L’astore

astoreÈ uscito per Adelphi, in queste settimane, un libro di cui si era tornati a parlare di recente in seguito alla pubblicazione di Io e Mabel di Helen MacDonald, si tratta di L’astore di T.H. White, che del romanzo pubblicato da Einaudi lo scorso anno rappresenta in un certo modo il cuore, la fonte di ispirazione. T.H. White è noto per aver creato Re in eterno, serie di romanzi che reinventarono la saga di Re Artù, il cui titolo sicuramente più popolare è La spada nella roccia, da cui venne, tra l’altro, tratto il film della Disney. The Goshawk (L’astore, nella traduzione italiana di Giovanni Ferrara degli Uberti) è il diario del suo tentativo di addestrare uno tra i più feroci e indomabili rapaci, un astore, appunto, in cui l’autore registra lo scontro, la lotta che ne scaturisce ma anche la fascinazione di cui rimane vittima. Fin dall’inizio White si rende conto che la sua è un’impresa destinata al fallimento, ma anche della necessità di documentarla: «…Il libro che avevo in mente non era affatto il libro di un falconiere. Sarebbe stato il libro di un apprendista: alla fin fine, il libro di uno scrittore, di uno che aveva tutt’al più cercato, senza riuscirci, di essere un falconiere.».

Ecco l’incipit, che immediatamente dà l’idea della violenza di questo quasi corpo-a-corpo e della forza della scrittura di White. E’ il primissimo incontro tra l’animale e il suo futuro addestratore.

«Quando lo vidi per la prima volta era una cosa rotonda che assomigliava a un cestino per i panni sporchi coperto da una tela da sacco. Ma era esagitato e spaventoso a vedersi, repellente così come appaiono orribili i serpenti a chi non li conosce, o pericoloso come l’improvviso movimento di un rospo sulla soglia di casa quando si esce di notte nella rugiada alla luce di una lanterna. La tela era stata cucita con uno spago, e sotto lui balzava verso l’alto: bum, bum, bum, incessantemente, suggerendo più di un pizzico di follia. Il cestino pulsava come un grosso cuore che battesse all’impazzata. Ne uscivano agghiaccianti grida di protesta, isteriche, terrorizzate, ma furibonde e perentorie. Avrebbe mangiato vivo chiunque.»

T.H. White, L’astore
Traduzione di Giovanni Ferrara degli Uberti
Fabula
2016, pp. 201

 

Fisiologia del flâneur, incontro con Antonio Castronuovo

Venerdì 9 settembre alle 18 alla libreria indipendente Les Bouquinistes, in via dei Cancellieri 5 a Pistoia, Luca Lupori incontra Antonio Castronuovo curatore di Fisiologia del flâneur di Louis Huart (Stampa Alternativa, 2016) in prima mondiale.

Passeggiatore ozioso, distaccato indagatore della folla, il flâneur è una tipica figura apparsa a inizio Ottocento lungo i boulevards e i passages di Parigi, città che oltre a dargli vita volle anche dipingerne i caratteri.
Lo fece la prima volta nel 1841 con questo grazioso libretto che narra con stile umorale e svagato chi era e come viveva “la sola persona davvero felice” (Balzac).
Buone gambe, udito fine e vista acuta sono le sue qualità.
Ma il flâneur è oggi qualcosa di più: l’ultimo sogno di libertà dalla gabbia della burocrazia planetaria.

Antonio Castronuovo (1954) è scrittore e traduttore; vive a Imola. Tra i suoi saggi Suicidi d’autore (2003), Macchine fantastiche (2007), La vedova allegra: storia della ghigliottina (2009), Alfabeto Camus: lessico della rivolta (2011), tutti presso Stampa Alternativa.Ha curato Nebbia di Miguel de Unamuno (Rizzoli bur, 2008), L’incendio e altri racconti di Irène Némirovsky (Stampa Alternativa, 2013), Il cervello non ha pudore di Jules Renard (Stampa Alternativa, 2014), Nuove invenzioni e ultime novità di Gaston de Pawlowski (Stampa Alternativa, 2015). Recentemente è uscito Ossa, cervelli, mummie e capelli (Quodlibet, 2016).

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«Il cappotto sembra sia stato inventato apposta per il flâneur. Grazie a questo abito comodo, forgiato nella forma di un sacco, il flâneur può tranquillamente mettere ambo le mani in tasca e intrufolarsi in ogni affollamento, anche il più fitto e più scomposto, senza temere che un vicino curioso giunga a sondare i misteri di quelle medesime tasche. Il cappotto ha ridotto in maniera prodigiosa i borseggi; sapete bene che è stato così denominato il genere di attività che consiste nel saper cavare da ogni tasca i foulard, le tabacchiere, i binocoli portatili, ecc. ecc. È però anche vero che se il cappotto ha eliminato in gran parte il borseggio, per contro ha fatto aumentare di parecchio i furti abbinati a omicidio: poiché non possono più semplicemente sondare le sue tasche, i solerti borseggiatori si sono visti costretti a spogliare completamente il flâneur notturno, e siccome danno inizio all’operazione strangolando o bastonando la vittima prescelta, se ne conclude che se il cappotto ha le sue comodità, ha anche degli inconvenienti.»

Fisiologia del flâneur, Louis Huart, a cura di Antonio Castronuovo, Stampa Alternativa, 2016

Alice nel paese delle meraviglie

Giovedì 12 maggio alle 21 alla libreria indipendente Les Bouquinistes in via dei Cancellieri 5 a Pistoia si festeggerà Alice nel Paese delle Meraviglie. Siete proprio sicuri di sapere tutto su di lei? A 150 anni dalla pubblicazione, l’appassionata Francesca Matteoni, il “fumettologo” Igor Beneforti e la traduttrice Anna Rusconi ci faranno vivere un’avventura e ci racconteranno tutto ma proprio tutto sul Bianconiglio, sullo Stregatto, sul Cappellaio Matto e naturalmente su Alice e su Lewis Carroll.

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Un viaggio avventuroso: dall’impresa della traduzione di un testo così ricco di giochi di parole ai disegni che raffigurano il racconto, dalle primissime immagini disegnate da Lewis Carroll perché “A che serve un libro senza dialoghi né figure?” alle tante, tantissime ispirazioni che Alice non smette mai magicamente di suscitare.

La locandina è di Tirez sur le graphiste

info: lesbouquinistes@libero.it oppure 0573 1780084

M come Mabel

Venerdì 26 febbraio 2016 alle 18, alla libreria Les Bouquinistes, via dei Cancellieri 5, a Pistoia, Lorenzo Innocenti e Anna Rusconi, traduttrice italiana del libro, parleranno di “Io e Mabel – ovvero l’arte della falconeria“, di Helen Macdonald (Einaudi, 2016).

tirez sur le graphiste
Cosa succede quando una caparbia traduttrice come Anna Rusconi, un grafico visionario come Enrico Anzuini – in arte Tirez sur le Graphiste – e una libreria indipendente come Les Bouquinistes si incontrano? Per una volta, per questa volta, l’editore non ha l’ultima parola. Durante la presentazione verrà distribuita, a chi l’avrà prenotata, una copertina alternativa del libro in edizione limitata che, per quel giorno, avrà anche un titolo diverso.

Il libro

La passione per i rapaci da falconeria e un lutto terribile, la morte improvvisa del padre, sono i compagni della protagonista di questo bellissimo romanzo. Helen Macdonald, scrittrice e io narrante, descrive un periodo della sua vita avvalendosi anche dello spaccato di vita di un altro scrittore Terence Hanbury White – famoso soprattutto per la serie di romanzi Re in eterno, una delle più influenti opere moderne sul mito di re Artù – mentre era alle prese per la prima volta con l’addestramento di un rapace, un astore di nome Gos.

Anche Helen addestrarà un astore per la prima volta, una bellissima femmina che chiamerà Mabel e con lei affronterà il suo dolore, il suo lutto, i suoi fantasmi finché troverà un altro equilibrio, un altro modo di guardare al suo passato e ai suoi ricordi, all’affetto per suo padre e al suo rapporto con Mabel.

La locandina è di Tirez sur le Graphiste, con un sincero ringraziamento a Chris Wormell

info: lesbouquinistes@libero.it oppure 0573 178004

Letti di Notte!

Sabato 20 giugno torna Letti di Notte. Alla libreria indipendendente Les Bouquinistes dalle 21 festeggiamo la notte della lettura e il compleanno della libreria (cinque anni di vita e il terzo in via dei SaroyanCancellieri!), con Letteratura Rinnovabile e gli amici di marcos y marcos! Siete tutti invitati per una notte dedicata al grandissimo William Saroyan, in compagnia dello scrittore Marco Vichi e con le magistrali letture dell’attore Lorenzo Degl’ Innocenti

Vi aspettiamo!

FALSI D’AUTORE

Guida pratica per orientarsi nel mondo dei libri tradotti

di Daniele Petruccioli

Quodlibet

falsi d'autoreChi se ne frega del traduttore…

Il saggio di Daniele Petruccioli, con simpatica e devastante ironia, pone l’attenzione sull’uomo o più spesso sulla donna che il mondo dell’editoria vuole considerare invisibile.

Ben lungi dall’essere un supereroe (magari!), il traduttore è una figura strana e bistrattata di cui si sa poco o niente.

In un paese esterofilo come l’Italia dove la maggior parte della popolazione, dopo ben otto anni di studio (tra medie e superiori) stenta, nella maggior parte dei casi, a parlare una parola d’inglese, il mestiere del traduttore dovrebbe essere considerato da tutti di primaria importanza. Ma, ça va sans dire, la realtà è ben diversa: capita invece (otto volte su dieci scrive l’autore) che il suo nome non compaia nemmeno sul libro che ha tradotto e che il lavoro di traduzione venga abbassato al rango di un piacevole e svagante hobby remunerato (pochissimo, tra l’altro).

Ma perché?

Ce lo racconta come in una favola Daniele Petruccioli che il traduttore lo fa di mestiere (si, ma per vivere che cosa mai farà? Gli andrà chiesto!) nel suo breve saggio (119 pagine soltanto) che si legge come un libro umoristico e con un tono un po’ canzonatorio. Ma l’argomento è serio e trattato con altrettanta importanza, anche perché non si tratta di un saggio per gli addetti ai lavori, tutt’altro.

Sono le istruzioni per l’uso, è una guida, un bugiardino scritto in tono accattivante e comprensibile che andrebbe apposto all’interno di tutti i libri tradotti, ad uso di quel lettore che vuole essere più attento e più consapevole.

È il lettore infatti, il destinatario prescelto da questo volume, un lettore che vuole essere altamente informato sul libro che ha appena acquistato.

In un libro, al pari di un qualsiasi alimento – i libri sono sono chiamati “cibo per la mente” non per caso! – devono essere riportati tutti gli ingredienti, cioè tutte le persone che hanno collaborato in varia maniera e in diversa misura alla sua realizzazione.

Al di là dell’utopistico desiderio di Petruccioli di un mondo dove coesistano più traduzioni svolte da molteplici traduttori che diano importanza a diversi aspetti di uno stesso testo, ci si impegna però a rendere più visibile il difficile lavoro di chi riscrive un testo da una lingua ad un’altra, con la propria esperienza, il proprio bagaglio culturale, il proprio punto di vista.

E smettiamola di dire che il traduttore deve essere invisibile! Un traduttore trasforma il testo da una lingua ad un’altra prendendosi un carico di responsabilità che gli deve essere riconosciuto, nel bene e nel male, insieme alla casa editrice che quel traduttore ha scelto.

Viene fatto l’esempio di una partitura musicale che avrà interpretazioni diverse a seconda da chi venga suonata. Per la traduzione è la stessa cosa.

Non resta che farsi affascinare dalla bellezza delle traduzioni prestando la massima attenzione a chi ce l’ha proposta e, con il tempo, l’allenamento e stimolando il nostro orecchio distratto, a riconoscere la voce unica e inequivocabile del nostro non più invisibile traduttore preferito.

Elena Zucconi