessuna educazione sessuale, né a scuola né in famiglia; libri d’arte censurati da etichette che coprono le nudità…

Nella comunità ci si sposa presto, intorno ai vent’anni. Si tratta di matrimoni combinati grazie al lavoro di una “sensale” assunta dalla famiglia, che organizza appuntamenti mirati. Non più di cinque incontri per decidere l’uomo o la donna che ci accompagnerà per tutta la vita.

Siamo di fronte ad una commedia allegra e divertente dove anche gli aspetti più drammatici sono raccontati con tocco lieve.

Benché descriva una comunità ben definita, con sue rigide norme, apparentemente estranee alla nostra società, emergono con forza elementi universali. La ricerca di un proprio alfabeto sentimentale all’interno di regole ferree e di informazioni fondamentali mancanti non è poi così differente dal percorso che deve seguire chi si debba orientare senza alcuna guida, avendo a portata di mano un serie quasi illimitata di stimoli e nozioni da non sapere più quale scegliere.

Cosa succede quando ci si innamora per la prima volta? Non è per tutti lo stesso batticuore, non si provano gli stessi dubbi, le stesse incertezze?

Il romanzo, arrivato in Italia grazie all’editore barese LiberAria e ottimamente tradotto da Paolo Lorusso, ha uno stile fresco e scorrevole. Sembra giocare con leggerezza mentre descrive i rapporti umani. Il lettore è portato a sorridere, a empatizzare, a intristirsi, anche, immedesimandosi in vicende che davvero sono meno aliene di quanto si potrebbe credere in un primo momento. 

Più di tutto in questo romanzo Eve Harris racconta la giovinezza che guarda verso un futuro incerto, con forza ma anche con paura, alla ricerca della propria felicità personale. Una ricerca che non si conclude, né a vent’anni né dopo.

Il matrimonio di Chani KaufmanEve HarrisLiberAria, 2016

 

Elena Zucconi

Impossibile Landolfi

Non dirò niente di questi dodici Racconti impossibili, perché ci vuole ben altra conoscenza dell’opera di Tommaso Landolfi e della storia del nostro novecento letterario per farlo. Lo faranno benissimo, questo pomeriggio a partire dalle 18 a Les Bouquinistes, i nostri ospiti Giovanni Maccari (che del volume appena riedito è il curatore, oltre ad essere l’autore della bella e illuminante nota conclusiva), Paolo Albani (ricordate, vero, Aga magera difura), che credo dedicherà il suo intervento principalmente a La passeggiata, che apre la raccolta e di cui lui ci saprà parlare sicuramente meglio di quanto potrei fare io; e il giovane critico Matteo Moca, che ospiteremo qui per la prima volta.

Mi limiterò a dire che il volumetto torna in libreria dopo oltre cinquantanni dalla sua prima pubblicazione (Vallecchi, 1966) e che dobbiamo quest’operazione alla bravura del già citato curatore Giovanni Maccari e al coraggio dell’editore, Adelphi, unico  tra i grandi in Italia a dare spazio ad autori che sarebbero altrimenti dimenticati o gettati a casaccio nel gran calderone dei tascabili. Il formato di quest’uscita è proprio quello dei tascabili (la Piccola Biblioteca) ma, ne sono certo, solo per la dimensione ridotta del volume e non perché se ne preveda uno scarso interesse.

Da lettore, non posso che ringraziare entrambi per questa operazione che riporta in libreria testi altrimenti quasi impossibili da reperire, se non in qualche benemerita bancarella dell’usato. Posso aggiungere, sempre da lettore, che si tratta di racconti che danno un gran piacere a chi vi si accosta e che meritano, a mio avviso, di comparire accanto ad opere più note di questo raffinato e sfuggente autore. Sì, perché leggendo i Racconti impossibili, come anche il resto della sua produzione, si ha chiara e forte la sensazione che anche dopo la sua scomparsa (avvenuta ormai quasi quarantanni fa), Landolfi continui a essere sfuggente e strutturalmente incapace (per espressa volontà) di assecondare il lettore, di metterlo a proprio agio, di rendergli semplice l’atto di leggere. Chiede sempre attenzione, concentrazione e volontà quella pagina scritta con una lingua ricercata e mai banale. Il risultato però è sempre un appagamento, la sensazione di aver vissuto bene i momenti passati nella lettura, proprio perché impegnativi.

Per questo siamo felici e orgogliosi e onorati di ospitare oggi pomeriggio nella nostra libreria la voce di Tommaso Landolfi. Non saprei dire altro e qui mi fermo.

 

Sergio Salabelle

È colpa del traduttore

Intorno a Babele

01-GIRIMONTI-A4-a002I racconti di uno scrittore americano oggi un po’ dimenticato come William Saroyan, furono tradotti per la prima volta in italiano nel 1940, in una raccolta intitolata Che ve ne sembra dell’America? dallo scrittore Elio Vittorini, che poi lo ripropose l’anno successivo nella storica antologia Americana. Fin qui la storia, i fatti. Poi si racconta un aneddoto, che credo vero, ma di cui al momento non sono in grado di riportare la fonte e che racconto con profondo rispetto e ammirazione per i due protagonisti, William Saroyan, appunto, ed Elio Vittorini. Si dice che Vittorini traducesse senza conoscere una parola di inglese, servendosi di una abilissima ghost-writer, Lucia Rodocanachi, che pare gli buttasse giù una bozza di traduzione alla quale poi lui lavorava alacremente. Questo non per imbrogliare le carte, ma perché le sue erano le traduzioni o meglio le trasposizioni di un grande scrittore, da una lingua all’altra. È vero? Succede ancora oggi? Chissà. Sta di fatto che tra i molti scrittori “tradotti” da Vittorini c’era anche William Saroyan (autore, fra gli altri, de La commedia umana, un libro capolavoro sull’infanzia che tutti dovrebbero leggere o aver letto, lo pubblica in Italia Marcos y Marcos). Venne un giorno in cui Saroyan dagli Stati Uniti, dove viveva, si materializzò a Milano, nella redazione di Mondadori, esprimendo il desiderio di incontrare il proprio valentissimo traduttore. Pare che Vittorini, allertato da qualche collega, non sapendo nemmeno una parola di inglese, non abbia trovato miglior soluzione che quella di nascondersi sotto la scrivania, attendendo buono buono che la minaccia Saroyan si allontanasse, risparmiandogli un triste epilogo.

È colpa del traduttore. È questa una frase che ho ascoltato spesso.

In realtà credo che sia sempre colpa del traduttore. È colpa del traduttore se possiamo leggere tantissimi romanzi saggi poesie scritte originariamente in un’altra lingua, a volte lontanissima da noi. È colpa del traduttore se echi lontani possono raggiungerci. Scelte linguistiche che privilegiano una musicalità, un ritmo, un sentire di un’altra lingua piuttosto che una fedeltà al testo impossibile da mantenere.

Mi sembra un lavoro che ha a che fare con il miracolo.

Les Bouquinistes si trova al centro di un crogiolo di traduttori. Un manipolo di irriducibili traduttrici, per essere precisi, che amano il loro lavoro e lo fanno con passione.

La passione è contagiosa e non potevamo restarne immuni.

Intorno a Babele nasce dalla loro amicizia e dai nostri incontri, spesso annebbiati da qualche spritz o aperitivo più o meno alcolico che ci vede, non spesso quanto vorremmo, intorno a un tavolo a chiacchierare.

Intorno a Babele non vuole essere una rassegna, ma il nostro modo per parlare di traduzione ogni volta che ne abbiamo l’occasione, semplicemente, in libreria durante gli incontri con gli scrittori.

Perciò attenti al logo creato da Tirez sur le Graphiste.

Ogni volta che apparirà su una delle sue locandine, ogni volta che la scritta si troverà nella descrizione di un evento, la traduzione avrà un suo piccolo ruolo. L’occhio di bue la illuminerà, a volte più, a volte meno, ma sempre con interesse e attenzione.

Ezio e GGGI traduttori lavorano spesso in solitaria. La loro stanza può essere ovunque, basta un appoggio, una sedia e un computer. Ma quel lavorare in solitaria accoglie in realtà la presenza di molti altri. La finestra della loro stanza è ben aperta verso altri traduttori. I dubbi vengono condivisi; spesso su facebook si leggono domande specifiche e generose risposte. Questa ambivalenza mi piace. Da soli e in gruppo. Un ossimoro che si realizza nel loro lavoro ogni volta che ne hanno bisogno.

Penso a Cesare Pavese, uno scrittore caro al mio cuore, al suo scivolone nella traduzione del 1932 di Dark Laughter (Riso nero) di Sherwood Anderson. Penso ai “due quarti di whisky marca «luna» del Kentucky”, dove “moon whisky” «sta a indicare il whisky distillato clandestinamente, quello di contrabbando» scrive Paolo Albani nel suo Umorismo involontario (Quodlibet, Compagnia Extra 2016) alla voce “Traduzione errata”. Un aneddoto che ho ritrovato con piacere.

Sorrido pensando che, anche quando sbaglia, un traduttore crea subito un aneddoto così come ce ne sono moltissimi su ogni singola scelta che compie, sulle ricerche in cui si infila per capire meglio un periodo, una situazione, un romanzo da tradurre. Allora, perché non raccontarlo, perché non parlarne Intorno a Babele!

Ogni presentazione è importante

Ognuno degli appuntamenti che abbiamo proposto in questi ormai cinque anni a chi frequenta la libreria e alla città, è stato pensato e organizzato con l’idea che quell’appuntamento fosse unico e per questo imperdibile, per noi e per chi vi avesse voluto partecipare. Spesso è andata bene e l’unicità di queste nostre proposte è stata raccolta e accettata da chi è venuto, altre volte è andata diversamente. Sempre abbiamo trovato sulla nostra strada scrittori, poeti ma soprattutto amici che hanno capito che ciò che stavamo facendo era il massimo che potevamo fare. Hanno capito, ci sembra, che c’era amore in quello che facevamo e fatica. È per questo che possiamo dire che è andata sempre bene, che è stato sempre bello. In questi cinque anni abbiamo ospitato non scrittori o poeti, ma persone che hanno scritto romanzi racconti saggi o poesie e con loro sentiamo di aver creato un rapporto, fatto di stima, ma anche di amicizia. Abbiamo trovato scrittori che hanno dimostrato la loro bravura e la loro passione davanti a cinquanta spettatori e altri che, con altrettanta grandezza, l’hanno dimostrate davanti a due o tre persone. Ogni presentazione è importante.

01-MARI-A4-a003.jpgQuel che ci aspetta la prossima settimana, è una sfida difficile. Ospiteremo tre appuntamenti ai quali, per diversi motivi, non potremmo tenere di più. Si comincia venerdì 27 ottobre, con quello che è forse il più, non voglio dire grande o bravo, perché son giudizi di merito, ma sicuramente il più talentuoso degli scrittori italiani: Michele Mari. È appuntamento al quale abbiamo lavorato per mesi, con la complicità di una cara amica, Alessandra Urbani, che verso di lui ci ha aperto un piccolo varco. Quando Michele Mari ha risposto alla nostra mail, semplicemente scrivendo “verrò molto volentieri”, abbiamo ballato di gioia e, credeteci, non lo abbiamo fatto da librai, ma da lettori. È questo, credo, che fa la differenza. Ospitare Michele Mari, che presenterà quel suo Leggenda privata uscito da Einaudi la scorsa primavera, ma che parlerà, ne siamo certi, di mille altre cose, sarà un po’ come segnare un punto nel nostro personalissimo viaggio, in questo nostro incontrare quel che di meglio circola tra i banchi delle librerie. Al tempo stesso, però, sappiamo che bisogna continuare.

01-BIFERALI-A4-a001Sabato 28 ottobre, il giorno dopo, ospiteremo Giorgio Biferali (che la sera prima con Mari avrà dialogato), per presentare un suo prezioso testo su Calvino (Italo Calvino. Lo scoiattolo della penna è il titolo molto bello di questo breve ma intenso saggio illustrato dai bei disegni di Giulia Rossi) pubblicato per La Nuova Frontiera Junior e rivolto, in apparenza, ad un pubblico di ragazzi. Per noi questo è un libro adatto a tutte le età, un perfetto viatico verso uno dei nostri scrittori più importati e amati. A chiacchierare con Giorgio ci sarà Antonella Antonia Paolini, e questo sarà, ne siamo certi, un incontro di magia e di intelligenza. Giorgio e Antonia sono due persone appassionate che si conoscono e che saranno insieme una scoperta bellissima per chi verrà ad ascoltarli. Per noi questa è una serata unica e che diventerà indimenticabile. Giorgio è un amico di lunga data, ormai; che è cresciuto ed è cambiato, in meglio, sempre, ogni volta che l’abbiamo incontrato. Antonia è un’amicizia più recente. La sua passione per Leopardi la conoscevamo e la sua cultura anche. La bellezza della sua persona l’abbiamo imparata da poco; ma subito apprezzata.

01-GIRIMONTI-A4-a002Il 29 ottobre, domenica, chiudiamo questo tour de force con un altro incontro al quale teniamo enormemente: Giuseppe Girimonti Greco (traduttore di grande valore e persona di enorme generosità intellettuale e umana) e lo scrittore Ezio Sinigaglia (suo lo splendido Eclissi, edito da Nutrimenti, presentato sempre da noi la scorsa stagione), tornano a Les Bouquinistes con un progetto totalmente nuovo: i racconti giovanili di Marcel Proust, tradotti e riportati a nuova vita da un gruppo di voci validissime (Mariolina Bertini, Federica Di Lella e Ornella Tajani oltre ovviamente ai curatori, Giuseppe Girimonti Greco e Ezio Sinigaglia). Il volume, edito recentissimamente da Clichy, si intitola semplicemente Racconti e ripropone in una nuova veste testi ormai introvabili nel nostro paese. Sarà un’occasione per scoprire o riscoprire un Proust meno frequentato ma non per questo meno ricco di spunti interessanti.

Tre appuntamenti, dunque, da non perdere. Almeno secondo il nostro parere. Tre cose diverse e che per questo crediamo possano attirare l’attenzione di tutti e lascino intuire una strada che abbiamo iniziato a percorrere e che continuiamo a frequentare con soddisfazione.

Se vorrete esserci, vi aspettiamo in libreria.

In viaggio verso terre promesse

Cominciamo dal principio e iniziamo dal titolo. Quali sono le Terre promesse del romanzo di Milena Agus? Il romanzo, pubblicato quest’anno dal raffinato editore Nottetempo ha un piroscafo come immagine di copertina… Tocca mettersi in viaggio. Ma verso dove? Difficile stabilirlo a priori perché le terre promesse sono un po’ come la linea dell’orizzonte. Quando si crede di averlo raggiunto, ci si accorge che si è spostato un po’ più in là.

terre promesseMa è proprio quella la meta irraggiungibile verso la quale si dirigono accanitamente tutti i personaggi – alcuni più di altri – di questo spaccato familiare, di questa saga che ci racconta le vicende di una famiglia. Genitori che diventano nonni, figli che diventano genitori, un ciclo che non si arresta, se non con il romanzo, ma che è un continuo divenire come la vita che trascorre e se ne va.

È il ciclo naturale della vita, di questa famiglia come di quella di ognuno, con storie di poca importanza se non per chi, quei racconti li vive sulla propria pelle.

Milena Agus trasforma una vicenda familiare in un racconto generazionale, ma anche in una fiaba, di quelle che le nonne raccontavano ai nipoti, ma anche, forse, in una storia mitologica che trascende dal tempo e dallo spazio in cui è ambientata.

A volte sembra di leggere una storia sudamericana di una Macondo sarda o di quelle che ci ha abituato ad ascoltare Isabelle Allende.

Altre volte ci viene ricordato che si tratta di una vicenda vicina, ambientata a Genova, a Milano e in quella Sardegna un po’ aspra come le tante lingue che la abitano, fosse anche solo per quel lessico famigliare che, chi viene da una terra dove forte è la presenza e l’abitudine al dialetto, non può fare a meno di ignorare.

Le terre promesse del libro vengono sempre disattese, non perché non vengano raggiunte ma perché deludono chi le persegue con assiduità e costanza. Forse era meglio prima, forse sarà meglio poi.

E tra tutte ci sono due donne, una madre, Donna Ester e una figlia, Felicita che si scontrano continuamente perché complementari. L’una mai contenta, mai soddisfatta, mai appagata, l’altra, felice come il nome che porta, soddisfatta di tutto ciò che ha.

agusLe due donne sono il perno intorno al quale ruota la storia. Quale storia? Tante storie. Quella dell’attesa del fidanzato durante gli anni di guerra, dell’attesa del matrimonio, dell’attesa del viaggio in continente senza voltarsi indietro per carità, il volto protesto verso il futuro. Quella dell’attesa della figlia, dell’attesa di tornare a casa, dell’attesa dell’amore… e mentre si attende, la vita va, i figli crescono e generano altri figli e così ancora come un ciclo infinito che vede cambiare solo i personaggi principali, che restano più o meno fedeli ad un unico copione.

Cosa si salva da questo continuo incedere? Piccole storie senza importanza, racconti che si salvano chissà come per generazioni e che diventano una sorta di mitologia familiare, la vita di ognuno di noi che passa e va e che lascia piccole invisibili tracce dietro di sé mentre incedono verso le mai del tutto soddisfacenti terre promesse.

Elena Zucconi

Terre promesse

Milena Agus

Nottetempo, 2017