Avviso ai saggi – Una poesia di Juan Rodolfo Wilcock

cuento-juan-rodolfo-wilcockSe qualcosa dovrà salvarsi
bisogna dirlo presto e chiaro:
non siamo qui per nessun fine accertabile,
il più grande poema è la Commedia,
né il sole né la luna sono finora mancati.

Presto, finché la lingua esiste:
su colonne di porfido il cielo trema,
porfido verde con vene di malachite
incrostato di fave di madreperla
e un filo d’oro che traccia d’alto in basso
corsivamente l’identica Parola.

Il mondo è pieno di figli di nessuno.
Tremano le colonne, dai cespugli emergono
bestie con tre o più teste, bestie nuove;
le stelle cadono come gocce di pioggia,
sciiti e mongoli muovono eserciti
e alla luce dei lampi fuggono facce
bianche atterrite e unte di petrolio.

Nascondete questo rotolo nelle grotte.

poesie

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L’uomo col cane

tumblr_lfz960STHM1qaze3do1_1280Viene a trovarmi circa una volta al mese, con Tolstoj. L’ha preso al canile e non è certo di razza. Io lo chiamo l’uomo col cane perché non ho idea del suo nome. Non credo che venga per comprare. Non è questo l’importante per lui. Data l’età (è un uomo molto anziano), sono certo che sia un pensionato, ma non ho idea di quale sia stato il suo lavoro. Durante tutto l’inverno indossa sempre lo stesso cappotto. Verde scuro, lungo sotto il ginocchio. Quello che facciamo di solito è parlare. Parliamo di tutto. In realtà è lui che parla e io lo ascolto, volentieri. Forse ha solo bisogno di qualcuno che faccia questo per lui. I suoi argomenti preferiti sono naturalmente la letteratura e i libri, quelli che ha letto nella sua vita di lettore (l’espressione è sua) e quelli che ha letto dall’ultima volta che ci siamo visti. Ignoro se abbia moglie o dei figli. Non parla mai della sua vita privata. Non so neppure dove abiti, anche se ho sempre pensato che vivesse in centro e per questo portasse il cane a passeggio dalle parti della libreria. Si trattiene sempre non più di mezz’ora poi, quando sta per andarsene, si gira verso di me, mi sorride: «Il libro – mi dice – dimenticavo di prendermi un libro da leggere». È sicuramente un uomo di cultura, ha letto molto. Soprattutto classici. Il suo preferito è, naturalmente, Lev Tolstoj ma adora Dostojevski e Kafka, Dickens e Hugo. Non segue per nulla la letteratura di oggi e io lo consiglio volentieri. Spesso, se leggo un libro che penso possa piacergli, lo segno sulla mia agendina e accanto al titolo scrivo: uomo col cane. Gli ho fatto conoscere negli anni molti scrittori e poeti che amo e lui è sempre sincero e onesto nel commentarli dopo averli letti. Non me ne parla bene per compiacermi, è evidente. Se a volte capita che il mio consiglio non si sia rivelato azzeccato, non ha remore nel dirmelo. Ma è capace di argomentare, di farmi partecipare alle sue perplessità. Legge tutto e arriva sempre fino in fondo. Non accetta di lasciare un libro a metà. Questo neppure se quel libro in particolare lo detesta. Devo dire che con un cliente come lui, la soddisfazione è massima. Se il libro gli è piaciuto, se lo ha trovato “affascinante” – è questo un termine che usa spesso – non sarà avaro di complimenti nei miei confronti. A volte mi imbarazza, ma so che è onesto e questo mi riempie di gioia.

Oliver SacksL’ultima volta che è venuto, abbiamo parlato di Oliver Sacks. Era stato lui a chiedermi notizie del neurologo scomparso poche settimane prima. Io, che ho sempre amato questo fantastico scrittore-scienziato, mi sono subito lasciato coinvolgere e volentieri gli ho raccontato chi fosse e di quali magnifiche cose fosse stato capace di mettere in atto nel corso della sua vita. Tra i libri che avevo in libreria, ho consigliato al mio amico L‘uomo che scambiò sua moglie per un cappello, che è stato il primo pubblicato in Italia da Adelphi e anche il primo che io abbia letto. «Le storie contenute in questo libro – gli ho detto – sono raccontate così bene che sembrano essere uscite dalla fantasia di un grande scrittore, mentre invece sono la relazione di fatti accaduti veramente ad opera di un medico che era anche un eccellente narratore». L’uomo col cane mi ha ringraziato, ha preso il suo libro ed è uscito. Non l’ho più rivisto.

Qualche giorno fa, come ogni volta che entra in libreria, la porta si è aperta e Tolstoj ha fatto il suo ingresso. Come sempre l’ho riempito di carezze e gli ho dato un biscotto, che tengo sempre in un barattolo per lui. Ho pensato fosse venuto a farmi gli auguri di Natale, ma l’uomo col cane non c’era. Ad accompagnarlo, questa volta, c’era una graziosa e giovane ragazza dai capelli lunghi. Mi ha detto che l’uomo col cane è morto, pochi giorni fa. È stata una cosa improvvisa. Nonostante l’età era in buona salute. Porgendomi il libro di Sacks mi ha detto «Ha appena fatto in tempo a finirlo. Vorrei che gli desse un’occhiata». L’ho aperto. Sul segnalibro che gli avevo dato, una frase: «Ringraziare il libraio. Consiglio perfetto». Ma quello che mi ha colpito maggiormente, è l’interno del libro. Non amo quelli segnati o annotati. Io non lo faccio e ho per loro un rispetto quasi sacrale, ma quella copia era talmente piena di note, di considerazioni e riflessioni che mi è sembrato che l’uomo col cane avesse arricchito quel libro mettendoci tutto sé stesso e creando un’opera d’arte personale coloratissima e magnifica. Confesso che mi sono un po’ commosso, vedendo per la prima volta la sua scrittura minuta ed elegante. La ragazza, che mi ha detto di essere sua nipote, mi ha raccontato alcune cose su l’uomo col cane. Sulla sua famiglia, sul suo lavoro e i suoi amici.

L’unica cosa che ho preferito non sapere è il suo nome. Quel signore a cui piaceva parlare di libri e di letteratura, io l’ho conosciuto così e vorrei che rimanesse sempre per me l’uomo col cane.

Sergio Salabelle