Il fantasmatico Rossari

Qualche volta ci viene chiesto qual è il “criterio di scelta” delle presentazioni che ospitiamo in libreria. È difficile riassumerlo perché nascono in mille modi diversi.

Il primo incontro con Marco Rossari, per esempio, nasce da un titolo: Il piccolo dizionario delle malattie letterarie. Non scriverò niente in questa sede su quel piccolo volume pubblicato da ItaloSvevo che abbiamo amato, vi basti sapere che Sergio e io, le malattie letterarie, pensavamo di averle tutte.

01-ROSSARI-DYLAN-A4-a001Fu in quell’occasione che fissammo il primo incontro, a noi caro per le amicizie che ne sarebbero nate, con lo scrittore e con un’altra libreria, la Lettera 22 di Viareggio con la quale condividemmo le spese del treno e il tour dell’autore.

Ci divertimmo e ci dicemmo di non perderci di vista. Capita. A volte è difficile mantenere gli intenti, altre volte più facile. Dipende. Da cosa? Dal volume di lavoro dello scrittore in questione, dal volume di lavoro che si accumula quotidianamente in libreria. Chi organizza molti incontri con gli scrittori è inevitabilmente sempre in ritardo. Con le richieste a cui deve rispondere, con i comunicati stampa, con il catalogo da tenere aggiornato, con i rendiconti trimestrali per le case editrici, con le rese, con le pulizie nella libreria, con la visione delle preziose newsletter che gli uffici stampa spediscono con l’annunciazione delle novità, con le recensioni da non perdere, e sì, anche con i libri da leggere anche se molto spesso vengono letti di notte e mai in libreria durante l’orario di lavoro. È impossibile, non c’è tempo.

Marco Rossari non è solo un bravo scrittore. Secondo noi ha un dono particolare nell’affibbiare un titolo a un libro. Come non innamorarsi di chi ha scritto L’unico scrittore buono è quello morto pubblicato nel 2012 da E/O o, appunto de Il piccolo dizionario delle malattie letterarie di ItaloSvevo.

È anche un ottimo traduttore. Difficile seguire tutto quello che pubblica. Tra le ultime cose, solo per citare le ultimissime e sono certa mi sarò persa qualche titolo per strada, è uscito per Einaudi la sua nuova traduzione de Il Circolo Pickwick di Charles Dickens e Sotto il vulcano di Malcom Lowry per Feltrinelli. Come curatore è uscita da poco per Einaudi l’antologia Racconti da ridere ma prima ancora aveva pubblicato per E/O Le cento vite di Nemesio che mi ha fatto sghignazzare in sala d’attesa dal medico e in fila alle poste come non mi succedeva da tanto tempo. È un romanzo divertente, un voluminoso “tomo” di 512 pagine che mette ansia finché non si inizia a leggerlo… affrontato l’incipit la lettura scorre che è un piacere.

È per colpa di Nemesio che l’incontro in libreria su Bob Dylan è stato sempre procrastinato. Sì perché Nemesio ha concorso per lo Strega… congelando un po’ tutto il resto! «Il primo sorso affascina il secondo Strega» recitava la pubblicità e stregati abbiamo seguito tutte le fasi del premio facendo il tifo.

Questa storia avrebbe dovuto essere più breve, ma mi ha preso la mano.

01-ROSSARI-DYLAN-A4-a002Per arrivare al dunque, Bob Dylan. Il fantasma dell’elettricità pubblicato da ADD Edizioni verrà finalmente presentato in libreria sabato 24 marzo alle 18. A fare da spalla a Marco Rossari (che ha promesso di portare la chitarra!) ci sarà Sergio, non come libraio ma come dylaniano appassionato.

Adesso sembra preistoria, ma c’è stato un tempo in cui Sergio scambiava bootleg dei concerti di Dylan in tutto il mondo – perché Dylan ha tenuto concerti in tutto il mondo! – spedendo gli obsoleti cd in buste con il pluriball riempite di carta di giornale. In Giappone, in Nuova Zelanda, in Norvegia… alla posta andavo io e ricordo più di un indirizzo strano e lontano.

Qualche volta, Sergio, mi faceva ascoltare Blowin’in the wind, una delle tante canzoni che mi piacciono particolarmente, da venti concerti diversi. Venti interpretazioni diverse. Venti paesi diversi. Era un modo forse perché il fantasma dellelettricità si manifestasse.

La febbre del rock deve aver contagiato anche il nostro grafico, Tirez sur le Graphiste, che indeciso fino all’ultimo, ci ha mandato una doppia locandina… a proposito, voi quale preferite?

Fedeli alla storia che si ripete, Marco Rossari farà tappa anche a Viareggio da Elena Francesconi alla Lettera 22, domenica 25 marzo alle 18.

Noi, vi aspettiamo sabato 24 marzo alle 18, nella nostra libreria, nella speranza che Marco Rossari non si faccia prendere da una dylanite acuta e non si presenti!

L’ultima sigaretta

Succede a volte che la libreria si trasformi in una macchina del tempo. Succede quando, con la scusa dell’uscita di un inedito o di un saggio dedicato o di un anniversario, ci si inventa qualcosa che sfida l’impossibile: portare in libreria uno scrittore che non c’è più. È successo con Luigi Malerba e con Giorgio Manganelli, con Maurizio Salabelle (chi si ricorda oggi, in Italia e in particolare nella città dove ha vissuto per buona parte della sua vita, che di lui ricorre quest’anno il quindicesimo anniversario dalla morte, che l’anno prossimo avrebbe compiuto sessantanni?) e con Italo Calvino, con Tommaso Landolfi e addirittura con Marcel Proust. Succederà di nuovo sabato 24, con uno degli scrittori più importanti degli ultimi trentanni, il cileno Roberto Bolaño autore culto, scomparso ad appena cinquantanni, nel 2003, lasciando alle sue spalle una produzione vastissima e di altissimo livello. Questa è anche l’occasione, grazie alla geniale intuizione del nostro Tirez sur le Graphiste, per far compiere un piccolo miracolo: chi conosce Ilide Carmignani e la segue, conosce sicuramente anche l’aneddoto del loro mancato incontro al Salone di Torino. Roberto Bolaño a pochi metri di distanza, le apparve come un fantasma, dietro ad un vetro. Era già malato, ma Ilide questo non lo sapeva ancora. In breve tempo se ne sarebbe andato e quella che stava per diventare la sua voce italiana, ebbe il destino di non incontrarlo mai, neppure per un istante. Tirez sur le Graphiste, invece le ha voluto regalare l’ultima sigaretta, la realizzazione di qualcosa che non è stato, ma che avrebbe potuto essere.
Appuntamento allora sabato 24 alle 18 alla libreria Les Bouquinistes a Pistoia, per parlare di Roberto Bolaño e di Lo spirito della fantascienza, romanzo inedito la cui pubblicazione si deve alla sempre ottima Adelphi. A dialogare con Ilide Carmignani ci sarà lo scrittore Alessandro Raveggi. Il tutto sotto l’insegna di Intorno a Babele e con la preziosa collaborazione di Giuseppe Girimonti Greco.

Marco Vichi e il nuovo Bordelli

01-VICHI-A4-a001Giovedì 23 novembre alle 18 torna alla Libreria Indipendente Les Bouquinistes (via dei Cancellieri, 5 a Pistoia) lo scrittore Marco Vichi per presentare il suo nuovissimo romanzo appena pubblicato da GuandaNel più bel sogno. Una nuova avventura del commissario Bordelli. Insieme a lui, un presentatore d’eccezione, lo scrittore Leonardo Gori e con la partecipazione di Lorenzo Degl’Innocenti.

In collaborazione con Giallo Pistoia.

Nel più bel sogno È la fine di aprile del 1968. Firenze, come il resto dell’Italia, è scossa dalle manifestazioni studentesche. I figli sono contro i padri, senza mediazioni né compromessi, ed è difficile capire dove stiano ragioni e torti, dove sia il male. Università occupate, scontri con le forze dell’ordine, battaglie tra studenti di destra e di sinistra, slogan impregnati di ideali: un vortice di sogni cozza contro una società ormai sorpassata che aveva creduto di durare in eterno.
Nonostante un certo disorientamento per il mondo che sta cambiando, Bordelli vive una sua primavera interiore. Il peso del passato sembra finalmente attenuarsi, e lui sente di poter affrontare le cose con più leggerezza. Anche la sua vita amorosa sta forse andando incontro a un mutamento inatteso…
vichi nel più bel sogno 2Ma una giornata drammatica, una giornata di morte, costringe il commissario a confrontarsi con non pochi misteri. E quando tutto pare avviarsi verso la soluzione, in un paese vicino a Firenze un altro omicidio terribile getta il commissario nello sconforto. Non sa davvero se questa volta riuscirà a scoprire lo spietato assassino, che forse si cela dietro un macabro messaggio.

Marco Vichi è nato nel 1957 a Firenze e vive nel Chianti. Presso Guanda ha pubblicato i romanzi:L’inquilinoDonne donneIl briganteUn tipo tranquilloLa vendettaIl contrattoLa sfidaIl console; le raccolte di racconti Perché dollari?Buio d’amoreRacconti neriIl bosco delle streghe; il graphic novel Morto due volte, con Werther Dell’Edera, e la favola Il coraggio del cinghialino. Ha inoltre curato le antologie Città in neroDelitti in provinciaÈ tutta una folliaUn inverno color noirScritto nella memoria. Della serie dedicata al commissario Bordelli sono usciti, sempre per Guanda: Il commissario BordelliUna brutta faccendaIl nuovo venutoMorte a Firenze (Premio Giorgio Scerbanenco – La Stampa 2009 per il miglior romanzo noir italiano), La forza del destino Fantasmi del passato.

Nel più bel sogno. Una nuova avventura del commissario Bordelli, Marco Vichi, Guanda 2017, pagine 608, euro 19

 

Impossibile Landolfi

Non dirò niente di questi dodici Racconti impossibili, perché ci vuole ben altra conoscenza dell’opera di Tommaso Landolfi e della storia del nostro novecento letterario per farlo. Lo faranno benissimo, questo pomeriggio a partire dalle 18 a Les Bouquinistes, i nostri ospiti Giovanni Maccari (che del volume appena riedito è il curatore, oltre ad essere l’autore della bella e illuminante nota conclusiva), Paolo Albani (ricordate, vero, Aga magera difura), che credo dedicherà il suo intervento principalmente a La passeggiata, che apre la raccolta e di cui lui ci saprà parlare sicuramente meglio di quanto potrei fare io; e il giovane critico Matteo Moca, che ospiteremo qui per la prima volta.

Mi limiterò a dire che il volumetto torna in libreria dopo oltre cinquantanni dalla sua prima pubblicazione (Vallecchi, 1966) e che dobbiamo quest’operazione alla bravura del già citato curatore Giovanni Maccari e al coraggio dell’editore, Adelphi, unico  tra i grandi in Italia a dare spazio ad autori che sarebbero altrimenti dimenticati o gettati a casaccio nel gran calderone dei tascabili. Il formato di quest’uscita è proprio quello dei tascabili (la Piccola Biblioteca) ma, ne sono certo, solo per la dimensione ridotta del volume e non perché se ne preveda uno scarso interesse.

Da lettore, non posso che ringraziare entrambi per questa operazione che riporta in libreria testi altrimenti quasi impossibili da reperire, se non in qualche benemerita bancarella dell’usato. Posso aggiungere, sempre da lettore, che si tratta di racconti che danno un gran piacere a chi vi si accosta e che meritano, a mio avviso, di comparire accanto ad opere più note di questo raffinato e sfuggente autore. Sì, perché leggendo i Racconti impossibili, come anche il resto della sua produzione, si ha chiara e forte la sensazione che anche dopo la sua scomparsa (avvenuta ormai quasi quarantanni fa), Landolfi continui a essere sfuggente e strutturalmente incapace (per espressa volontà) di assecondare il lettore, di metterlo a proprio agio, di rendergli semplice l’atto di leggere. Chiede sempre attenzione, concentrazione e volontà quella pagina scritta con una lingua ricercata e mai banale. Il risultato però è sempre un appagamento, la sensazione di aver vissuto bene i momenti passati nella lettura, proprio perché impegnativi.

Per questo siamo felici e orgogliosi e onorati di ospitare oggi pomeriggio nella nostra libreria la voce di Tommaso Landolfi. Non saprei dire altro e qui mi fermo.

 

Sergio Salabelle

È colpa del traduttore

Intorno a Babele

01-GIRIMONTI-A4-a002I racconti di uno scrittore americano oggi un po’ dimenticato come William Saroyan, furono tradotti per la prima volta in italiano nel 1940, in una raccolta intitolata Che ve ne sembra dell’America? dallo scrittore Elio Vittorini, che poi lo ripropose l’anno successivo nella storica antologia Americana. Fin qui la storia, i fatti. Poi si racconta un aneddoto, che credo vero, ma di cui al momento non sono in grado di riportare la fonte e che racconto con profondo rispetto e ammirazione per i due protagonisti, William Saroyan, appunto, ed Elio Vittorini. Si dice che Vittorini traducesse senza conoscere una parola di inglese, servendosi di una abilissima ghost-writer, Lucia Rodocanachi, che pare gli buttasse giù una bozza di traduzione alla quale poi lui lavorava alacremente. Questo non per imbrogliare le carte, ma perché le sue erano le traduzioni o meglio le trasposizioni di un grande scrittore, da una lingua all’altra. È vero? Succede ancora oggi? Chissà. Sta di fatto che tra i molti scrittori “tradotti” da Vittorini c’era anche William Saroyan (autore, fra gli altri, de La commedia umana, un libro capolavoro sull’infanzia che tutti dovrebbero leggere o aver letto, lo pubblica in Italia Marcos y Marcos). Venne un giorno in cui Saroyan dagli Stati Uniti, dove viveva, si materializzò a Milano, nella redazione di Mondadori, esprimendo il desiderio di incontrare il proprio valentissimo traduttore. Pare che Vittorini, allertato da qualche collega, non sapendo nemmeno una parola di inglese, non abbia trovato miglior soluzione che quella di nascondersi sotto la scrivania, attendendo buono buono che la minaccia Saroyan si allontanasse, risparmiandogli un triste epilogo.

È colpa del traduttore. È questa una frase che ho ascoltato spesso.

In realtà credo che sia sempre colpa del traduttore. È colpa del traduttore se possiamo leggere tantissimi romanzi saggi poesie scritte originariamente in un’altra lingua, a volte lontanissima da noi. È colpa del traduttore se echi lontani possono raggiungerci. Scelte linguistiche che privilegiano una musicalità, un ritmo, un sentire di un’altra lingua piuttosto che una fedeltà al testo impossibile da mantenere.

Mi sembra un lavoro che ha a che fare con il miracolo.

Les Bouquinistes si trova al centro di un crogiolo di traduttori. Un manipolo di irriducibili traduttrici, per essere precisi, che amano il loro lavoro e lo fanno con passione.

La passione è contagiosa e non potevamo restarne immuni.

Intorno a Babele nasce dalla loro amicizia e dai nostri incontri, spesso annebbiati da qualche spritz o aperitivo più o meno alcolico che ci vede, non spesso quanto vorremmo, intorno a un tavolo a chiacchierare.

Intorno a Babele non vuole essere una rassegna, ma il nostro modo per parlare di traduzione ogni volta che ne abbiamo l’occasione, semplicemente, in libreria durante gli incontri con gli scrittori.

Perciò attenti al logo creato da Tirez sur le Graphiste.

Ogni volta che apparirà su una delle sue locandine, ogni volta che la scritta si troverà nella descrizione di un evento, la traduzione avrà un suo piccolo ruolo. L’occhio di bue la illuminerà, a volte più, a volte meno, ma sempre con interesse e attenzione.

Ezio e GGGI traduttori lavorano spesso in solitaria. La loro stanza può essere ovunque, basta un appoggio, una sedia e un computer. Ma quel lavorare in solitaria accoglie in realtà la presenza di molti altri. La finestra della loro stanza è ben aperta verso altri traduttori. I dubbi vengono condivisi; spesso su facebook si leggono domande specifiche e generose risposte. Questa ambivalenza mi piace. Da soli e in gruppo. Un ossimoro che si realizza nel loro lavoro ogni volta che ne hanno bisogno.

Penso a Cesare Pavese, uno scrittore caro al mio cuore, al suo scivolone nella traduzione del 1932 di Dark Laughter (Riso nero) di Sherwood Anderson. Penso ai “due quarti di whisky marca «luna» del Kentucky”, dove “moon whisky” «sta a indicare il whisky distillato clandestinamente, quello di contrabbando» scrive Paolo Albani nel suo Umorismo involontario (Quodlibet, Compagnia Extra 2016) alla voce “Traduzione errata”. Un aneddoto che ho ritrovato con piacere.

Sorrido pensando che, anche quando sbaglia, un traduttore crea subito un aneddoto così come ce ne sono moltissimi su ogni singola scelta che compie, sulle ricerche in cui si infila per capire meglio un periodo, una situazione, un romanzo da tradurre. Allora, perché non raccontarlo, perché non parlarne Intorno a Babele!

Ogni presentazione è importante

Ognuno degli appuntamenti che abbiamo proposto in questi ormai cinque anni a chi frequenta la libreria e alla città, è stato pensato e organizzato con l’idea che quell’appuntamento fosse unico e per questo imperdibile, per noi e per chi vi avesse voluto partecipare. Spesso è andata bene e l’unicità di queste nostre proposte è stata raccolta e accettata da chi è venuto, altre volte è andata diversamente. Sempre abbiamo trovato sulla nostra strada scrittori, poeti ma soprattutto amici che hanno capito che ciò che stavamo facendo era il massimo che potevamo fare. Hanno capito, ci sembra, che c’era amore in quello che facevamo e fatica. È per questo che possiamo dire che è andata sempre bene, che è stato sempre bello. In questi cinque anni abbiamo ospitato non scrittori o poeti, ma persone che hanno scritto romanzi racconti saggi o poesie e con loro sentiamo di aver creato un rapporto, fatto di stima, ma anche di amicizia. Abbiamo trovato scrittori che hanno dimostrato la loro bravura e la loro passione davanti a cinquanta spettatori e altri che, con altrettanta grandezza, l’hanno dimostrate davanti a due o tre persone. Ogni presentazione è importante.

01-MARI-A4-a003.jpgQuel che ci aspetta la prossima settimana, è una sfida difficile. Ospiteremo tre appuntamenti ai quali, per diversi motivi, non potremmo tenere di più. Si comincia venerdì 27 ottobre, con quello che è forse il più, non voglio dire grande o bravo, perché son giudizi di merito, ma sicuramente il più talentuoso degli scrittori italiani: Michele Mari. È appuntamento al quale abbiamo lavorato per mesi, con la complicità di una cara amica, Alessandra Urbani, che verso di lui ci ha aperto un piccolo varco. Quando Michele Mari ha risposto alla nostra mail, semplicemente scrivendo “verrò molto volentieri”, abbiamo ballato di gioia e, credeteci, non lo abbiamo fatto da librai, ma da lettori. È questo, credo, che fa la differenza. Ospitare Michele Mari, che presenterà quel suo Leggenda privata uscito da Einaudi la scorsa primavera, ma che parlerà, ne siamo certi, di mille altre cose, sarà un po’ come segnare un punto nel nostro personalissimo viaggio, in questo nostro incontrare quel che di meglio circola tra i banchi delle librerie. Al tempo stesso, però, sappiamo che bisogna continuare.

01-BIFERALI-A4-a001Sabato 28 ottobre, il giorno dopo, ospiteremo Giorgio Biferali (che la sera prima con Mari avrà dialogato), per presentare un suo prezioso testo su Calvino (Italo Calvino. Lo scoiattolo della penna è il titolo molto bello di questo breve ma intenso saggio illustrato dai bei disegni di Giulia Rossi) pubblicato per La Nuova Frontiera Junior e rivolto, in apparenza, ad un pubblico di ragazzi. Per noi questo è un libro adatto a tutte le età, un perfetto viatico verso uno dei nostri scrittori più importati e amati. A chiacchierare con Giorgio ci sarà Antonella Antonia Paolini, e questo sarà, ne siamo certi, un incontro di magia e di intelligenza. Giorgio e Antonia sono due persone appassionate che si conoscono e che saranno insieme una scoperta bellissima per chi verrà ad ascoltarli. Per noi questa è una serata unica e che diventerà indimenticabile. Giorgio è un amico di lunga data, ormai; che è cresciuto ed è cambiato, in meglio, sempre, ogni volta che l’abbiamo incontrato. Antonia è un’amicizia più recente. La sua passione per Leopardi la conoscevamo e la sua cultura anche. La bellezza della sua persona l’abbiamo imparata da poco; ma subito apprezzata.

01-GIRIMONTI-A4-a002Il 29 ottobre, domenica, chiudiamo questo tour de force con un altro incontro al quale teniamo enormemente: Giuseppe Girimonti Greco (traduttore di grande valore e persona di enorme generosità intellettuale e umana) e lo scrittore Ezio Sinigaglia (suo lo splendido Eclissi, edito da Nutrimenti, presentato sempre da noi la scorsa stagione), tornano a Les Bouquinistes con un progetto totalmente nuovo: i racconti giovanili di Marcel Proust, tradotti e riportati a nuova vita da un gruppo di voci validissime (Mariolina Bertini, Federica Di Lella e Ornella Tajani oltre ovviamente ai curatori, Giuseppe Girimonti Greco e Ezio Sinigaglia). Il volume, edito recentissimamente da Clichy, si intitola semplicemente Racconti e ripropone in una nuova veste testi ormai introvabili nel nostro paese. Sarà un’occasione per scoprire o riscoprire un Proust meno frequentato ma non per questo meno ricco di spunti interessanti.

Tre appuntamenti, dunque, da non perdere. Almeno secondo il nostro parere. Tre cose diverse e che per questo crediamo possano attirare l’attenzione di tutti e lascino intuire una strada che abbiamo iniziato a percorrere e che continuiamo a frequentare con soddisfazione.

Se vorrete esserci, vi aspettiamo in libreria.

Perché mi piace Penelope Poirot

01-POIROT-A4-a001Lo ammetto, appena vidi il libretto verde della prima avventura, Penelope Poirot fa la cosa giusta, firmata dalla scrittrice Becky Sharp e pubblicato per i tipi di Marcos y Marcos, mi leccai i baffi.

Becky Sharp non è Agatha Christie e Penelope non è un suo personaggio, ma io non mi aspettavo niente del genere.

I libri di Dame Agatha li ho cercati tutti, a suo tempo, nella vecchia edizione Mondadori, quella bianca e gialla per intenderci; li ho collezionati con avidità e li ho letti con passione.

In queste avventure scritte da un’autrice italiana – dicendolo non credo di svelare niente di segreto – e per di più ambientate negli anni Novanta e prevalentemente in Italia, mi aspettavo di trovare esattamente quello che ho letto.

Avete presente Miss Marple al Bertram Hotel? I ricordi di ragazza dell’anziana signorina vengono sollecitati da odori e sapori ma anche da un certo rigorosissimo English Style del tempo che fu.

Penelope-Poirot_webBene, se lo avete presente, a me i libri di Becky Sharp hanno fatto esattamente quell’effetto! Se non lo avete presente correte subito a rileggerlo e capirete cosa voglio dire. Non lo avete? Beh, siete imperdonabili e meritereste di essere puniti facendovi indossare una Hippie Birthday – una cuffia da bagno un tantino chiassosa creata da Penelope Poirot – nel giorno di Ferragosto quando siete al mare con tutta la famiglia e tutti gli amici.

Penelope è un bel personaggio, riuscito anche se paradossale… beh, «col sangue che mi scorre nelle vene!» direbbe lei. Ci diverte e ci esaspera esattamente come la sua segretaria, Miss Vilma Hamilton, di professione zitella. Anche se…

Non voglio svelare troppo della trama, ma vi avverto, i romanzi di Becky Sharp differiscono da quelli di Agatha Christie perché non sono dei rompicapo. Mi sembra che non le importi molto chi ha fatto cosa, quanto il trasportare il lettore tra golfini e giacche di tweed, impermeabili Burberry e panini imburrati, tè inglese e buone maniere, mischiando però tutti gli ingredienti e ottenendo un’incredibile insalata russa. Russa?!? Ma no! Dell’ottimo pudding inglese servito con un buon Chianti, o comunque un vino italiano perché la nostra Penelope è figlia di un belga (e va beh! Si sapeva) che, per vari motivi, le ha fatto trascorrere l’infanzia in Italia.

La discendenza dal mitico Hercule Poirot non si avverte solo nel richiamo che strani e oscuri misteri esercitano su di lei ma anche, per paradosso, in tutto il suo modo di confrontarsi con il mondo che la circonda, con la varia umanità che la nostra eroina in gonnella e tacchi alti si trova a frequentare.

Penelope ama le scarpe: le porta altissime e scomode ma non ci sa camminare, ha un dubbio gusto artistico e l’arte, più che crearla, lei la vive con sincera passione ma priva del benché minimo senso critico. Vi ricorda qualcosa? Chissà, forse non è un caso!

Penelope-Poirot-e-il-male-inglese_web.gifC’è tutto quel mondo che ho tanto amato nei romanzi di Agatha Christie, ma avvicinato nel tempo e nello spazio – siamo negli anni Novanta e siamo in Italia – con uno spaccato della società inglese che mi ha ricordato un po’ Io ballo da sola, il film che Bernardo Bertolucci ha diretto nel 1996.

Persone scomparse, dubbie identità, ville enormi e scricchiolanti, tetre anche se sotto il sole implacabile dell’estate ligure o ancora più ambigue se nascoste nella foschia invernale tra le colline del Chianti.

E la nebbia londinese? La pioggia? Chissà, forse sono passate di moda, o alla tornita Penelope non piacciono e le fa uscire di scena.

Per concludere, una bella eroina, egocentrica, pasticciona, disordinatissima, eccentrica, con dubbi gusti artistici, classista, un po’ svampita, grassoccia e vestita in maniera stravagante tanto da richiamare l’attenzione, ma sicura di sé, che si muove tra vari spaccati della società inglese che si possono trovare in Toscana d’inverno e in Liguria d’estate, con una segreteria che le fa da contraltare, che la tollera ma la giudica e un sangue importante che le scorre nelle vene.

Per me gli ingredienti giusti ci sono tutti! Non mi credete? Ma come? Ma sì: fidatevi delle celluline grigie della libraia!

Becky Sharp presenterà il suo nuovo romanzo a Les Bouquinistes giovedì 29 giugno alle 21. Vi aspettiamo!

 

Elena Zucconi