Una perfetta geometria

Mi sono divertita a leggere Una perfetta geometria di Giorgio Serafini Prosperi, pubblicato da NN nel giugno scorso.

una-perfetta-geometriaÈ un giallo e a me i gialli piacciono ma è anche qualcos’altro. Non è tanto sapere il chi ha fatto cosa che ci interessa, ma semplicemente seguire il personaggio principale, un ex commissario (e le due lettere di “ex” racchiudono già una storia che non ci è stata ancora raccontata), che da sei anni si trova in purgatorio ovvero in un gruppo di riabilitazione per ex (ancora questa parola) dipendenti da cibo.

Le esche perché il lettore resti intrappolato ci sono davvero tutte: un personaggio che ha toccato il fondo e che sta tentando di risalire, lentamente, cercando di non perdere un equilibrio che ha raggiunto tra enormi difficoltà, la telefonata della donna del suo passato – la sua ex (ancora questa parola) – che gli chiede aiuto, proprio quella donna che lo aveva lasciato in fondo al baratro, una setta religiosa, un partito politico e Roma piena di personaggi – alcuni più importanti altri meno – che animano e colorano l’intero romanzo e, non ultima, un’appassionata storia d’amore.

 
image_book.jpgC’è un mondo nel romanzo di Serafini Prosperi. Il nostro. Tra malcostume e idiosincrasie. Momenti di dolcezza e di totale perdizione. Di passione e disperazione. E l’incedere, comunque.

Un bel romanzo, scritto con eleganza, disseminato di brevi descrizioni sulle quali ci si sofferma volentieri che ricordano i piccoli riti quotidiani di ognuno di noi, citazioni che illuminano il lettore che le riconosce come omaggi appartenenti ad altri scrittori che lo affratellano con l’autore.

Il nostro mondo, dicevo, descritto da uno sguardo lucido ma anche romantico.

Giorgio Serafini Prosperi, Una perfetta geometria, NN editore, 2016

Elena Zucconi

Etica dell’acquario

Venerdì 18 novembre alle 18 Ilaria Gaspari sarà ospite della libreria indipendente Les Bouquinistes – in via dei cancellieri, 5 a Pistoia – per raccontare il suo esordio letterario con Etica dell’acquario (Voland, 2015) fresco vincitore del 2° posto ex aequo al premio Augusta. Un’opera prima interessante, ambientata a Pisa dove l’autrice ha frequentato la Normale. Un romanzo che raccoglie esperienze personali e ricordi che vengono stravolti ed esasperati a servizio di una trama e di un ritmo che tengono il lettore in apnea fino all’ultima riga.
gaspari-twitter
 
ETICA DELL’ACQUARIO
“Dall’acquario stavamo per essere liberati, autorizzati finalmente al mare aperto…” 

Gaia è bella, egocentrica e infelice. Un giorno di novembre torna nella città in cui ha studiato, dopo un’assenza di dieci anni. A Pisa niente sembra cambiato, invece è cambiato tutto. Gaia ritrova gli amici di una volta e il suo amore dei tempi dell’università; ma a dividerli ci sono, ora, gli anni passati lontani e la morte di una compagna di studi, Virginia, avvenuta in circostanze oscure. L’inchiesta sul misterioso suicidio si snoda fra le vie della città e i collegi della Scuola Normale, fra ricordi sepolti e ossessioni che vengono alla luce.

ILARIA GASPARI è nata a Milano nel 1986 e si è diplomata in Filosofia alla Scuola Normale di Pisa. Attualmente vive e lavora a Parigi, dove sta scrivendo una tesi di dottorato. Etica dell’acquario è il suo primo romanzo.
info: lesbouquinistes@libero.it oppure 05731780084 o 3287432522

Chi non legge in compagnia o è un hacker o una spia…

«Si scrive soltanto una metà del libro, dell’altra metà si deve occupare il lettore» scriveva Joseph Conrad, mentre su Il malpensante Gesualdo Bufalino rincarava la dose con «Che ci vuole a scrivere un libro? Leggerlo è la fatica» due pensieri che danno alla lettura un’importanza pari o superiore a quella dello scrivere.

Perché questa riflessione? Non è un’altra filippica su quanto in Italia si scrive (tanto, è innegabile) e su quanto poco si legga, ma qualcosa che mi è venuto in mente partecipando ad un’idea che mi ha divertito e appassionato.

La-confraternita-delle-ossa-Paolo-Roversi (trascinato)Sta per arrivare in libreria, esattamente l’otto settembre, una nuova avventura di Enrico Radeschi, il giovane squattrinato giornalista freelance (pagato a cottimo) e hacker piuttosto bravo e audace che si muove per Milano con la sua Vespa gialla canarino del ’74, affettuosamente chiamata Il Giallone. Il libro si intitolerà La confraternita delle ossa, uscirà per i tipi della Marsilio, è una storia gialla o noir che dir si voglia ed è scritta da Paolo Roversi, mantovano di origine ma milanese di adozione.

Roversi ha preceduto l’uscita del suo romanzo con un’iniziativa fantastica. Attraverso i social e i contatti mail ha creato un gruppo di cento persone, cento lettori per essere precisi, che avrebbero letto il suo romanzo in anteprima e che accompagneranno con idee varie, originali e stralunate la promozione de La confraternita delle ossa.

Ne ho voluto far parte anch’io perché la sola idea di poter leggere un libro in anteprima, prima ancora che sia disponibile dal distributore, mi affascina e mi fa sentire speciale, forse perché è un piacere che in pochi (di solito solo gli addetti ai lavori e gli amici intimi di qualche scrittore) possono provare.

In ogni caso, una volta ottenuta la possibilità di far parte dei magnifici cento lettori mi sono ritrovata iscritta in un gruppo facebook segreto insieme agli altri novantanove.

Insomma, gli ingredienti della carboneria o, per essere più precisi, della confraternita ci sono tutti: romanzo in anteprima, gruppo segreto che, per rendere il tutto più suggestivo si chiama, ovviamente, La confraternita dei lettori!

Lo scrittore ormai non si limita più a scrivere “solo” il romanzo; si deve attivare in prima persona a promuoverlo, fosse anche solo per il massacrante tour di presentazioni in giro per l’Italia.

E i cento lettori?

I cento lettori sono qualcosa di più. La lettura non è più passiva e solitaria, ma un confronto attivo e collettivo dove a ognuno di noi, se gli va e gli fa piacere, è chiesto di partecipare in maniera più personale con idee, consigli, elaborazioni grafiche, racconti, recensioni, video, fotografie… e non so che cos’altro salterà fuori, il tutto gestito dall’energico autore che coordina e porta avanti questo bellissimo, interessante e impegnativo progetto.

il gialloneBella l’idea quindi, non da poco l’impegno soprattutto per Paolo Roversi, ma splendida la possibilità di condividere le stesse letture, le stesse esperienze che a ottobre, usciranno dal virtuale per concretizzarsi in un incontro reale a Milano in una cena.

Tra idee, consigli, proposte e dubbi, il gruppo è piuttosto vivace e il confronto un’arma potente. Si imparano aspetti nuovi, si scoprono opinioni interessanti, si sviluppano idee originali.

Alcuni dei cento lettori poi, si sono detti disponibili a leggere tutta la produzione con Radeschi come protagonista e sono entrati a far parte di un ulteriore gruppo segreto, che si chiama, ovviamente Backlist Radeschi. Da La confraternita delle ossa la lettura è proseguita con Blue Tango contenuto all’interno della raccolta La marcia di Radeschi, poi con Il killer di piazzale Dateo, Il delitto dell’Expo, Delitto della stanza chiusa e adesso mi attende La mano sinistra del diavolo

Se volete saperne di più cercate le recensioni che abbiamo disseminato su Amazon, Ibs, Anobii o Goodreads.

E per incontrare il prolifico e simpatico e vulcanico Paolo Roversi, tenetevi pronti perché verrà presto a trovarci in libreria!

E adesso scusate… Radeschi mi aspetta!

L’uomo con la valigia

Sabato 17 ottobre alle ore 18 lo scrittore Francesco Recami torna a trovarci alla libreria indipendente Les Bouquinistes, in via dei Cancellieri, 5 a Pistoia per presentare il suo ultimo romanzo “L’uomo con la valigia” (Sellerio, 2015), un giallo “di Ringhiera”. A chiacchierare con lui il giornalista Maurizio Gori.

francesco recamiAmedeo Consonni, il pensionato con il talento di trovarsi coinvolto negli imbrogli più singolari, entra in scena in mezzo a un bagno di sangue. Si trova a impugnare il coltello che affonda nella bianca carne di una bella ragazza immersa nell’acqua di una vasca color profondo rosso. E per giunta, un misterioso portatore di gemelli da polso del Milan lo immortala con un flash nella posa compromettente che lo identifica come un assassino.
Che ne penserà la professoressa Angela Mattioli, la sua compagna? Per l’occasione si dimenticherà della sua tradizionale tolleranza. Ed è il timore della polizia, e forse ancor di più quello dell’irosa Angela, a costringere Amedeo a trasformarsi in un fuggiasco, a tingersi i capelli e a prendere altre identità. Ha capito che o si salva da sé scoprendo il vero assassino o stavolta è proprio perduto. Così non trova altro complice che l’ottantenne Luis De Angelis, che ha testa solo per il suo spider BMW 24 valvole, ma anche un po’ per lucrare sulle disgrazie altrui. Intanto la Casa di ringhiera cade sotto le mire speculative di una coppia di architetti alla moda. Seguirà il perenne parapiglia che coinvolge tutti: un crescendo di chiasso e tragedia da molto rumore per nulla. E con la suspense della soluzione finale, tanto più catartica quanto più l’enigma è una moltiplicazione di ipotesi.
Il gusto letterario di Francesco Recami è quello di mettere in gioco tutti gli elementi di un giallo, un po’ alla Chandler un po’ alla Agatha Christie con odori di quotidianità in cui starebbe a suo agio Maigret, per poi mostrarli ironicamente come frutto di sbagli e malintesi. Ma a poco a poco, con il passo dell’investigatore che scioglie indizi. Perché la vera genesi del crimine di ogni giorno è che: «Tutti vogliono farsi i fatti degli altri, ma nessuno vuole che gli altri si facciano i suoi».

Francesco Recami (Firenze, 1956) con Sellerio ha pubblicato L’errore di Platini (2006), Il correttore di bozze (2007), Il superstizioso (2008, finalista al Premio Campiello 2009), Il ragazzo che leggeva Maigret (2009), Prenditi cura di me (2010, Premio Castiglioncello e Premio Capalbio), La casa di ringhiera (2011), Gli scheletri nell’armadio (2012), Il segreto di Angela (2013), Il caso Kakoiannis-Sforza (2014), Piccola enciclopedia delle ossessioni (2015) e L’uomo con la valigia (2015).

La locandina è di Tirez sur le graphiste (alias Enrico Anzuini)

Un caffè con Macchiavelli

Loriano e ElenaFare quattro chiacchiere con Loriano Macchiavelli è sempre un’esperienza ricca e appassionante e, talvolta, mi dà la sensazione di aver viaggiato nel tempo.

Il suo Sarti Antonio, sergente è nato ben quarant’anni fa: da quarant’anni riempie gli scaffali delle librerie di libri nuovi e delle librerie di libri usati come la mia e tutti i suoi romanzi, i romanzi con Sarti Antonio, sergente intendo, danno uno spaccato della storia italiana.

Va beh, quest’ultima frase posso correggerla?

Io ero una bambina negli anni ’70 e pensare che la mia infanzia possa essere relegata ad un periodo “storico” mi fa proprio una brutta impressione, come se si parlasse di un’era geologica!

Purtroppo però nel nostro paese non c’è memoria. Lo scrive anche Loriano Macchiavelli nella prefazione al suo nuovo libro pubblicato da Einaudi: Sarti Antonio: rapiti si nasce che è un romanzo vecchio e nuovo, ma di questo parleremo dopo.

Non si ha memoria, dicevo e il fatto che ci siano moltissime giornate dedicate alla memoria dimostrano proprio questo, secondo me.

E allora i libri di Sarti Antonio, sergente diventano ancora più preziosi.

Mi sono riletta il primo, Le piste dell’attentato. Si è mai visto un personaggio principale, un protagonista, essere presentato al suo lettore, nel momento in cui l’auto in cui fa pattugliamento insieme al suo autista, Felice Cantoni, va a tutto gas perchè lui, il sergente, ha un attacco di colite e ha bisogno immediatamente del gabinetto? E di quello di casa sua, possibilmente!

Che ancora oggi, almeno a me, crea sempre un po’ d’imbarazzo chiedere dove si trova il bagno, soprattutto quando se ne ha davvero bisogno e non serve solo per incipriarsi il naso.

Basterebbe questo a far capire l’ironia e il sorriso sornione presente in tutti i suoi romanzi.

E mentre ci facciamo una visita guidata di tutti i bar e i caffè di Bologna dal 1974 in poi, assistiamo alla vita della città grazie ad un osservatore d’eccezione, lo scrittore, per il quale l’esperienza editoriale non fu così facile.

Si, perché i suoi gialli “spaccano” (per usare un termine molto popolare oggi e dai diversi significati) per tantissimi motivi.

Sono belli e questa è una mia opinione. Sono ambientati a Bologna, considerata in quegli anni una signora per bene, che Macchiavelli smaschera pubblicamente raccontandone tutti i vicoli scuri, sporchi, fatiscenti e maleodoranti.

Il suo protagonista ha un sacco di difetti e non è un supereroe. È martoriato sul lavoro da un capo che ammazzerebbe volentieri, è un single che non dice di no ad un’avventura (e che diamine!) e va bene anche a pagamento; la sua spalla (e anche qui ci sarebbe da ridire perchè in realtà non è così chiaro chi è la spalla di chi) viene definita dallo stesso Sarti Antonio, sergente «un anarchico, uno di sinistra: non ho ancora capito bene di che genere. Comunque è uno che ha una testa… Ne sa più lui di noi tutti messi insieme.» Tanto che ho pensato che ci fosse molto di Loriano Macchiavelli in Rosas che, sono convinta, riuscirebbe a mettere in crisi molti con i suoi discorsi filosoficamente pratici, che non si riconosce in nessun partito e non si sente rappresentato da nessuno. Ma lui, Loriano Macchiavelli, ha detto di no, che non si riconosce in nessuno dei suoi personaggi. Forse avrei fatto meglio a chiederlo a sua moglie Franca!

E poi si entra nella vita di quegli anni, di lotte e di manifestazioni represse a manganellate, di bombe e di attentati, con uno stile che cattura.

Ma perché scrivo tutto questo? Già, me lo chiedo anch’io… Forse è semplicemente un invito a rileggere per chi già li conosce o a leggere per chi non ci si è mai imbattuto, i romanzi di Sarti Antonio, sergente.

Possibilmente degustando un buon caffè, l’ossessione, la droga, il buonumore del protagonista. Ma come farà a farlo così buono, accidenti?

È un invito a farsi ammaliare dalle parole che vengono usate, dalle inflessioni dialettali, altra spaccatura con il passato.

E qualunque romanzo va bene per iniziare, sia pescato tra i primi sia piluccato a metà o comprando l’ultimo uscito in libreria.

A proposito. Loriano Macchiavelli ha scritto Sarti Antonio: rapiti si nasce nel 1979. Il capitolo iniziale viene diviso in più parti e utilizzato da Garzanti Vallardi come introduzione ai vari romanzi della raccolta Sarti Antonio un questurino e una città. Poi il romanzo, privo di quel capitolo, viene pubblicato nel 1985. E adesso, esattamente o quasi come lo voleva il suo autore, ricompare per Einaudi.

È un Sarti Antonio anomalo per quanto riguarda la sua struttura. Dove di solito c’è la presenza di un narratore che molto spesso diventa personaggio (si siede mentre assiste agli interrogatori, prende un caffè con Sarti Antonio, sale in macchina ecc.) in questo romanzo d’eccezione Sarti Antonio parla in prima persona. Dovrebbe essere l’unica volta, ci dice Loriano Macchiavelli.

Ma forse no, per cui se ne trovate un altro esempio, contattatelo pure.

Permettetemi un’ultimissima considerazione.

«Pistolla attorno al secchiaio.» è una frase bellissima, sempre secondo me ovviamente, che ho trovato nell’edizione Garzanti Vallardi e che, purtroppo, il correttore di bozze di Einaudi si è sentito in dovere di correggere in «gingilla attorno al secchiaio».

Che peccato! Secondo me.

Elena Zucconi

Arnoamaro

coverSabato 21 dicembre alle ore 18 il giornalista Maurizio Gori presenterà il nuovo libro di Simone Togneri, Arnoamaro (Fratelli Frilli Editori). Durante la presentazione Paolo Nesi del G.A.D. – Gruppo d’Arte Drammatica – Città di Pistoia leggerà alcuni brani tratti dal romanzo.

Simone Togneri vive in una casa in mezzo ad un bosco a Barga. Dopo essersi diplomato all’Accademia di Belle Arti di Firenze e aver viaggiato per tutta Italia svolgendo un’intensa attività musicale come batterista e percussionista ha deciso di tornare nella casa dove era nato.

Negli ultimi anni la passione per la lettura, thriller e noir in particolare, lo ha portato a cimentarsi anche con la scrittura.

Arnoamaro è un giallo-noir ambientato a Firenze con due personaggi già conosciuti ai lettori del suo primo romanzo (Il Dio del Sagittario pubblicato nel 2006), il poliziotto-pittore Simòn Renoir e il commissario Franco Mezzanotte, in una Firenze dagli intensi chiaroscuri. Con una scrittura scorrevole e apparentemente dolce, sprofondiamo nella cronaca nera di Firenze attraverso gli occhi dei protagonisti.