Vita coniugale – Incontro con Ivan Levrini

Sabato 6 maggio alle 18, lo scrittore Ivan Levrini sarà ospite a Les Bouquinistes (in via dei Cancellieri, 5 a Pistoia), per parlare del suo nuovo libro, Vita coniugale, appena edito da Quodlibet nella collana Compagnia Extra, diretta da Ermanno Cavazzoni e Jean Talon. A dialogare con l’autore ci sarà lo scrittore e patafisico Paolo Albani.

01-LEVRINI-A4-a001.jpgLa famiglia è il primo momento dello stadio etico, diceva Hegel, ma oggi ci sono più morti in famiglia che delitti di mafia. Perché nella vita coniugale tante amarezze, rivalse, ingratitudini, ripicche? perché tante stoviglie in frantumi? col pesce rosso, poveretto, lasciato boccheggiante sul pavimento tra i cocci e l’acqua sparsa, durante il silenzio che segue lo sfogo, per essere poi gettato nell’acqua putrida del gabinetto.

Perché non sottoporre la famiglia ad accurata analisi per scoprire le forze che agiscono tra moglie e marito, al fine di rendere la famiglia meno pericolosa, a vantaggio della futura umanità? Questo lo scopo del presente volume, che mette a fuoco un vasto spettro di situazioni: coniugi che per evitare rischi abitano in case diverse come eterni fidanzati; mogli che approfittando del Natale partono da sole verso vacanze esotiche; mariti che fuggono per non diventare assassini; villette a schiera linde e ordinate, dove più facilmente attecchisce il crimine.

«Cosa fai? chiede la moglie. Vado a comprare le sigarette, risponde il marito.»

Ivan Levrini, nato e cresciuto a Reggio Emilia dove insegna al liceo, ha scritto su diverse riviste: «Discipline filosofiche» (fondata da Enzo Melandri); «Il Semplice»; «L’Accalappiacani»; «Parol»; «Griseldaonline»; ha tenuto la rubrica Aberrazioni filosofiche sul «Caffè illustrato»; sue riscritture in Novelle stralunate dopo Boccaccio (Quodlibet, 2012) e un racconto in Almanacco 2016 (Quodlibet, 2016). Del 2011 la raccolta di racconti Semplici svolte del destino (QuiEdit).

Info: lesbouquinistes@libero.it oppure 3287432522

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Uno strano tipo di bestiario

«Una gallina di nome Natalia aveva deciso di scrivere un romanzo, ma non le vennero in mente né la trama, né i personaggi, né il titolo né lo stile della scrittura. Fu così che quella gallina velleitaria scrisse invece i suoi ricordi di infanzia ed ebbe molto successo fra le oche.»

Luigi Malerba, Le galline pensierose, Quodlibet 2014

Non sono un medico, lo dico subito. Amo leggere e tenermi informato. Ogni mattina sfoglio tre, quattro quotidiani in cerca di fatti e notizie insolite, con particolare attenzione verso ciò che riguarda la salute (fisica e mentale) dei miei simili.

lombrosoMi piace leggere tutto ciò che riguarda questi argomenti. Principalmente saggistica, ma anche narrativa. Amo quei romanzi dove la malattia, seppure intesa come semplice malessere, sembra essere l’unica protagonista. Certe pagine di Svevo, ad esempio, non smetto mai di leggerle. Potrei citare dozzine di scrittori, tra i miei preferiti, da José Saramago a Philip Roth, ma ho letto anche Lombroso e molti saggisti di fama. La sintesi perfetta, per me, è rappresentata da Oliver Sacks, il medico e scrittore che ho molto amato e stimato, leggendo, negli anni, tutto quello che è stato pubblicato in italiano. Purtroppo non leggo l’inglese. Solo l’italiano e, a malapena, un po’ di francese. Sono poi un attento osservatore delle persone che ho intorno. Ho una piccola agenda, che porto sempre con me, nella quale annoto, quando capita, tic e strane abitudini delle persone che incontro. Ne è nato, col passare degli anni, uno strano tipo di bestiario, fatto di deliri più o meno gravi, che spero, un giorno, di poter raccogliere in un libriccino, che pubblicherei a mie spese, solo per farne dono alle persone che amo e che apprezzano la mia ricerca, se così posso chiamare questo mio tentativo di descrizione delle fragilità umane.

Il caso che voglio qui raccontare è, per me, particolarmente interessante e motivo di orgoglio, in quanto ritengo di essere stato il primo a puntare l’attenzione su questa particolare forma di alterazione.

Ho conosciuto Giovanna (uso qui, come è comprensibile, un nome di fantasia) circa sei anni fa, per motivi di lavoro. Io sono oggi pensionato, ma lei, essendo assai più giovane di me (anche se non più giovanissima), è ancora in attività. Io, per molto tempo, ho commerciato in abbigliamento per ragazzi. Sono stato per oltre trentotto anni rappresentante di alcune delle più importanti marche. Giovanna aveva ed ha, un bel negozio proprio nella strada principale della nostra città. Quello che mi colpì maggiormente, la prima volta che entrai nel locale, fu una mensola, di vetro e acciaio, sulla quale erano disposti in bell’ordine, non calzini o pantaloni all’ultima moda, ma alcuni dei più importanti romanzi del Novecento. Conoscendo, per passione, il mondo dei libri, mi accorsi immediatamente che erano tutti in vecchie edizioni, ormai fuori catalogo, e, come mi raccontò lei più tardi, molti in prima edizione. Come è facile che succeda fra lettori, diventammo subito amici. Mi confidò di aver ricevuto quei libri in dono dai parenti dei rispettivi autori.

funny-vintage-photos-of-people-taking-naps-10Bisogna infatti sapere che Giovanna soffre da molti anni  di una strana e, temo, irreversibile malattia. Si tratta di una sindrome piuttosto inquietante che ho voluto denominare “del parente dello scrittore morto”. Di che si tratta? È presto detto. Giovanna, che ha ormai da tempo superato i cinquanta (età ritenuta critica nelle donne per simili forme post menopausa) passa la propria misera esistenza alla ricerca di congiunti di scrittori noti, ma defunti, ai quali si attacca con fare morboso, nella speranza di acquisire, per osmosi, alcune tracce del de cuius che accidentalmente dovessero essere entrate a far parte dell’asse ereditario. Quasi quotidianamente si reca a commemorazioni, omaggi, letture ad alta voce e, lungi dal seguire la cerimonia che si sta svolgendo, con gli occhi sempre attenti scruta la sala in cerca dei parenti, meglio se di primo grado o coniugi. Le capita, solitamente, di incappare in una moglie o un marito, in una sorella o in un figlio, ma, se non trova di meglio, è disposta ad accettare anche un cognato o una prozia. Una volta che abbia individuato la propria vittima, la mia amica è implacabile: si fionda al suo fianco e non è disposta a mollarla finché non ha attirato la sua attenzione. A quel punto la cosa è fatta. Bisogna infatti considerare che ci troviamo in un contesto di celebrazione ed è quindi probabile che il parente sia naturalmente incline alla commozione e vulnerabile. La mia amica è pronta, in quel momento, a creare un legame di assoluta dedizione nei confronti del parente dello scrittore morto, che da quel momento in poi sarà l’unico e solo oggetto delle sue conversazioni.

woman-readingPer mantenerne l’amicizia e la stima, è disposta perfino a leggere le opere dello scrittore defunto e a farne oggetto di analisi, seppure piuttosto superficiale, data una sua profonda ignoranza. Bisogna infatti dire che la mia amica spesso non ha la più pallida idea circa l’opera dello scrittore scomparso. Viene spesso a conoscenza della sua esistenza da altri parenti di scrittori morti ai quali si era in precedenza attaccata, formando così una singolare catena di Sant’Antonio letteraria. Se pure il parente si dovesse accorgere del bluff (cosa che di solito accade in un tempo variabile tra i cinque e i dodici mesi), lei si sarà comunque conquistata il suo affetto e la sua amicizia.

Giovanna, non avendo idee autonome, gusti e pensieri che si formino nella sua testa e grazie alle sue letture (che per altro, come ho già detto, sono quasi inesistenti) è pronta a farsi influenzare e guidare dai gusti di chicchessia. Leggere, per lei è una grande fatica, per tanto nelle conversazioni cita solo cose che ha sentito dire ad altri, senza mai aggiungere nulla di suo o di inedito. Devo dire che è anche piuttosto fragile di pensiero. Non voglio dire che sia una sciocca, ma vuota, questo sì. Da molto tempo non la vedo. Ho saputo da amici comuni che si è messa pure in testa di scrivere un romanzo e per questo frequenta autori di grido e cenacoli letterari. Gli scrittori, lo sappiamo, amano essere adulati e lei non si sottrae a questo triste destino. Io le ho fatto mancare la mia adulazione ed è per questo che i nostri rapporti si sono raffreddati, ultimamente. Ma bisognerà che la chiami: ho saputo che la sua salute è peggiorata. Pare si sia attaccata a un tizio che abita nel palazzo della bisnipote di Borges. Sicuramente cerca di arrivare a lei. E per mezzo di lei poter inserire l’occhio nella serratura. Il suo Aleph personale la attende.

Sergio Salabelle

Umorismo involontario

01-albani-a4-a001-1Sabato prossimo, 17 settembre, alle 18 ospitiamo in libreria Paolo Albani, col suo nuovo libro, Umorismo involontario, pubblicato da Quodlibet, nella prestigiosa collana Compagnia Extra, curata da Ermanno Cavazzoni e Jean Talon. Sarà veramente un piacere ospitare Paolo Albani, perché è un artista e uno scrittore che stimiamo molto e di cui ammiriamo sinceramente le opere e gli scritti, ma anche perché Paolo è un amico. Lo è diventato, negli anni, come lo diventano, spesso, i frequentatori di una libreria. I suoi suggerimenti e i suoi consigli, le sue brillanti trovate sono stati per noi un grande aiuto. Tempo fa si propose, ovviamente scherzando, di diventare il nostro “direttore artistico”. Anche quel suo scherzo ci ha fatto crescere, come libreria, stimolandoci ad affinare le nostre scelte e aiutandoci a trovare la nostra strada. Se a Les Bouquinistes sono passati e continuano a passare scrittori che amiamo e che ci piacciono, lo dobbiamo, credo, anche al suo incoraggiamento. Non è sempre facile trovare una propria “linea editoriale”.

Per questo e per molti altri motivi, sarà un piacere, sabato prossimo, ospitare il suo nuovo libro, che si intitola, come ho detto, Umorismo involontario. Per rendergli onore, avevo pensato ad una finta gaffe: avrei potuto presentalo come “Onanismo involontario”, che sarebbe stato, secondo me, un bell’esempio di umorismo involontario, ma poi ho pensato che mi sarei vergognato di farlo e, allora, l’ho scritto. 

La locandina è di Tirez sur le graphiste

per info: lesbouquinistes@libero.it oppure 0573 1780084

Ossa, cervelli, mummie e capelli

Sabato 11 giugno alle 18 Antonio Castronuovo sarà ospite della  Libreria Indipendente Les Bouquinistes (via dei Cancellieri, 5 a Pistoia) per parlare del suo libro Ossa, cervelli, mummie e capelli (Quodlibet – Compagnia Extra, 2016).
Insieme a lui il libraio si divertirà a esplorare lo strano, originale, assurdo mondo delle “reliquie profane”.
01-CASTRONUOVO-A4-a0019Cosa hanno in comune il cranio di Mozart e il cervello di Einstein? la mummia di Lenin e quella di Jeremy Bentham? i capelli di Beethoven e il pene di Napoleone? lo scheletro di Cartesio e il dito indice di Galileo? Semplice: sono tutte «reliquie profane», pezzi anatomici di personaggi celebri che costituiscono la controparte laica delle tante reliquie sacre.

In dieci racconti veritieri, il libro tratta un tema originale per l’editoria italiana: la permanenza di questi pezzi organici, e i prodigiosi tragitti che hanno compiuto in secoli di storia, da un istituto all’altro, da un collezionista all’altro, da un ladro all’altro.
Vicende reali e un po’ forsennate, grottesche e curiose, che hanno trovato la loro finale magnificenza nei corpi plastinati, tecnica mediante la quale ognuno può diventare reliquia di se stesso.

Antonio Castronuovo è scrittore e traduttore. Tra i suoi saggi Macchine fantastiche (2007), Ladro di biciclette: cent’anni di Alfred Jarry (2008), La vedova allegra: storia della ghigliottina (2009), Alfabeto Camus (2011), Aforismi del Novecento (2015).

La locandina è di Tirez sur le Graphiste

Per info: 0573 1780084 oppure 328 7432522

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Buchi – Ugo Cornia a Les Bouquinistes

Sabato 4 giugno alle 18, lo scrittore Ugo Cornia sarà ospite della Libreria Indipendente Les Bouquinistes (via dei Cancellieri 5 a Pistoia), in occasione dell’uscita del suo ultimo romanzo, Buchi (Feltrinelli, 2016). Ne parla con lui, Paolo Albani.

Locandina CorniaAprire un cassetto, una scatolina rossa, una bella cassapanca coi piedi di leone, un’angoliera – tutti oggetti che stavano nella vecchia casa di famiglia – e trovarci dentro “un richiamo come all’indietro”. Un richiamo a un passato ricevuto in eredità ma di cui il cinquantenne Ugo ha solo pochi ricordi: la casa di Guzzano, un tempo piena di vita ma già vuota dopo la sua nascita, già solamente casa di vacanze, e poi la zia Bruna, la zia Maria, la zia Fila, il nonno, lo zio Peppo, lo zio Arrigo… Di fronte a questo vuoto, a questo buco impossibile da riempire ma che è ormai necessario attraversare, Ugo non può che inventarsi il proprio modo per creare un piccolo centro d’ordine in mezzo alle forze del caos. E il mondo che si inventa è raccontare. Allora ecco che dal passato sorgono frammenti, piccole avventure, le corse in macchina con il nonno, l’aia di notte, il favo dei calabroni nel sottotetto, la prima volta a far l’amore alla falsa diga del Limentra, vasi in penombra, frasi che ritornano, che non si è mai finito, sembra ieri, forza e coraggio. Ma soprattutto emozioni, piccole angosce, malinconie, un po’ di sollievo. Sennonché chi racconta ha l’abitudine di evitare, di scantonare, di slaterare, perciò alle emozioni sigillate dentro a quei cassetti antichi si avvicina piano e slaterando, appunto, parlando di chi ha conosciuto appena per arrivare infine alla perdita dei genitori: allo smantellamento degli affetti più cari. E altri smantellamenti ci saranno ancora, nell’universale e continuo smantellamento di tutte le cose.Con una comicità intrisa di nostalgia, Ugo Cornia affronta il mistero grande delle emozioni attraverso un romanzo nutrito di scarti spiazzanti e docili riprese, restituendoci le contraddizioni e le seducenti insensatezze del nostro mondo interiore.
 
Ugo Cornia è nato nel 1965 a Carpi e ha sempre vissuto a Modena.  Tra le altre cose ha pubblicato con Sellerio “Sulla felicità a oltranza” (1999), “Quasi amore” (2001), “Roma” (2004), “Le pratiche del disgusto” (2007), con Quodlibet “Sulle tristezze e i ragionamenti” (2008), con Feltrinelli “Le storie di mia zia” (2008), con Marcos y Marcos “Sono socievole fino all’eccesso (vita di Montaigne)” (2015).
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Vite efferate di papi – Incontro con Dino Baldi

 

Una proposta culturale

pubblicoIeri Paolo Albani è passato a trovarci in libreria. Chi conosce l’opera di questo artista può ben immaginare come una delle sue principali caratteristiche sia la curiosità. Non a caso il titolo di un suo libro uscito solo in ebook e che vi consiglio caldamente è Fenomeni Curiosi (lo ha editato Note Azzurre, la collana curata da Dino Baldi, Elena Frontaloni e Paolo Maccari, per Quodlibet nel 2014). Ogni volta è un piacere parlare con lui, dato che proprio per questa sua indole si interessa sempre di fatti insoliti e ricchi di fascino, che riporta con estrema generosità. Ieri, dicevo, è passato a trovarci e ci ha parlato di un festival letterario del quale, lo ammetto, ignoravo l’esistenza. Si tratta, ci ha raccontato, di un festival del work in progress, dove gli scrittori incontrano il pubblico, raccontando l’opera a cui stanno lavorando. Questo proprio nel momento in cui la stanno scrivendo e senza magari sapere esattamente dove e come potrebbe andare a finire.

Una volta ho letto da qualche parte che in Italia esistono oltre mille festival a vario genere considerati culturali, molti dei quali dedicati al mondo dei libri. Si parla di tutto e di tutti i generi, dalla narrativa alla poesia, dagli autori agli editori, dalla filosofia alla storia, dal noir alla saggistica declinata in tutte le sue forme. Come ho detto, non conoscevo questo festival e non intendo certo metterne in discussione il valore culturale che mi appare evidente. Quel che mi permetto di contestare, seppure in maniera assolutamente bonaria, è la mancanza di coraggio che gli ideatori e organizzatori stanno dimostrando nel proporre un’operazione che, almeno a me, appare monca.

ScrittoriPer questo ho deciso io stesso di colmare quella che sento come una lacuna, organizzando personalmente un festival nella mia città. Nella mia idea, questo dovrebbe essere una vetrina dove gli scrittori, provenienti, se lo desiderano, anche dall’estero, possono presentare le opere che non hanno scritto e che non hanno alcuna intenzione di scrivere. Deve trattarsi, naturalmente, di opere inedite. Potrà sembrare, questa mia, una precisazione fin troppo pignola e forse anche inutile, ma vorrei evitare che, ad esempio, lo scrittore A venisse a parlare di un romanzo che non ha scritto e non intende scrivere, magari parlandone anche male, e si venisse poi a scoprire che quest’opera è stata in realtà scritta e pubblicata dall’autore B (magari acerrimo nemico dello scrittore A e suo rivale nella scalata alle classifiche), con tutto l’immaginabile seguito di azioni e contro azioni legali che gli avvocati dei due potrebbero intentare anche contro il festival. Da qui la necessità di avere opere non scritte e assolutamente inedite. L’autore avrebbe la possibilità, davanti al proprio pubblico, di raccontare la storia che non scriverà mai, spiegando le ragioni profonde che lo hanno portato a tale scelta. Naturalmente queste storie non scritte, pena la perdita di serietà e rigore da parte del festival, dovranno rimanere tali e di esclusivo dominio della manifestazione. Si potrebbe tuttalpiù immaginare un catalogo che le riunisca anno per anno, in modo che ne resti traccia, così da impedire a qualche scrittore furbetto di attendere magari un lustro e poi, approfittando vigliaccamente del passare del tempo, dare fraudolentemente alle stampe il libro presentato.

pellicciaUna sezione del festival, a mio avviso, dovrebbe essere dedicata ai non scrittori, ovvero a coloro che mai fino ad allora abbiano scritto qualcosa che sia anche solo vagamente paragonabile ad un’opera di fantasia e che non intendano minimamente farlo in futuro. Sarebbe molto bello se ad ascoltarli ci fosse un pubblico di non lettori o, meglio ancora, di analfabeti (vanno bene anche gli analfabeti di ritorno).

Sono certo che il mio festival, che potrei chiamare Non l’ho scritto, non l’ho letto!, troverà un suo posto tra l’offerta culturale del nostro paese.

Mentre scrivo mi viene in mente che, per arrivare alla perfezione, l’ideale sarebbe che questo festival non esistesse, ma fosse solo aggiunto all’elenco dei festival, alla voce festival che non si terranno mai.

 

Sergio Salabelle