Umorismo involontario

01-albani-a4-a001-1Sabato prossimo, 17 settembre, alle 18 ospitiamo in libreria Paolo Albani, col suo nuovo libro, Umorismo involontario, pubblicato da Quodlibet, nella prestigiosa collana Compagnia Extra, curata da Ermanno Cavazzoni e Jean Talon. Sarà veramente un piacere ospitare Paolo Albani, perché è un artista e uno scrittore che stimiamo molto e di cui ammiriamo sinceramente le opere e gli scritti, ma anche perché Paolo è un amico. Lo è diventato, negli anni, come lo diventano, spesso, i frequentatori di una libreria. I suoi suggerimenti e i suoi consigli, le sue brillanti trovate sono stati per noi un grande aiuto. Tempo fa si propose, ovviamente scherzando, di diventare il nostro “direttore artistico”. Anche quel suo scherzo ci ha fatto crescere, come libreria, stimolandoci ad affinare le nostre scelte e aiutandoci a trovare la nostra strada. Se a Les Bouquinistes sono passati e continuano a passare scrittori che amiamo e che ci piacciono, lo dobbiamo, credo, anche al suo incoraggiamento. Non è sempre facile trovare una propria “linea editoriale”.

Per questo e per molti altri motivi, sarà un piacere, sabato prossimo, ospitare il suo nuovo libro, che si intitola, come ho detto, Umorismo involontario. Per rendergli onore, avevo pensato ad una finta gaffe: avrei potuto presentalo come “Onanismo involontario”, che sarebbe stato, secondo me, un bell’esempio di umorismo involontario, ma poi ho pensato che mi sarei vergognato di farlo e, allora, l’ho scritto. 

La locandina è di Tirez sur le graphiste

per info: lesbouquinistes@libero.it oppure 0573 1780084

Buchi – Ugo Cornia a Les Bouquinistes

Sabato 4 giugno alle 18, lo scrittore Ugo Cornia sarà ospite della Libreria Indipendente Les Bouquinistes (via dei Cancellieri 5 a Pistoia), in occasione dell’uscita del suo ultimo romanzo, Buchi (Feltrinelli, 2016). Ne parla con lui, Paolo Albani.

Locandina CorniaAprire un cassetto, una scatolina rossa, una bella cassapanca coi piedi di leone, un’angoliera – tutti oggetti che stavano nella vecchia casa di famiglia – e trovarci dentro “un richiamo come all’indietro”. Un richiamo a un passato ricevuto in eredità ma di cui il cinquantenne Ugo ha solo pochi ricordi: la casa di Guzzano, un tempo piena di vita ma già vuota dopo la sua nascita, già solamente casa di vacanze, e poi la zia Bruna, la zia Maria, la zia Fila, il nonno, lo zio Peppo, lo zio Arrigo… Di fronte a questo vuoto, a questo buco impossibile da riempire ma che è ormai necessario attraversare, Ugo non può che inventarsi il proprio modo per creare un piccolo centro d’ordine in mezzo alle forze del caos. E il mondo che si inventa è raccontare. Allora ecco che dal passato sorgono frammenti, piccole avventure, le corse in macchina con il nonno, l’aia di notte, il favo dei calabroni nel sottotetto, la prima volta a far l’amore alla falsa diga del Limentra, vasi in penombra, frasi che ritornano, che non si è mai finito, sembra ieri, forza e coraggio. Ma soprattutto emozioni, piccole angosce, malinconie, un po’ di sollievo. Sennonché chi racconta ha l’abitudine di evitare, di scantonare, di slaterare, perciò alle emozioni sigillate dentro a quei cassetti antichi si avvicina piano e slaterando, appunto, parlando di chi ha conosciuto appena per arrivare infine alla perdita dei genitori: allo smantellamento degli affetti più cari. E altri smantellamenti ci saranno ancora, nell’universale e continuo smantellamento di tutte le cose.Con una comicità intrisa di nostalgia, Ugo Cornia affronta il mistero grande delle emozioni attraverso un romanzo nutrito di scarti spiazzanti e docili riprese, restituendoci le contraddizioni e le seducenti insensatezze del nostro mondo interiore.
 
Ugo Cornia è nato nel 1965 a Carpi e ha sempre vissuto a Modena.  Tra le altre cose ha pubblicato con Sellerio “Sulla felicità a oltranza” (1999), “Quasi amore” (2001), “Roma” (2004), “Le pratiche del disgusto” (2007), con Quodlibet “Sulle tristezze e i ragionamenti” (2008), con Feltrinelli “Le storie di mia zia” (2008), con Marcos y Marcos “Sono socievole fino all’eccesso (vita di Montaigne)” (2015).
La locandina è di Tirez sur le Graphiste
Per info: 0573 1780084 oppure 328 7432522
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Una proposta culturale

pubblicoIeri Paolo Albani è passato a trovarci in libreria. Chi conosce l’opera di questo artista può ben immaginare come una delle sue principali caratteristiche sia la curiosità. Non a caso il titolo di un suo libro uscito solo in ebook e che vi consiglio caldamente è Fenomeni Curiosi (lo ha editato Note Azzurre, la collana curata da Dino Baldi, Elena Frontaloni e Paolo Maccari, per Quodlibet nel 2014). Ogni volta è un piacere parlare con lui, dato che proprio per questa sua indole si interessa sempre di fatti insoliti e ricchi di fascino, che riporta con estrema generosità. Ieri, dicevo, è passato a trovarci e ci ha parlato di un festival letterario del quale, lo ammetto, ignoravo l’esistenza. Si tratta, ci ha raccontato, di un festival del work in progress, dove gli scrittori incontrano il pubblico, raccontando l’opera a cui stanno lavorando. Questo proprio nel momento in cui la stanno scrivendo e senza magari sapere esattamente dove e come potrebbe andare a finire.

Una volta ho letto da qualche parte che in Italia esistono oltre mille festival a vario genere considerati culturali, molti dei quali dedicati al mondo dei libri. Si parla di tutto e di tutti i generi, dalla narrativa alla poesia, dagli autori agli editori, dalla filosofia alla storia, dal noir alla saggistica declinata in tutte le sue forme. Come ho detto, non conoscevo questo festival e non intendo certo metterne in discussione il valore culturale che mi appare evidente. Quel che mi permetto di contestare, seppure in maniera assolutamente bonaria, è la mancanza di coraggio che gli ideatori e organizzatori stanno dimostrando nel proporre un’operazione che, almeno a me, appare monca.

ScrittoriPer questo ho deciso io stesso di colmare quella che sento come una lacuna, organizzando personalmente un festival nella mia città. Nella mia idea, questo dovrebbe essere una vetrina dove gli scrittori, provenienti, se lo desiderano, anche dall’estero, possono presentare le opere che non hanno scritto e che non hanno alcuna intenzione di scrivere. Deve trattarsi, naturalmente, di opere inedite. Potrà sembrare, questa mia, una precisazione fin troppo pignola e forse anche inutile, ma vorrei evitare che, ad esempio, lo scrittore A venisse a parlare di un romanzo che non ha scritto e non intende scrivere, magari parlandone anche male, e si venisse poi a scoprire che quest’opera è stata in realtà scritta e pubblicata dall’autore B (magari acerrimo nemico dello scrittore A e suo rivale nella scalata alle classifiche), con tutto l’immaginabile seguito di azioni e contro azioni legali che gli avvocati dei due potrebbero intentare anche contro il festival. Da qui la necessità di avere opere non scritte e assolutamente inedite. L’autore avrebbe la possibilità, davanti al proprio pubblico, di raccontare la storia che non scriverà mai, spiegando le ragioni profonde che lo hanno portato a tale scelta. Naturalmente queste storie non scritte, pena la perdita di serietà e rigore da parte del festival, dovranno rimanere tali e di esclusivo dominio della manifestazione. Si potrebbe tuttalpiù immaginare un catalogo che le riunisca anno per anno, in modo che ne resti traccia, così da impedire a qualche scrittore furbetto di attendere magari un lustro e poi, approfittando vigliaccamente del passare del tempo, dare fraudolentemente alle stampe il libro presentato.

pellicciaUna sezione del festival, a mio avviso, dovrebbe essere dedicata ai non scrittori, ovvero a coloro che mai fino ad allora abbiano scritto qualcosa che sia anche solo vagamente paragonabile ad un’opera di fantasia e che non intendano minimamente farlo in futuro. Sarebbe molto bello se ad ascoltarli ci fosse un pubblico di non lettori o, meglio ancora, di analfabeti (vanno bene anche gli analfabeti di ritorno).

Sono certo che il mio festival, che potrei chiamare Non l’ho scritto, non l’ho letto!, troverà un suo posto tra l’offerta culturale del nostro paese.

Mentre scrivo mi viene in mente che, per arrivare alla perfezione, l’ideale sarebbe che questo festival non esistesse, ma fosse solo aggiunto all’elenco dei festival, alla voce festival che non si terranno mai.

 

Sergio Salabelle

L’inondazione – Incontro con Adrian Bravi

Sabato 28 novembre alle 18 alla Libreria Indipendente Les Bouquinistes, via dei Cancellieri 5 a Pistoia, Paolo Albani incontra lo scrittore Adrian Bravi autore del romanzo L’inondazione (Nottetempo, 2015).

InondazioneMorales vive con Clemente, un cane arancione con le orecchie appese, in una soffitta di Río Sauce. Un paese che prende il nome da un fiume e che, dopo un’inondazione, è diventato una distesa d’acqua disseminata di tetti. Tutti gli abitanti lasciano le loro case sommerse tranne Morales che passa le sue giornate a percorrere il paese in barca, a mangiare fagioli neri all’osteria del Turco Hasan e a sorvegliare le mosse di un enorme caimano che si stabilisce nella stanza dei figli. Con l’andare del tempo ha la strana sensazione che i luoghi non siano piú dove li ricordava e che la mappa del paese si sia scomposta, a eccezione del cimitero sommerso dove riposa la moglie. Tutto potrebbe restare eternamente sul fondo del fiume, se su Río Sauce non gravasse la minaccia di una speculazione, e un gruppo di imprenditori, forse cinesi, non si apprestasse a comprare per poco il passato di una cittadina fantasma infestata di coccodrilli. Con la sua lingua incantata Bravi racconta una vicenda a fior d’acqua, in cui tutte le grandi avventure umane, le minacce, le promesse, le nostalgie e gli affetti avvengono nel calibrato silenzio di una vita sospesa.

 

Adrián N. Bravi (San Fernando, Buenos Aires, 1963), vive a Recanati e lavora come bibliotecario presso l’università di Macerata. Nel 2004 comincia a scrivere in italiano: dopo l’esordio con Restituiscimi il cappotto (Fernandel, 2004), ha pubblicato con nottetempo La pelusa (2007), Sud 1982 (2008), Il riporto (2011), L’albero e la vacca (nottetempo/Feltrinelli 2013) con il quale è stata inaugurata la collana indies di Feltrinelli e ha vinto il Premio Bergamo 2014. Nel 2015 l’editoriale argentina Sofia Cartonera ha pubblicato una breve raccolta dei sui racconti, Después de la línea del Ecuador. Nel 2012, il cortometraggio di Andrea Papini ispirato al romanzo Il riporto ha vinto la prima edizione del Premio Bookciak 2012. I suoi libri sono stati tradotti al francese, all’inglese e allo spagnolo.

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Bibliografia dei folli

Sabato 14 novembre, alle 18, presso la Libreria Indipendente Les Bouquinistes, via dei Cancellieri, 5 a Pistoia, in occasione della sua pubblicazione, lo scrittore Paolo Albani conversa con Jacopo Narros, curatore e traduttore della prima edizione italiana della Bibliografia dei folli di Charles Nodier, edito nella collana di ebook Note Azzurre di Quodlibet.

i folli letterariCi sono generi letterari all’apparenza freddi che possono risvegliare nel lettore un piacere del testo assimilabile a quello di un romanzo, di una narrazione ricca di personaggi, trame, aneddoti e divagazioni. Questo è quello che succede a chi apre la Bibliografia dei folli di Charles Nodier (1780-1844), scrittore romantico importante sebbene non proprio conosciutissimo, che in questo veloce testo del 1835 passa in rassegna una lista di scrittori quasi dimenticati, tra i quali spuntano i più famosi Francesco Colonna, autore dell’Hypnerotomachia Poliphili, e Cyrano de Bergerac. Nodier chiama per primo questi scrittori «folli letterari»: sono autori mattoidi che riempiono libri e libri di almanaccamenti spesso fuori luogo e deliranti, e che nonostante la sicurezza della propria genialità finiscono in fondo ad archivi e biblioteche eludendo ogni sogno di gloria. In questa Bibliografia dei folli si passa in mezzo a idiomi oscuri creati da semi-analfabeti, processi dell’Inquisizione, cataloghi di oggetti (libri, candelabri, abiti in frisetto nero…), eresie quantomeno divertenti, tutta un’accozzaglia di dettagli biografici, particolarità bibliografiche e frecciate critiche (per esempio a Voltaire) che fanno di questa Bibliografia un racconto sulle stranezze umane. La fortuna di questo testo, finora inedito in italiano, è stata soprattutto postuma: qui guardava Raymond Queneau mentre lavorava a un libro sui «folli letterari» francesi del XIX secolo, e qui guardavano quelli che, come lui e dopo di lui, come ha scritto, sono andati a caccia di «fantasmi che resuscitano, larve che reclamano il loro posto nel Pantheon delle piccole e grandi glorie, ipersconosciuti che pretendono la paramisconoscenza, paramisconosciuti che sfilano a loro volta sulla scena delle Follie Celebri, bacucchi e dementi che mendicano la loro riabilitazione, ingenui e ignoranti che lasciano le loro candidature postume alle varie accademie».

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